Australia, governo Abbot: pessima la prima

[20 settembre 2013]

Con l’elezione del conservatore Tony Abbott alla guida del governo australiano, la terra dei canguri pare fare un balzo indietro su temi ambientali e sociali. Il premier australiano infatti, all’avvio del suo nuovo esecutivo dove figura una sola donna, ha annunciato tagli degli enti che si occupano di  cambiamento climatico istituiti dal passato governo laburista, avanzando necessità di riduzione delle spese.

E’ stata subito abolita la Climate Commission, che forniva informazioni al pubblico sull’impatto del cambiamento climatico, e avviata la procedura di chiusura della Climate Change Authority, creata per consigliare il governo sugli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni e sui livelli di tassazione delle emissioni.

Istituita nel 2011 con a capo Tim Flannery, la Climate Commission ha compilato 27 rapporti su vari aspetti del cambiamento climatico, ha tenuto oltre 20 dibattiti pubblici e centinaia di conferenze. Nel suo ultimo rapporto “The Critical Decade”, ha avvertito che il mondo si deve “decarbonizzare” nei prossimi 30-35 anni e che l’Australia dovrebbe lasciare nel sottosuolo la maggior parte dei suoi combustibili fossili per evitare gravi conseguenze climatiche.

Durante la presentazione del programma, Abbott ha informato tra l’altro, che lavorerà alla cancellazione della carbon tax per le grandi aziende e alla pianificazione di ”azioni dirette” per incrementare l’efficienza energetica dell’apparto produttivo australiano, che per ora rimangono vaghe.

Altro tema di particole interesse per il neo premier è quello dello stop all’immigrazione. Per fermare il flusso migratorio, Abbot intende respingere i barconi al largo delle coste australiane e rimandarli al mittente (soprattutto in Indonesia), impiegando la Marina. Che Abbot sia un conservatore duro e puro lo si evince dalla biografia e dal curriculum, ma l’auspicio è che non riporti l’Australia indietro di decenni sulle tematiche della sostenibilità.

Per fortuna la coalizione conservatrice che è uscita vincitrice dalle elezioni del 7 settembre ha conquistato una solida maggioranza alla Camera bassa, ma non al Senato dove il nuovo premier dovrà fare i conti con la compagine laburista, con i verdi e il gruppo indipendente che nella passata legislatura si erano schierati a favore dei provvedimenti sui temi ambientali.

«I primi atti del governo Abbott hanno portato l’Australia indietro di decenni e ci hanno messo in imbarazzo con la comunità internazionale», ha dichiarato il senatore Richard Di Natale, portavoce dei Verdi, aggiungendo che il premier mostra disprezzo per la legge. Secondo Di Natale, infatti, la cessazione dell’attività della Clean energy finance corporation è illegale: «La legislazione attuale fornisce un mandato alla  Cefc di investire i propri fondi e questo mandato non può essere modificato senza una nuova norma. Se si  pensa di procedere altrimenti, si  mostra un completo disprezzo per il Parlamento. Il fatto che Tony Abbott, con arroganza e tracotanza, creda di poter incaricare un organismo statutario indipendente ad agire contro il proprio mandato stabilito per legge è perché spera di ottenere una nuova norma al Senato, in tempi brevi. Ma i Verdi contrasteranno qualsiasi progetto di legge volto a chiudere il Cefc», ha concluso Di Natale.