Airgun: la ricerca di petrolio e gas fa “buchi” di 2 Kmq nello zooplancton

Nuovo studio rivela l’impatto delle indagini sismiche sulla base della catena alimentare marina

[27 giugno 2017]

Le esplosioni sonore sismiche per la ricerca di petrolio e gas sotto il fondale marino realizzate  con la contestatissima tecnica dell’airgun possono uccidere ampie banchi di plancton, la base della catena alimentare marina, lasciando l’oceano costellata di veri e propri “buchi” nel plancton. E’ quanto emerge dallo studio Widely used marine seismic survey air gun operations negatively impact zooplankton  pubblicato su Nature Ecology & Evolution da un team di ricercatori australiani del the Centre for marine science and technology (Cmst) della Curtin University  e dell’ Institute for marine and antarctic studies (mas), dell’università della Tasmania, secondo i quali «I rilievi sismici marini utilizzati per l’esplorazione del petrolio potrebbero causare un aumento da due a tre volte della mortalità dello zooplancton adulto e larvale».

Le ricerche di petrolio e gas offshore esono diventate sempre più diffuse con la diminuzione e l’esaurimento delle riserve terrestri e dagli anni ’60 le compagnie petrolifere utilizzano la tecnica dell’airgun per sondare il fondale  marino alla ricerca di giacimenti di idrocarburi. Precedenti studi avevano dimostrato che l’airgun provocano cambiamenti comportamentali e perdita di udito nelle balene, nei delfini e addirittura nei calamari giganti, compromettendo la loro capacità di trovare cibo e comunicare tra loro.

Gli scienziati australiani hanno studiato l’impatto delle indagini sismiche sulle popolazioni zooplancton effettuando test con aiurgun nell’Oceano al largo della Tasmania meridionale e hanno scoperto che  scoperto che «Le segnalazioni con airgun, comunemente utilizzate per l’esplorazione petrolifera marina, hanno un notevole impatto negativo sulle specie target, provocando un aumento della mortalità dal 18 al  40-60%». Gli impatti di queste continue esplosioni sonore subacquee sono stati osservato fino ad un massimo di 1,2 km del punto del test, 100 volte più esteso rispetto al range di  impatto di soli 1° metri precedentemente. E tutte le larve di  krill presenti nell’area di impatto sono state uccise dal passaggio esplosivo dell’airgun.

Il principale autore dello studio, Robert McCauley del Cmst, ha detto che «I risultati sollevano interrogativi circa l’impatto più ampio del testing sismico sullo  zooplancton e gli ecosistemi oceanici. Lo zooplancton è alla base della salute e della produttività degli ecosistemi marini globali e quel che questa ricerca ha dimostrato è che le indagini sismiche commerciali potrebbero causare notevoli disagi i livelli della sua popolazione».

Lo studio, ha comportato  due esperimenti replicati effettuati in giorni consecutivi lungo una linea di ricerca di 1,6 km  a Storm Bay, nel sud della Tasmania e uno degli autori, Jayson Semmens dell’IMas, spiega che si è trattato di una serie di esplosioni sismiche n linea eseguite  perpendicolarmente all’air gun line che sono state monitorate  prima e dopo l’utilizzo dell’airgun: «Queste prove sonar hanno “fotografato” lo zooplancton e ha mostrato una presenza di zooplancton più bassa di quella di partenza 15 minuti dopo il passaggio dell’airgun, con una grande “buco” nello  zooplancton evidente  30 minuti dopo il passaggio dell’airgun».

Questi “buchi” nello zooplancton o la forte diminuzione della presenza di zooplancton nell’area  erano simmetrici  rispetto alla linea dell’airgn e aumentavano con il passare del  tempo. Nella stessa area sono stati testati il livelli di abbondanza di zooplancton vivo e morto, prima e dopo il test di prospezione sismica.

Semmens spiega ancora: «Abbiamo contato con una particolare tecnica di colorazione il numero dello zooplancton vivo e morto raccolto con delle reti e abbiamo scoperto che è morto zooplancton da due a tre volte in più in seguito alle operazioni con l’airgun rispetto a quello raccolto  prima».

McCauley aggiunge: «Non è chiaro come è morto lo zooplancton ma le onde sonore potrebbero aver scosso e danneggiato i “peli” sensibili che utilizzano per il rilevamento ambientale. Questo renderebbe loro più difficile a nuotare, trovare cibo ed evitare i predatori».

I risultati sono preoccupanti, perché lo zooplancton – che include vermi, crostacei come il krill e molti altri piccoli animali che nuotano vicino alla superficie dell’oceano – fornire il sostentamento alle specie più in alto nella catena alimentare e, come a detto McCauley  a New Scientist, «Popolazioni sane di pesci, predatori e mammiferi marini non sono possibili senza di loro».

Considerando il livello globale dell’utilizzo degli airgun – solo in Australia ogni anno questa tecnica viene utilizzata su 60.000 chilometri di indagine marine – questo potrebbe significare grossi guai per le popolazioni di zooplancton. Ma, causa di altri fattori che influenzano i numeri dello  zooplancton, è difficile valutare il loro impatto globale, come la  pesca eccessiva che può far aumentare le popolazioni di zooplancton eliminando i loro predatori.

I ricercatori australiani  stanno studiando come i declini provocati dall’airgun nelle  popolazioni di zooplancton influenzano le altre creature marine e quanto tempo ci vuole perché lo zooplancton recuperi dopo un test airgun.

McCauley spera che la ricerca possa rivelarsi utile per aiutare le autorità di regolamentazione a monitorare e gestire le operazioni di indagine sismica marine e a comprendere quale impatto abbiano queste indagini sui  sistemi marini e come possono ridurli. Lo scienziato conclude: «Il plancton è alla base di tutta la produttività dell’oceano. Per la salute dell’ecosistema gli impatti della sua presenza sono quindi importanti e in futuro dobbiamo prestar loro attenzione».