73 anni fa la bomba atomica su Hiroshima, ma Abe non firma il trattato per eliminare le armi nucleari

Il neomilitarismo della destra giapponese e il fuoco pacifista che arde ancora nell’unico Paese che ha subito un attacco nucleare

[6 agosto 2018]

Oggi il cielo di Hiroshima era terso come 73 anni fa, il sole era caldo e anche allora la gente che andava a lavoro o a scuola aveva camice a maniche corte, in molti sapevano che il Giappone era ormai stato sconfitto e che il sogno del militarismo fascista e razzista di dominare l’Asia e l’Oceania era ormai finito, ma nessuno si aspettava che, alle 8,15 del mattino, un bagliore immenso facesse esplodere un sole e poi un fungo altissimo, devastando la città con i venti potentissimi e caldissimi e le radiazioni mortali di una bomba atomica. Una sola bomba, un’arma mai vista che cancellò in un attimo migliaia di vittime e ne consegnò centinaia di migliaia a un destino di atroci sofferenze e lutti infiniti.

Ora, a 73 anni dall’olocausto nucleare che poi avrebbe cancellato anche Nagasaki, la prefettura di Hiroshima sta subendo gravi danni causati dalle piogge torrenziali e dalle inondazioni: le frane hanno spazzato via molte case e più di 100 persone sono morte. Come scrive Ayumu Ishiki su Asahi Shimbun, «Ciò che unisce le persone in città è il ricordo di quel giorno e una speranza di pace».

In quel fatale 6 agosto 1945 che avrebbe cambiato la storia e terrorizzato il mondo, accelerando la corsa agli armamenti nucleari, un aereo Usa da osservazione meteorologica sorvolò Hiroshima, seguito da un bombardiere B-29 che era decollato dall’isola di Tinian vicino a Saipan, dove erano state combattute alcune delle battagli più sanguinose tra statunitensi e giapponesi.  Quel B-29 era l’”Enola Gay” e trasportava una bomba atomica da 4 tonnellate: “Little Boy” realizzata con uranio 235 e che liberò un’energia equivalente a 15.000 tonnellate di esplosivi. Little Boy era diverso per forma e contenuto da “Fat Man” sganciata su Nagasaki 3 giorni dopo. Si dice che l’esercito Usae volesse testare due tipi di bombe nucleari. Un allarme bombardamento per Hiroshima era scattato nella serata del 5 5 agosto fino al mattino del 6 agosto, ma venne tolto dopo che l’aereo da osservazione Usa lasciò i cieli della città e gli abitanti di Hiroshima uscirono con sollievo dai loro rifugi, non avendo sofferto attacchi aerei come le città vicine, Hiroshima era quasi del tutto impreparata a un bombardamento, non avrebbe immaginato che sarebbe stata rasa al suolo e avvelenata da una sola bomba.

Oggi, a 73 anni da quell’esperimento dimostrativo su un’intera popolazione in un Giappone già in ginocchio, il  sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, ha letto la Dichiarazione di Pace del 2018 ricordando che «Se la famiglia umana dimentica la storia o smette di affrontarla, potremmo commettere nuovamente un terribile errore». Il sindaco di Hiroshima  ha invitato il governo a far diventare il Trattato Onu  che proibisce le armi nucleari «una pietra miliare lungo il percorso verso un mondo senza armi nucleari». Matsui ha anche toccato l’ascesa del nazionalismo in tutto il mondo, alludendo all’amministrazione Usa di Trump e avvertendo che «Con 14.000 testate nucleari che rimangono in tutto il mondo, cresce la probabilità che ciò che abbiamo visto a Hiroshima dopo l’esplosione ritorni, per intento o per caso, sprofondando le persone nell’agonia».

E tutti hanno subito pensato a Donald Trump, alla Corea del Nord, all’Iran e Israele, ma anche alla politica neomilitarista del primo ministro giapponese Shinzo Abe  che ha parlato per 5 minuti alla cerimonia commemorativa e ha detto  che «Come unica nazione colpita dalla bomba atomica, la missione del Giappone è quella di continuare con sforzi persistenti per creare un mondo senza armi nucleari. Negli ultimi anni, sono emerse differenze nel modo di pensare tra le varie nazioni su come procedere con il controllo delle armi nucleari». Abe ha poi sottolineato «La necessità di avere la cooperazione sia delle nazioni nucleari che degli stati non nucleari» e che «Un punto di partenza è quello di avere una comprensione accurata della realtà orribile vissuta dalle vittime della bomba atomica. Il Giappone è stato deciso nello svolgere un ruolo di guida nella comunità globale al fine di fungere da ponte tra le due parti pur mantenendo i suoi tre principi non nucleari«.

Un uomo si è alzato nel bel mezzo del discorso di Abe e ha detto a voce alta: «Vado via perché non voglio sentire un discorso di un primo ministro di una nazione che fa la guerra«. Durante il discorso del premier, dei manifestanti vicini al luogo della cerimonia hanno urlato slogan contro Abe.

