Nucleare, a 29 anni da Chernobyl alcune aree delle Alpi ancora fortemente contaminate

Rilevanti accumuli di cesio 137 nei suoli di Francia, Svizzera, Italia e Austria

[6 agosto 2015]

Contaminazione Alpi

Secondo la Commission de recherche et d’information indépendantes sur la radioactivité  (Criirad)  a 29 anni dalla tragedia nucleari di Chernobyl, «Nelle alpi, alcuni suoli sono sempre  dei “rifiuti radioattivi”». Il 5 e 6 luglio il laboratorio Criirad ha proceduto a delle misurazioni della radioattività e  alla raccolta di campioni nelle Alpi «Al fine di studiare l’evoluzione della contaminazione residuale delle ricadute conseguenti alla catastrofe di Chernobyl».

Nel maggio 1986 nel sud-est della Francia il fallout  nucleare era stato particolarmente intenso e la Criirad tra il 1996 e il 1998 aveva evidenziato contaminazioni elevate nei suoli del Mercantour ora il rapporto realizzato da Bruno Chareyron, ingegnere e fisico nucleare, direttore del Laboratorio Criirad, dice che «Le nuove misurazioni realizzate al centro del Parc National du Mercantour, tra i  2.440 e i 2. 540 metri di altezza, nel settore del Col de la Bonette-Restefond, alla frontiera tra i dipartimenti delle Alpes de Haute-Provence e delle Alpes Maritimes, dimostrano che:  A 1 metro dal suolo, su alcuni metri quadrati, il livello di radiazione e sempre più di due volte superiore al normale. Questi forti livelli di irradiamento sono dovuti alla contaminazione residua dei suoli da parte del cesio 137 imputabile principalmente alle ricadute della catastrofe di Chernobyl. Le massicce fuoriuscite radiative provenienti dal reattore incidentato hanno comportato dei depositi radioattivi particolarmente intensi nel sud-est della Francia e in particolare in montagna».

Inoltre, a causa della topografia e delle condizioni climatiche dell’area, del tipo di copertura vegetale e della tipologia dei suoli, il materiale radioattivo depositatosi  su una vasta estensione di territorio «Può essere redistribuito ed indurre ad accumuli molto forti. I livelli di radiazione a contatto del suolo superano ancora, nelle zone di accumulo, dei valori di diverse decine di volte e anche di più di 100 volte  superiori al livello naturale».

Il Criirad mette in guardia gli escursionisti: bivaccare per 2 ore su alcuni terreni comporta una innegabile esposizione (5 µSv/h a contatto del suolo).  Il suolo prelevato nelle zone di accumulo è così radioattivo che i campioni sono stati trasportati al laboratorio Ciirad in cassoni di piombo e i ricercatori francesi dicono che «La loro radioattività supera i 100.000 Bq/kg in cesio 37. Devono essere considerati come dei rifiuti radioattivi e dovranno essere conferiti all’’ANDRA (Agence Nationale pour la gestion des Déchets Radioactifs)».

Il Criirad ricorda che all’inizio del ‘900 la radioattività dei suoli era di 0 Bq/kg per il cesio 137 e h a fine anni ’90 ha dimostrato e «La presenza di forti accumulazioni di cesio 137 nei suoli riguardante dei vasti settori delle Alpi in Francia, Svizzera, Italia ed Austria». Inoltre la Criirad ha interpellato a più riprese le autorità sanitarie francesi, soprattutto nel 1997 e 1998,  per chiedere che vengano bonificate, o almeno segnalate,  le aree dove si è depositata più radioattività. Il ministro della slute francese è andato nel Mercantour nell’aprile 1998 per rendersi conto del fallout radioattivo.

La Criirad nel 1996-1997 ha esaminato i campioni raccolti nelle zone di di accumulo in ambiente alpino e i risultati hanno permesso di vedere che «La contaminazione del suolo in cesio 137 supera  10.000 Bq/kg a secco, più dell’80% del cesio 137 era imputabile alle ricadute di Chernobyl, il resto proviene essenzialmente dalle ricadute degli esperimenti nucleari atmosferici degli anni ‘50-60».

Risultati che secondo i ricercatori francesi dimostrano che negli anni sul terreno è cambiato poco e soprattutto «La natura ingestibile delle catastrofi nucleari. Il fatto che nel sud-est della Francia: a 1.900 Km da Chernobyl e più di 29 anni dopo la catastrofe, alcuni suoli restano contaminati a più di 100.000 Bq/kg, cvi interroga su cosa succederebbe in caso di catastrofe naturale in un reattore situato a qualche Km dalle nostre frontiere o nel centro del territorio francese. Il periodo fisico del cesio 137 è di 30 anni bisogna attendere 300 anni perché la sua radioattività si divida per 1.000».

La Criirad evidenzia le bugie dette dalle autorità francesi. Il 6 maggio del 1986 in un comunicato del ministero dell’agricoltura assicurava che «Il territorio francese, a causa della sua lontananza, è stato totalmente risparmiato dalle ricadute di radionuclidi conseguenti all’incidente di Chernobyl». Ora a Criirad  dice che «La forte contaminazione ancora rilevabile 29 anni dopo la catastrofe permette di apprezzare,  a posteriori, l’ampiezza di questa menzogna».

Dopo anni di denunce e rapporti la Criirad ha ottenuto che le Agenzie ufficiali francesi riconoscono il carattere erroneo  delle loro analisi sul fallout di Chernobyl in Francia, ma sottolinea che «Le autorità non hanno ancora riconosciuto che i livelli di dosi subite all’epoca avrebbero necessitato la messa in atto di misure di protezione sanitaria. In effetti, il territori francese è stato contaminato  a dei livelli che hanno condotto, per certi gruppi a rischio, ad un superamento dei limiti sanitari (in particolare dei limiti di dosi alla tiroide, causati dall’ingestione  di iodio 131, isotopo radioattivo fortemente presente all’epoca, nelle ricadute di Chernobyl)».

Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, evidenzia che «Il Mercantour è un sito turistico che accoglie ogni anno migliaia di escursionisti ed è ad un passo dalle Nostre Alpi. Quindi, analoghi rischi potrebbero esserci anche in Italia ove venissero confermati analoghi livelli di contaminazione che richiederebbero uno sforzo governativo per un processo di controllo e decontaminazione».