Accordo tra Cina e Pakistan su energia, industria e trasporti

[21 febbraio 2014]

La Cina e il Pakistan hanno deciso di  realizzare «un corridoio economico tra i due Paesi basato sulla cooperazione nei settori dell’energia, delle zone industriali e delle infrastrutture di trasporto».

L’accordo è stato raggiunto in occasione dell’incontro a Pechino tra il primo ministro cinese Li Keqiang e il presidente pakistano Mamnoon Hussain.

Secondo quanto scrive l’agenzia ufficiale cinese Xinhua, «Li Keqiang ha espresso la speranza di vedere i due Paesi mettere in opera i loro grandi progetti di cooperazione, soprattutto quelli legati all’elettricità ed alle nuove energie,  gestire bene il porto di Gwadar e migliorare l’interconnessione dei progetti stradali e ferroviari, al fine di promuovere lo sviluppo completo del corridoio economico».

Si tratta di un corridoio che collegherà Kashgar,  una città della problematica regione autonoma nord-occidentale cinese dello Xinjiang, dove i musulmani  turcofoni uiguri stanno dando del filo da torcere ai cinesi che li hanno ridotti ad una minoranza discriminata, al grande porto pakistano di Gwadar, diventato un hub commerciale di Pechino sul Mar Arabico e  l’Oceano indiano.

La visita di  Hussain in Cina è servita a ratificare un accordo già concluso nel maggio 2013 durante la visita di Li Keqiang in Pakistan. Il presidente pakistano, entrato in carica nel settembre 2013, ha detto che  l’amicizia tra Islamabad e Pechino «Costituisce un pilastro della politica estera e della sicurezza del Pakistan».

La cosa non piacerà senz’altro all’altro gigante asiatico, l’India, che già vedeva con forte preoccupazione l’espansionismo cinese nell’Oceano Indiano e la collaborazione nucleare tra i due suoi vicini/nemici con i quali ha contenziosi di confine che sono sfociati anche in scontri armati, uno dei quali, quello per il Kashmir è ancora in corso e tiene costantemente India e Pakistan sul filo di una guerra fredda che rischia di diventare nucleare e che vede in Pechino uno spettatore molto interessato che pende verso Islamabad, che in cambio, rinunciando ad ogni solidarietà musulmana, non si intromette nella questione uigura.