Armi nucleari, basta un tweet di Trump e i giorni della non proliferazione sembrano finiti

Già finita la luna di miele elettorale con Putin? Anche la Russia vuole rafforzare il suo arsenale

[23 dicembre 2016]

Ieri il presidente eletto Usa Donald Trump, con un semplice  tweet, ha probabilmente cambiato la politica statunitense sulle armi nucleari degli ultimi decenni, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ha infatti scritto che «Gli Stati Uniti devono rafforzare ed espandere notevolmente la loro  capacità nucleare, fino al momento in cui il mondo riprenderà i sensi a proposito delle armi nucleari». Anche se la lobby nucleare è ben rappresentata nello staff di Trump, e sta premendo per salvare con forti sussidi pubblici l’industria nucleare in crisi, le armi nucleari non sono state esattamente al centro del dibattito elettorale statunitense, quindi, come scrive Aaron Rupar su ThinkProgress, non è chiaro cosa abbia spinto Trump a scrivere quel tweet.  Ma  Rupar fa notare una coincidenza che probabilmente non è casuale: ll tweet è arrivato il giorno dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha detto, durante un meeting con i suoi consiglieri militari, che la Russia pensa di «rafforzare le sue forze nucleari strategiche, per questo dobbiamo sviluppare missili capaci di penetrare qualsiasi sistema di difesa missilistica, attuali e potenziali. Dobbiamo monitorare attentamente eventuali variazioni dei rapporti di forza e della situazione politico-militare in tutto il mondo, in particolare lungo i confini russi, e adattarsi rapidamente con piani per neutralizzare le minacce al nostro Paese».

Sempre ieri, Trump ha seguito un briefing dell’intelligence Usa per il secondo giorno consecutivo, mentre all’inizio del mese aveva ammesso di averne saltato diversi, minimizzato la loro importanza e giustificandolo con il fatto che comunque lui è «una persona intelligente».

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), la  Russia è l’unico Paese al mondo ad avere un arsenale nucleare più grande degli Stati Uniti – circa 7.290 armi atomiche contro circa 7.000 – quanto basta a distruggere più volte il nostro pianeta.  Poi vengo  Francia (300), Cina (260), Gran Bretagna (215), Pakistan (110 – 130), India (100 – 120), Israele (80) e Corea del nord (10).

Rupar sottolinea che «Il tweet di Trump arriva esattamente quasi un anno dopo che Trump era scivolato su un’informazione riguardo le armi nucleari durante un dibattito presidenziale del Gop (Grand old party, il Partito repubblicano Usa, ndr)  rivelando di non aver idea di cosa fosse la “triade nucleare”». Da allora, Trump ha fatto una serie di dichiarazioni sulle armi nucleari, comprese alcune sprezzanti su una potenziale corsa agli armamenti nucleari nella penisola coreana, e si è rifiutato di escludere l’utilizzo di armi nucleari in Europa.

Il tweet nuclearista di Trump arriva mentre negli Usa e in Russia impazza la polemica sul ruolo svolto da Putin e dagli hacker russi per aiutare Trump a vincere le elezioni presidenziali.  Trump ha più volte respinto le accuse provenienti da agenzie di intelligence statunitensi, Putin e la stampa russa hanno scelto di ridicolizzarle le rivelazioni dei servizi segreti Usa, ma  Trump ha più volte espresso il suo desiderio di avere relazioni migliori con la Russia e Putin ha risposto che Trump sarà sicuramente un presidente Usa migliore di Barack Obama.

Inoltre lo staff di transizione di Trump è pieno di iper-conservatori che ammirano lo stile autoritario di Putin e il nuovo presidente Usa ha scelto come consigliere per la sicurezza nazionale, il generale dell’esercito in pensione Michael Flynn, uno che era seduto al fianco di Putin durante una cena ufficiale a Mosca e che ha sempre sminuito la gravità dell’intervento armato russo in Siria. Inoltre Trump ha nominato Segretario di Stato Usa – che si dovrà occupare anche di armamenti nucleari – l’amministratore delegato della ExxonMobil Rex Tillerson, che nel 2013 è stato insignito dell’Ordine dell’amicizia russo da Putin in persona.

Il tweet nuclearista di Trump potrebbe rivelare una crepa nello schieramento filo-russo della nuova Amministrazione federale statunitense: se Flynn e Tillerson hanno rapporti cordiali con Putin, non è chiaro quale sia il vero  rapporto di Trump con il presidente russo.  In un’intervista concessa ad AJ Calloway di  Extra poco prima delle elezioni, Trump ha detto di non aver nessun rapporto Putin, ma quando Calloway ha insistito sul fatto che questo smentiva precedenti dichiarazioni dello stesso Trump, che vantava di avere un ottimo rapporto con il presidente russo, Trump ha detto: «Non abiuro niente».

Intanto, mentre Trump tweetta, il vice-ministro degli esteri russo, Sergei Riabkov  rilascia un’intervista a Ria Novosti  nella quale dichiara che «Dopo l’attuale politica senza via di uscita praticata dal presidente americano uscente, Mosca spera tuttavia in un avvenire più ragionevole e mutualmente accettabile per le sue relazioni con Washington».

Ma Riabkov aggiunge che ci sono tre punti che potrebbero seriamente complicare la normalizzazione delle relazioni tra Mosca e Washington sotto  l’amministrazione del 45esimo presidente Usa. La prima questione è quella che Riabkov definisce «un’immensa energia antirussa» che si sarebbe accumulata durante gli anni della presidenza Obama: «Si tratta di un’energia negativa ed estremamente distruttiva, praticamente inedita, di una sostanza tossica che ha impregnato tutti i settori dell’apparato dello Stato e della macchina dello Stato, che pesa sulla presa delle decisioni negli Usa».

L’altro problema che hanno gli Usa, secondo il vice-ministro degli esteri russo, è che «Non intraprendono mai una cooperazione che non corrisponda strettamente agli interessi americani e questo indipendentemente dall’appartenenza del presidente da questo o quel partito politico o dalla maggioranza nelle due camere del Congresso. Quanto a noi, non coopereremo più con chiunque se questo non corrisponderà strettamente ed esplicitamente agli interessi russi. Quindi non è proprio facile trovare dove la cooperazione russo-americana sarebbe reale e mutualmente vantaggiosa. Per quel che ne so, questo non è impossibile». E proprio qui Riabkov affronta la questione del controllo degli armamenti e della non proliferazione delle armi di distruzione di massa evocata con il tweet di Donald Trump, che potrebbe segnare la fine della luna di miele elettorale tra Putin e il suo prossimo collega statunitense.

L’unico campo di cooperazione già pronto per la semina politica sembra quello della lotta al terrorismo islamico, una delle principali priorità di Trump e di Putin.

Ma i russi vogliono tenere sulla corda la nascente amministrazione repubblicana Usa  sulla questione delle sanzioni antirusse, ampliate da Obama con il voto della maggioranza repubblicana al Congresso. «A mio avviso – conclude Riabkov  – si tratta di una mentalità estremamente primitiva. Questa gente non riesce ancora a comprendere che le sanzioni non portano assolutamente a nulla. La politica delle sanzioni non nuoce  alla Russia  ma agli stessi Stati Uniti. Le future amministrazioni, in particolare quella di Donald Trump, dovranno spendere molto più tempo a sgombrare il terreno dalle macerie».