Abe stravince in Giappone. Via libera al nucleare, ma la vera sorpresa è il Partito Comunista (pacifista)

[15 dicembre 2014]

In Giappone la coalizione di governo di centro-destra  guidata dal primo ministro Shinzo Abe (Partito Liberal Democratico e il partito buddista New Komeito) ha ottenuto 326 seggi su 475,  9 in più di quelli che costituiscono la maggioranza dei due terzi per far passare modifiche costituzionali alla Dieta. Si può dire molto rumore per nulla, visto che nel 2012 il governo di centro-destra aveva 325 seggi e che nel 2005 alla Camera bassa la coalizione Ldp-Komeito aveva raggiunto il record di 327 seggi. Be inoltre dovrà riflettere anche sul fatto che la partecipazione al voto è stata la più bassa dal dopoguerra: il  52,66% secondo le stime di Asahi Shimbun sulla base dei dati delle prefetture, ben 6,66 punti in meno delle elezioni del 2012 per la Camera bassa.

Un’altra cosa che dovrebbe preoccupare Abe, nonostante la sua schiacciante ed indubbia vittoria, è il recupero della sinistra, compreso il disastrato Partito democratico (Dpj) con un exploit inaspettato del pacifista ed antinuclearista Partito comunista del Giappone (Pcj).

Se Abe puntava ad un rafforzamento del suo Lpd non ci è riuscito, visto che i seggi liberaldemocratici calano da 293 a 291, mentre il New Komeito aumenta Komeito a 35 (erano 31).

A sinistra il Partito Democratico raggiunge i 73 seggi (62 e il Partito comunista del Giappone praticamente triplica la sua forza,  passando da 8 a 21 seggi.  I socialdemocratici confermano i loro 2 seggi.

Stabile il Japan Innovation Party 41 (42), mentre crolla da 19 a 2 seggi il Partito per le generazioni Future e prende solo 2 seggi il People’s Life Party (5). Crollano quindi i partiti di destra e di estrema destra che spingono per il riarmo del Giappone. Gli indipendenti eletti sono 8 (erano 17), ma uno di loro in realtà era del Ldp.

Nonostante gli 11 seggi in più conquistati, il presidente del Dpj, Banri Kaieda, ha presentato le sue dimissioni, mentre esultano i comunisti giapponesi che hanno quasi raddoppiato i loro voti e triplicato i seggi, è la prima volta da 14 anni che il Pcj riesce a superare la barriera dei 10 seggi e ci è riuscito grazie ad una forte compagna contro il riarmo ed il nucleare.

Abe è naturalmente soddisfatto per essere riuscito ad assicurarsi la maggioranza assoluta, ed ha subito detto che si concentrerà su una ripresa economica che la sua “Abenomics” non è finora riuscita ad assicurare. Il premier giapponese ha convocato una conferenza stampa durante la quale ha detto di «Sentire una pesante responsabilità» ed ha confermato che l’Abenomics sarà ancora al centro della politica della coalizione Ldp-Komeito e che «Il governo elaborerà nuove misure di stimolo economico entro la fine dell’anno ed attuerà nuove drastiche misure di deregulation in settori quali l’agricoltura, l’assistenza sanitaria e l’energia per promuovere la strategia di crescita».  Insomma, un misto di incentivi ed iperliberismo che rimane la priorità del suo governo, con la promessa che ne beneficeranno anche la classe media ed i lavoratori che fino ad oggi hanno visto gli yen dell’Abenomnics finire nelle tasche di chi è già molto ricco e nelle casseforti delle multinazionali made in Japan.

Tra le attività per rilanciare l’economia giapponese Abe ha citato anche la ricostruzione dell’area colpita dal terremoto/tsunami dell’11 marzio 2011, compresa l’area della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, riforme scolastiche e revamping delle politiche di sicurezza nazionali e all’estero. Che questo coincida con il rilancio di quel nucleare che ha reso il disastro quasi impossibile da affrontare (anche economicamente) sembra un dettaglio di poco conto. Abe, intervistato da Fuji TV  ha detto che si forzerà costantemente  per rispettare gli impegni presi in campagna elettorale, «Compreso il riavvio dei reattori nucleari inattivi e la creazione di un quadro giuridico per la sicurezza nazionale». Il governo ha già dato il via libera alla ripresa dell’attività a febbraio di due reattori della Kyushu Electric Power Co., nella centrale nucleare di Sendai, nella prefettura di Kagoshima e prevede di riavviare altre centrali nucleari dopo che saranno finiti i controlli di sicurezza da parte della Nuclear Regulation Authority.

Non a caso la prima ad esultare per la vittoria di Abe è stata la Keidanren, la Confindustria giapponese, dentro la quale la lobby nucleare conta parecchio, che ha chiesto di accelerare le riforme economiche in senso liberista per portare il Giappone fuori dalla deflazione e raggiungere una crescita sostenuta.

Ma il successo delle forze pacifiste ha reso Abe insolitamente prudente sulla revisione costituzionale. Come ha spiegato in TV  lo stesso premier, non solo  ci vorrà il sostegno in entrambe le camere della Dieta, ma «Anche se ci assicuriamo il sostegno di due terzi dei legislatori, dobbiamo anche ottenere il sostegno della maggioranza in un referendum nazionale. Vogliamo iniziare dal tentativo di approfondire la comprensione dell’opinione pubblica circa la necessità di modificare la Costituzione».

Ma se sull’economia la maggioranza dei giapponesi sembra fidarsi, nucleare e riforma della Costituzione pacifista  in senso nazionalista e guerrafondaio sembrano trovare molta e più diffusa opposizione in gran parte della società giapponese e la crisi dei partiti della destra nazionalista, che alle ultime elezioni ebbero un boom preoccupante, è un segnale per Abe che però dice di aver ricevuto un chiaro mandato ad andare avanti ed ha annunciato un «Appello all’opinione pubblica sulla necessità di modificare la Costituzione». Un uomo dello staff di Abe ha detto all’Asahi Shimbun: «La vittoria elettorale in queste elezioni ci permetterà di gestire gli affari della Dieta in modo stabile e di concentrarci sulla realizzazione dei nostri obiettivi di politica senza prestare attenzione ai rumors delle  forze opposte».

La revisione della Costituzione dovrebbe essere pronta in concomitanza con l’eventuale elezione Camera Alta in programma per l’estate 2016. L’Lpd spera di presentare una proposta di modifica della Costituzione durante la sessione ordinaria di dieta nel 2016 e di tenere un referendum nazionale in contemporanea con le elezioni. Ma diversi esponenti liberaldemocratici credono che questo programma non sia realistico e che una proposta di modifica così delicata e che rischia di spaccare in due il paese dovrebbe essere redatta da una Commissione della quale dovrebbe far parte anche l’opposizione, poi il Lpd dovrebbe chiedere un nuovo mandato politico ad approvarla nelle elezioni del 2016.