Arpat, ecco come sono cambiate le emissioni delle centrali geotermiche con Bagnore 4

L'Agenzia ricapitola quanto fatto dal 2002: da allora sono 3.950 le misurazioni dei parametri fisici effettuate

[11 aprile 2017]

L’Arpat ha pubblicato il volume Monitoraggio delle aree geotermiche toscane – Anno 2015, documento che riporta i risultati dell’attività di controllo delle emissioni delle centrali geotermiche nel 2015, ricapitolando quanto fatto fin a partire dal 2002: da allora sono 3.950 le misurazioni dei parametri fisici effettuate per valutare l’impatto delle centrali geotermiche.

Per quanto riguarda in particolare l’anno 2015, l’evento maggiormente rilevante è stato la messa a regime della nuova centrale geotermoelettrica Bagnore 4, andata a regime nel mese di giugno di due anni fa. Proprio a causa «delle potenziali criticità legate alla messa in esercizio della nuova Centrale geotermoelettrica Bagnore 4, è stato deciso di concentrare i controlli sui tre gruppi produttivi di Bagnore. I controlli hanno riguardato i seguenti settori di impianto: efficienza AMIS (con prelievi e misure in entrata e in uscita AMIS), valori di emissione della centrale (torre di raffreddamento + uscita AMIS)».

In totale, nel 2015 il settore Geotermia dell’Arpat ha effettuato 23 controlli alle emissioni (e 1.191 misure di parametri fisici) contro i 21 del 2014, concentrati su 12 centrali geotermoelettriche e in particolar modo su quelle ricadenti nell’area di Bagnore: i risultati per le tre centrali «sono stati complessivamente buoni – osservano dall’Arpat – con un solo supermento, registrato nel mese di giugno, per il parametro SO2 in uscita AMIS». Riguardo alle altri centrali, sempre nel 2015 è stato rilevato solo un altro superamento, presso Vallesecolo Grp 2, per quanto riguarda «il valore limite di emissione di mercurio in uscita AMIS». L’Arpat sottolinea infine come nel 2015 sia stato quasi completato il rinnovo delle autorizzazioni alle emissioni delle centrali geotermoelettriche con l’applicazione della normativa regionale, limiti «molto più restrittivi» rispetto al quella nazionale.