Auto ad aria, sarà la volta buona? Uno sguardo dentro le fabbriche dell’Air-Pod

[26 novembre 2013]

Il 13 novembre 2013 sono stato alla fabbrica della MDI a Nizza. Seguo la storia dell’auto ad aria compressa da quando è venuta alla ribalta agli inizi degli anni 2000 con la “Eolo Italia” che poi ha fatto una brutta fine, ma la storia e la tecnologia sono andate avanti e oggi vi riassumo quella che è stata la mia impressione nel visitare tutta la fabbrica, il centro di ricerca e la linea di produzione. Quest’ultima è quasi pronta e presenta già i macchinari che produrranno i motori e la carrozzeria. Da quanto comunicatomi dovrebbe essere pronta per febbraio 2014.

Vi sono diverse tipologie di veicoli in progetto, ma il primo sarà una piccola citycar a 2 posti. Le auto sono leggerissime con carrozzeria realizzata in resine di fibra di vetro ad assorbimento d’urto (ho saltato sopra un pezzo della carrozzeria e questo mi ha respinto senza colpo ferire. Provate sul cofano della vostra auto… ). Il motore è piccolissimo e leggerissimo (circa 40kg di peso), le potenze sono basse ma sufficienti per la città (70 Km/h max e circa 130Km di autonomia con un pieno da circa 2,5 euro). L’efficienza del motore in se è buona, supera il 60% (contro un 25-30% di un motore a combustione) peccato che il primo step di compressione dell’aria, se fatto con il compressore interno all’auto (anche dalla spina di casa), butta via già il 60% dell’energia: quindi, efficienza alla ruota di circa 23-26%. Non molto ma comunque un po’ meglio delle auto normali – che non superano il 18% anche per via dell’enorme peso trasportato “inutilmente” -, e con una percentuale che cresce sensibilmente se ricaricate il veicolo da apposite (future) stazioni di rifornimento dotate di compressori ad alta efficienza (avvicinandosi così tra il 50 e 60%).

Semplificando con un numero di paragone immediato, un Air-Pod può essere paragonata  ad un auto che riesca a fare circa 40 km con un litro di carburante. Un punto a favore del sistema ad aria compressa è che tutto il ciclo può essere a “emissione zero” se alimentate il compressore iniziale con energia rinnovabile. Vi è presente inoltre un sistema di recupero di energia in frenata e un sistema start-stop che aumentano di qualche punto percentuale l’efficienza globale del veicolo.

Ho potuto fare un giro su due modelli. Le auto sono abbastanza silenziose (decibel paragonabili a quelli di un’auto a gasolio), non hanno una grande accelerazione ma sono progressive e hanno uno spunto significativo. Cosa molto piacevole, dal tubo di scarico esce aria (e solo aria) a circa -15°C. Infatti l’aria compressa espandendosi si raffredda (tutta la tecnologia dell’espansione è gestita finalmente in modo molto intelligente con varie camere e step successivi di dilatazione che non permettono al motore di congelarsi e sfruttano bene tutta l’energia accumulata nella compressione) e così si ha aria fredda gratis a volontà (aria condizionata o furgoni frigoriferi).

Insomma, la tecnologia del motore e del veicolo mi è sembrata finalmente matura – i veicoli saranno alimentati con un propulsore di seconda evoluzione ed un terzo livello è in fase di definizione – e vedo possibile, se i prezzi finali saranno davvero bassi come anticipato (intorno ai 7.000-8.000 euro), il ritaglio di una bella nicchia di utilizzo cittadino e per piccoli veicoli commerciali.

Per concludere penso che tecnicamente vi sia una discreta possibilità di successo. Vi sono degli aspetti positivi (quali la ricarica rapida in 3 minuti da appositi “distributori”, bassi costi di acquisto, manutenzione bassissima, ecologia, ecc) che potrebbero far ritagliare una bella nicchia di mercato all’auto ad aria compressa. Non sono però molto convinto del metodo di sviluppo industriale (che punta non a centralizzare la produzione ma a distribuirla sui territori) che a mio parere ha costi troppo alti e tempi lunghi; è ad esempio in partenza una linea produttiva anche in Italia, in Sardegna, che dovrebbe partire in primavera-estate o al massimo a settembre 2014. Infine segnalo che la Tata, colosso indiano, è in prima linea in questa tecnologia (ho visto con i miei occhi auto Tata con motore MDI) e se davvero, come mi hanno detto, la Tata partirà a brevissimo giro, anche qui in Europa si seguirà a ruota. Vediamo se questa sarà davvero la volta buona.

di Roy Virgilio – www.energeticambiente.it – EnergoClub.org