Ad Abe oggi si è rivolto direttamente con una lettera aperta Masato Tainaka sull’Asahi Shimbun: «Nel suo discorso di oggi alla cerimonia di pace di Hiroshima, lei ancora una volta non ha fatto menzione del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, continuando nella tendenza del suo discorso dello scorso anno«.  La cosa a Tainaka  sembra particolarmente grave perché nel Trattato, approvato da 122 Paesi al summit dell’Onu tenutosi nel 2017,  si legge: «siamo consapevoli della sofferenza inaccettabile e dei danni causati alle vittime dell’uso di armi nucleari (hibakusha), così come a quelli colpiti dai  test delle armi nucleari».  L’Asahi Shimbun ricorda al premier giapponese che «Rabbia e delusione si stanno diffondendo nelle città colpite dalle bombe atomiche. In una riunione dopo la cerimonia di pace per ascoltare le richieste dei rappresentanti degli hibakusha, Lei ha espresso ancora una volta la sua intenzione di non firmare o ratificare il trattato». Già nel 2017, l’89venne  Yukio Yoshioka, segretario generale di un gruppo di organizzazioni di sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima disse di essere furioso per la decisione di Abe e ora ha ribadito: «E’ la stessa cosa dell’anno scorso, non è una situazione accettabile, spero che abbia davvero la sensazione che il Giappone sia una nazione colpita da una bomba atomica».

Rivolto al premier, Tainaka , lo accusa: «Il suo ostinato rifiuto di affrontare il trattato in modo imparziale la rende inappropriato per fungere da “pontiere” tra le nazioni nucleari ue gli stati non nucleari come ha promesso nel suo discorso alla cerimonia di pace.

Purtroppo, sembra che sia la comunità internazionale che le città colpite dalle bombe atomiche abbiano visto la sua scelta di  posizionare il suo asse principale per costruire un “ponte” solo con gli Stati Uniti, che come alleato fornisce il suo ombrello nucleare al Giappone. Una condizione per avere un ruolo di pontiere più sostanziale sarebbe quella di mostrare una posizione più empatica verso gli hibakusha che sono i simboli della natura disumana delle armi nucleari. Nei trattati precedenti che vietano le mine antiuomo e le munizioni a grappolo che sono considerati modelli per il trattato che vieta le armi nucleari, il Giappone ha ignorato l’opposizione degli Stati Uniti e ha firmato e ratificato tali trattati.

Tali azioni sono state possibili solo grazie al le decisioni politiche basate su ragioni umanitarie fatte proprie rispettivamente dall’allora ministro degli esteri Keizo Obuchi e poi dal primo ministro Yasuo Fukuda».

Nel dicembre 2017 l’International campaign to abolish nuclear weapons (Ican) è stata insignita del premio Nobel per la pace e anche Akira Kawasaki, dell’International Steering Group dell’Ican, ha attaccato il governo conservatore giapponese durante una conferenza tenutasi oggi all’università di Hiroshima: «Dovremmo rimanere in silenzio anche quando la comunità internazionale va avanti?  Spero che sempre più persone in Giappone apprendano dell’esistenza di questo trattato e del fatto che il Giappone non vi abbia ancora aderito».

In un messaggio, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha  denunciato che «I progressi nel portare avanti il disarmo si sono arrestati, evidenziando le crescenti tensioni tra gli Stati dotati di armi nucleari. I leader mondiali devono tornare al dialogo e alla diplomazia, a un percorso comune verso la totale eliminazione delle armi nucleari e un mondo più sicuro per tutti”, ha affermato. Quello che accadde a Hiroshima il 6 agosto 1945 non può e non deve mai più accadere. Il futuro dei nostri figli e dei figli dei nostri figli dipende da questo».

Anche le famiglie degli hibakusha hanno detto che «I leader mondiali dovrebbero fare maggiori sforzi per abolire le armi nucleari. Come unico Paese che ha subito attacchi con bombe atomiche, il Giappone dovrebbe aprire la strada al mondo no-nuke ma la sua posizione è troppo vaga, il che è frustrante per i cittadini di Hiroshima»

Intanto le braci della bomba atomica di Hiroshima bruciano ancora: vennero raccolte negli incendi nucleari di 73 anni fa da Tatsuo Yamamoto al posto delle ceneri di suo zio che viveva a Hiroshima ed era stato vaporizzato dalla bomba. Yamamoto, che è morto nel 2004,  portò le braci in casa sua e ha tenuto  la loro fiamma sempre accesa. Ora  sono  accuratamente conservate come “il fuoco della pace” in un parco a Yame, nella prefettura di Fukuoka. Oggi Hinano Haraguchi, un bambino di una scuola elementare, ha letto l’impegno di pace e ha detto: «Faremo ogni sforzo per garantire che il fuoco continui a bruciare per sempre nel futuro». E’ proprio il fuoco pacifista che il nazionalista  ministro giapponese vorrebbe estinguere.