Ancora petrolio nel mare di Sicilia. Greenpeace: «Progetti per nuova piattaforma e pozzi»

Iacoboni: «L’Italia continua a sbagliare direzione». Attivisti in azione a circa 12 miglia da Pozzallo

[11 ottobre 2016]

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Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia ogni giorno si estraggono in media 59.764 barili di petrolio e 91mila barili equivalenti di petrolio per quanto riguarda il metano. Rilevazioni del Mise e di Assomineraria riguardanti lo scorso agosto che, come conferma oggi il Sole 24 Ore, confermano un brusco calo rispetto all’anno precedente: nell’agosto 2015 erano 109.554 i barili di petrolio estratti, 113 mila quelli di gas. Poi è arrivato lo scandalo della val d’Agri, le riserve nazionali continuano naturalmente a diminuire e – aggiungiamo noi – a livello internazionale i prezzi della commodity rimangono ancora schiacciati verso il basso, rendendo l’import più appetibile.

Ciò non significa che le prospettive dell’estrazione petrolifera in Italia si muovano a senso univoco. Anzi: come sottolinea Greenpeace, nei mesi scorsi – quelli del referendum sulle trivelle – dal governo è arrivata l’assicurazione che in acque italiane non ci sarebbero stati nuovi pozzi entro le 12 miglia dalla costa. «Un’affermazione smentita però dai fatti».

Ieri alcuni attivisti dell’associazione ambientalista si sono prodotti in una spettacolare iniziativa presso la piattaforma Vega A, davanti alle coste siciliane, a circa 12 miglia da Pozzallo. «I progetti riguardanti l’installazione di una nuova piattaforma e la realizzazione di nuovi pozzi in queste acque sono la prova che l’Italia continua a sbagliare direzione – dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – Lo spettro di nuove trivellazioni in questo mare la dice lunga su come, mentre il resto del mondo punta concretamente sulle rinnovabili, il governo Renzi cerca in tutti i modi di tenere ancorato il nostro Paese a un passato fossile e inquinante».

Quella del campo oli Vega è una vicenda che gli ambientalisti definiscono come «paradossale. Il governo ha autorizzato la realizzazione di queste infrastrutture mentre, tramite il Ministero dell’Ambiente, era costituito parte civile – con richiesta di un risarcimento danni per 69 milioni di euro – in un processo contro sei manager e dirigenti della Edison, concessionaria con Eni del titolo minerario, per smaltimento illecito di rifiuti, prescritto lo scorso maggio».