Ars e le aree geotermiche toscane: ecco qual è il quadro sanitario

Intervista a tutto tondo con Francesco Cipriani, direttore dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana

[27 maggio 2016]

francesco cipriani ars

In quali casi l’Ars è chiamata ad intervenire con un monitoraggio delle condizioni sanitarie?

«Ars è ente di supporto tecnico per la Giunta e il Consiglio regionale sui temi dell’epidemiologia, che si occupa della diffusione delle malattie e delle sue cause, e sulla qualità dei servizi sanitari. Aiutiamo i politici con informazioni e dati affidabili a decidere cosa fare per migliorare la salute dei toscani. Il monitoraggio è uno dei nostri compiti quotidiani, ma consiglieri e assessori regionali possono chiederci in ogni momento di verificare le condizioni sanitarie di zone particolari della Toscana. Per i più vari motivi: sospetto di danni dovuti a inquinamento ambientale, valutazione dell’adeguatezza dei servizi sanitari, riscontri di possibili problemi dovuti ad abitudini di vita inappropriate, come fumo, alcol, sedentarietà, obesità, alimentazione, droga, e così via. Sui problemi ambientali naturalmente lavoriamo a stretto contatto con Arpat e sui tumori facciamo lo stesso con Ispo. Compatibilmente con queste priorità, rispondiamo anche alle richieste degli amministratori locali e delle istituzioni rappresentative dei cittadini».

E nelle zone geotermiche il quadro sanitario com’è?

«Per quello che abbiamo capito fino ad oggi, nelle zone geotermiche dell’area tradizionale di Larderello e dintorni pisani non ci sono differenze sostanziali nel profilo di salute rispetto a chi abita nei comuni limitrofi non geotermici. Lo stesso non si può dire, invece, per i residenti nella zona geotermica dell’Amiata grossetana e senese, che presentano un indice di mortalità generale maggiore (+10%). Secondo la nostra opinione, tuttavia, tali problematiche sanitarie sull’Amiata non sono però da attribuire alle emissioni delle centrali geotermiche. I principali indizi a supporto di questa tesi sono che l’eccesso è presente solo nei maschi e non nelle femmine; è antecedente o contemporaneo con il periodo di massimo sviluppo delle centrali geotermiche, quindi senza la durata di esposizione almeno decennale che possa giustificare lo sviluppo di malattie gravi; l’eccesso di mortalità è sostenuto anche da cause per le quali le emissioni geotermiche non hanno certamente alcun ruolo (es., tubercolosi, malattie infettive, tumore dello stomaco) o per le quali non ci sono evidenze scientifiche in letteratura (tumori del fegato e delle vie biliari, malattie dell’apparato digerente)».

Quali le azioni di monitoraggio da parte di Ars e quali i risultati ottenuti sinora?

«Stiamo ampliando l’osservazione nei comuni dell’Amiata, alla ricerca di altri possibili determinanti delle criticità rilevate: abitudini di vita, attività lavorative, fonti alternative di inquinamento locale. Per rispondere alla preoccupazione della cittadinanza per la presenza delle centrali Enel geotermiche, rimaniamo ancora qui a studiare lo stato di salute di chi vive o ha vissuto in zone interessate maggiormente dalle ricadute delle emissioni delle centrali rispetto a chi è più lontano o del tutto non coinvolto. E lo stesso ragionamento lo stiamo facendo per chi vive o ha vissuto in zone più inquinate da arsenico e mercurio nell’acqua e nel terreno di probabile origine naturale o dalla pregressa attività mineraria. Altri studi ancora sono in fase di avvio per valutare se nel corpo umano di chi vive quassù siano presenti elementi o sostanze dannose per la salute e la loro eventuale origine. Tutte cose che fanno parte dell’attività dell’osservatorio “Geotermia e salute” a cui partecipano anche gli esperti di Arpat e dell’Asl di Gorsseto e Siena – oggi Asl Toscana sud est – con il supporto anche dei medici di famiglia della zona. Insomma, siamo li a presidiare e cercare di capire».

Quale è stato il ruolo di Ars nel percorso autorizzativo per la centrale di Bagnore 4?

«Abbiamo espresso un giudizio epidemiologico sull’enorme quantità di documenti presentati da Enel. Ars non ha infatti un ruolo prescrittivo nelle autorizzazioni della Via, perché questo compete ad Arpat per la parte ambientale e al dipartimento di prevenzione dell’Asl di competenza – in questo caso di Grosseto – per la parte sanitaria. Il nostro resoconto ha messo in luce alcune parti dei documenti di Enel che potevano essere redatti con maggiore cura ed espresso alcuni dubbi sugli effetti sanitari dell’esposizione a basse dosi di acido solfidrico. In particolare, al momento della nostra relazione, nella letteratura scientifica internazionale era già chiaro il rischio per l’uomo dell’esposizione ad alte dosi, ma poco o niente si sapeva sugli effetti biologici dell’esposizione per lungo tempo – anni, decenni – a dosi basse o molto basse. Come quelle presenti appunto in alcune zone dell’Amiata. In realtà, pochi mesi dopo il nostro documento per la Via di Bagnore 4, sono usciti i primi risultati su questo argomento dello studio del prof. Bates condotto nell’area geotermica di Rotorua in Nuova Zelanda, dove si dimostra che l’acido solfidrico a anche a dosi medio-basse non è pericoloso per l’apparato respiratorio e per il sistema nervoso, i due organi bersaglio su c’erano maggiori sospetti di rischio. Vedremo se l’assenza di danno sarà confermata anche per altre parti del corpo umano.  Al momento, comunque, le segnalazioni su riviste scientifiche biomediche sulla mancanza di dannosità dell’acido solfidrico alle dosi presenti sull’Amiata sono decisamente maggiori, per non dire esclusive, rispetto a quelle sui rischi».