Anev: le linee guida Ue e gli studi scientifici non escludono l’eolico nei siti Natura 2000

Eolico importante per biodiversità, lotta ai cambiamenti climatici e risparmio di materie prime

[24 novembre 2017]

L’Associazione nazionale energia del vento (Anev) sottolinea che «La fonte eolica è fondamentale per la tutela della biodiversità, per la lotta ai cambiamenti climatici e per il risparmio di materie prime» e per sostenerlo cita le numerose fonti scientifiche internazionali raccolte da  WindEurope, l’Associazione europea dell’eolico di cui Anev fa parte, nello studio“Mainstreaming energy and climate policies into nature conservation. The European Wind Industry’s views on how wind turbines and wildlife can co-exist”.

Rispondendo alle perplessità e alle contrarietà di diverse associazioni ambientaliste e comitati anti-eolico, WindEurope e Anev  ricordano che «Il cambiamento climatico e il degrado degli ecosistemi e della biodiversità non possono essere risolti da soli». Come evidenziava l’Unep già nel 2009, «Gli ecosistemi terrestri e marini svolgono un ruolo cruciale nel sistema climatico, catturando circa la metà delle emissioni di CO2 generate dalle attività umane. La protezione della biodiversità preserva i servizi ecosistemici che sono importanti per la regolazione del clima e ci aiutano ad adattarci agli impatti dei cambiamenti climatici. A fronte di ciò,aumentando la quota di fonti di energia rinnovabile allentiamo la pressione sugli ecosistemi rallentando i cambiamenti climatici.

L’Unione europea si data l’obiettivo di ridurre progressivamente le emissioni di gas serra fino al 2050 e, oltre  ad adottare target vincolanti per l’incremento delle rinnovabili nei Paesi membri, ha anche approvato direttive per tutelare la natura e la biodiversità come le Direttive Uccelli e Habitat che sono considerate essenziali per proteggere il capitale naturale dell’Europa.

Anev e WindEurope  assicurano che «L’industria eolica è pienamente conforme a queste leggi. Infatti, attraverso il documento di orientamento della Commissione europea “Sviluppi dell’energia eolica e Natura2000”, l’Ue afferma chiaramente che le direttive Uccelli e Habitat non escludono lo sviluppo di parchi eolici nei siti Natura2000, ovvero in zone ad alta valenza ambientale, come Sic e Zps, in quanto non arrecano danni alla fauna selvatica e più generalmente alla tutela della biodiversità. Ciò significa che, come sempre sostenuto da Anev grazie ai lavori con Ispra  e Legambiente, nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale Eolico e Fauna, occorre effettuare valutazioni caso per caso anziché rispondere con NO incondizionati a proposte di impianti eolici anche in aree protette come quelle tutelate dalla Direttiva Europea Habitat. Dal lato degli operatori eolici, è necessario ricordare che l’Anev per mezzo di Protocolli relativi alla salvaguardia ambientale e dell’avifauna, elaborati con il supporto di Legambiente e Ispra, impone alle proprie aziende associate di effettuare studi preliminari atti a valutare l’esistenza di rotte migratorie e individuare soluzioni di mitigazione laddove ve ne fosse bisogno».

Lo studio WindEurope parte dal presupposto che «L’accordo di Parigi ha segnato l’inizio di una transizione fondamentale nelle economie mondiali. Il settore energetico è quello che contribuisce maggiormente alle emissioni globali di gas serra (World Energy Outlook, Rapporto speciale sull’energia e sui cambiamenti climatici, IEA, 2015) e un’azione rapida per trasformare i sistemi energetici e gli investimenti di scala in energie rinnovabili è essenziale per limitare l’aumento della temperatura globale». WindEurope cita  il rapporto di Timothy J. Skone, del National energy technology laboratory del Dipartimento dell’energia Usa: «L’energia eolica è una delle fonti di energia più pulite e più rispettose dell’ambiente, con un impatto positivo a lungo termine sull’ambiente. Le sue emissioni di gas serra nel ciclo di vita sono stimate a 23 g CO₂ / kWh, questo valore basso è dovuto al fatto che durante tutta la fase operativa di un parco eolico non viene emessa CO2, al contrario il vento aiuta a evitare le emissioni di CO2 rilasciate dalla combustione di fossili. Valore significativamente esiguo se paragonato anche ad altre fonti rinnovabili come il solare che si attesta sui 42 g CO2 / kWh, quasi il doppio dell’eolico. Questo valore può essere confrontato inoltre con le emissioni di gas a effetto serra del ciclo di vita di carbone e gas che raggiungono i seguenti valori: 1.205 CO₂ / kWh e 523 CO₂/ kWh rispettivamente».

Lo studio pone l’attenzione sul consumo di acqua e, come sottolinea Anev: «L’utilizzo di energia eolica non comporta sprechi di acqua come avviene per le altre fonti. In Italia, dove non c’è il nucleare che di gran lunga risulta essere la fonte che consuma più acqua, la produzione energetica da fonti fossili genera ogni anno un consumo di circa 160 milioni di metri cubi di acqua, ovvero, considerando in media un consumo procapite di circa 200 litri al giorno per persona, il fabbisogno annuale d’acqua di circa 2,2 milioni di persone. Sulla base di questi assunti si può affermare che negli ultimi dieci anni, grazie all’apporto della fonte eolica nella produzione di energia elettrica nel nostro Paese si sono risparmiati circa 110 milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti al consumo annuale di circa 1,5 milioni di persone».

Anev tira un bilancio: «Si è da poco conclusa la Cop23 di Bonn sul clima, dalla quale è emersa l’urgenza, specie per i Paesi che stanno sperimentando in maniera più drammatica le conseguenze del cambiamento climatico, di trovare soluzioni di difesa e mitigazione dei disastri che il surriscaldamento del globo sta provocando. È evidente quindi che bisogna intervenire al più presto e per farlo è necessario puntare di più sulle fonti rinnovabili e sull’eolico, che come dimostrano gli studi internazionali, è la fonte che rispetta di più l’ambiente e la biodiversità e di conseguenza contribuisce in maniera incisiva a contrastare i cambiamenti climatici».