Alla Cina piace l’accordo con l’Ue sui pannelli solari

[6 agosto 2013]

Se alle imprese  produttrici di fotovoltaico europee l’accordo Ue-Cina non va proprio giù, piace invece molto ai cinesi, tanto che il ministero del commercio di Pechino ha salutato con molto piacere «l’avallo della Commissione europea sull’accordo tra l’Unione europea (Ue) e la Cina sui pannelli solari».

L’accordo, che è entrato in vigore oggi,  è arrivato dopo 2 mesi di  trattative, dopo che la  Commissione Ue il 4 giugno aveva deciso di imporre delle tasse anti-dumping provvisorie su pannelli, cellule e wafer solari  made in China.

I cinesi non si erano fatti spaventare più di tanto dai dazi anti-dumping minacciati dall’Ue sui loro prodotti fotovoltaici, alternando minacce di ritorsioni e disponibilità al dialogo con i loro partner europei che avrebbero tutto da perdere in una guerra commerciale contro la seconda potenza economica del pianeta, hanno aspettato con non troppa apprensione che la Commissione europea il 2 agosto dichiarasse di approvare l’impegno dei produttori-esportatori cinesi di pannelli solari ad adeguarsi al regolamento anti-dumping che Pechino aveva concordato con Bruxelles.

Così il portavoce del ministero del  commercio cinese Shen Danyang, ha potuto dire, non calcando la mano su una innegabile vittoria, che «la Cina saluta l’approvazione da parte dell’Ue dell’impegno sui prezzi che mette ufficialmente fine all’inchiesta anti-dumping dell’Ue sui produttori di pannelli solari cinesi.

«L’approvazione dell’Ue – aggiunge – è nell’interesse delle due parti, perché gli esportatori cinesi di pannelli solari manterranno una quota ragionevole sul mercato europeo per rispondere alla domanda europea. Le società cinesi partecipanti devono dare importanza al risultato dei negoziati e mettere in opera in maniera efficace l’impegno sui prezzi, con l’obiettivo di mantenere l’ordine nelle esportazioni dei prodotti solari».

I cinesi, che ormai hanno conflitti commerciali aperti su tutti i fronti, tirano un sospiro di sollievo e dicono di sperare che Ue e Cina «continueranno a regolare le differenze commerciali in maniera positiva, pragmatica e flessibile, al fine di creare un buon ambiente per la cooperazione economica e commerciale Cina-Ue».