Associazione con l’Ue di Georgia, Moldova ed Ucraina..e la Russia sbotta

[27 giugno 2014]

L’Unione europea ha firmato oggi un accordo di associazione con Georgia, Moldova ed Ucraina  ed ha spiegato che il testo del documento definisce le priorità concrete  con l’orizzonte temporale del 2016  e che il suo obiettivo è quello di far entrare i tre Paesi ex Sovietici nella zona di libero scambio con l’Ue. L’Ucraina, che sembra il più grosso pomo della discordia con i russi, aveva già concluso la parte economica dell’accordo il 21 marzo, dopo la “rivoluzione” di piazza Maidan e nel pieno della crisi con la parte russofona del Paese.

Il presidente uscente della Commissione europea, Manuel Barroso ha detto: «Oggi, stiamo firmando accordi di associazione tra l’Unione europea e tre importanti paesi europei: Georgia, Repubblica moldova e Ucraina. Questo è davvero un giorno storico: per i tre stessi paesi, per l’Unione europea e per l’intera Europa.Per i nostri tre partner, è un riconoscimento dei notevoli progressi compiuti negli ultimi anni e della  loro forte determinazione politica ad avvicinarsi all’Unione europea; la loro visione condivisa di un modello economico prospero ed il loro desiderio di vivere secondo lo spirito europeo e con i valori europei.

Per l’Unione europea, è un solenne impegno a sostenere la Georgia, la Repubblica moldova e l’Ucraina, in ogni passo del cammino, lungo la strada di trasformare i loro Paesi in democrazie stabili e prospere.

Questi accordi di associazione sono il risultato logico e naturale di un percorso iniziato più di 20 anni fa, quando questi Paesi sono diventati Stati sovrani indipendenti. Questi accordi sono anche un punto di riferimento nella nostra politica di partenariato orientale che ha fissato l’obiettivo di raggiungere l’associazione politica e l’integrazione economica con i nostri partner, che erano disposti e pronti a farlo».

Secondo Barroso, che lascia quest’altra patata bollente al suo ancora sconosciuto successore (oggi è rispuntato il nome di Enrico Letta) «Gli accordi che stiamo firmando oggi sono i più ambiziosi che l’Unione europea ha stipulato finora. Essi consentiranno ai nostri Paesi partner di stimolare le riforme, per consolidare lo Stato di diritto e del buon governo e di  dare un impulso alla crescita economica della regione concedendo loro l’accesso al più grande mercato interno del mondo e incoraggiando la cooperazione in una vasta gamma di settori».

Ma lo stesso Barroso invita a non farsi illusioni: «Il compito che ci attende è notevole. L’obiettivo principale degli accordi di associazione è quello di aiutare i paesi partner sa fare le loro riforme, ad attuare le proprie ambizioni. Avere successo richiederà una forte volontà politica. Richiede un coordinamento efficace all’interno di ciascuno dei governi partner. Richiede a ciascuno di loro unirsi ai loro parlamenti, all’opposizione, alla società civile, al fine di costruire un consenso nazionale a favore delle misure necessarie per garantire un reale e sostenibile trasformazione. Nessun accordo internazionale può mai sostituire lo slancio e la leadership politica all’interno del Paese stesso. Le questioni chiave da affrontare per fare del  processo di riforma un successo irreversibile includono la riforma dei sistemi giudiziari e della pubblica amministrazione; migliorare l’efficienza e la trasparenza ; e combattere la corruzione».

Poi, rivolto a Mosca, Barroso ha detto: «E’ anche importante affermare che non stiamo cercando un rapporto esclusivo con i nostri tre partner, con la Georgia, la Repubblica moldova e l’Ucraina. Noi crediamo in società aperte, economie aperte, regionalismo aperto. Tali accordi sono accordi positivi. Hanno lo scopo di dare più slancio ai nostri partner  con consolidati rapporti internazionali, non di competere con – o intromettersi nelle – relazioni dei nostri partner con i loro vicini. Tali accordi sono per qualcosa – non sono contro nessuno.

Ma i russi non l’hanno presa per niente bene e il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov,  ha detto che  «La firma degli accordi di associazione con l’Ue da parte di Georgia, Moldova ed Ucraina fa parte del diritto sovrano di questi Stati, ma la Russia prenderà delle iniziative se l’applicazione di questo documento dovesse ripercuotersi sul mercato russo. Il Presidente (Vladimir Putin) ha dichiarato a più riprese che tutto dipenderà dall’entrata in vigore di questi documenti così come dalla loro ratifica  e dalla loro realizzazione. Il problema non è nei documenti stessi ma in un eventuale effetto sui nostri mercati. Se questa influenza sarà negativa, seguiranno delle misure».

Poi è intervenuto Putin in persona per ribadire che « Quanto all’Ucraina, ci preoccupa particolarmente. Il colpo di Stato incostituzionale ed i tentativi di imporre agli ucraini una scelta artificiale tra l’Europa e la Russia sono stati provocati dall’esterno ed hanno spinto la società ad un doloroso scontro. I civili ne sono state le prime vittime. Il sangue scorre nel sud-est del Paese, si tratta di una vera catastrofe umanitaria e decine di migliaia di ucraini sono costretti a cercare rifugio altrove, compreso in Russia. Dei giornalisti nell’esercizio delle loro funzioni sono perseguitati e periscono. In violazione di tutte le norme e convenzioni  internazionali, dei diplomatici vengono attaccati, come nel caso dell’ambasciata della Russia a Kiev e del consolato generale ad Odessa».

Insomma, sembra dire Putin all’Europa, non state facendo un buon affare e non vi state prendendo certamente un campione di democrazia “europea”.

Peskov ha sottolineato che «L’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea non si estende alla Crimea che fa parte della Federazione della Russia. La Crimea è un’entità della Federazione della Russia ed i documenti firmati dall’Ucraina con l’Unione europea  non possono estendersi alle entità della Federazione Russa». Cosa che per Mosca vale naturalmente per le due Repubbliche indipendenti dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia che facevano parte della Georgia e che ora sono di fatto protettorati russi e probabilmente per l’autoproclamata Repubblica filorussa della Transinistria in Moldova che ha chiesto l’annessione alla Russia.

In realtà il portavoce del Cremlino rispondeva al  presidente ucraino iotr Poroshenko che, prima di firmare  l’accordo con l’Ue a Bruxelles aveva detto che anche la Crimea «Fa ormai parte dell’accordo di associazione con l’Ue», ignorando il referendum del 22 febbraio con il quale il 96% dei russofoni di Crimea aveva votato per la riunificazione con la Russia.