Auto elettriche: Italia fanalino di coda

Perché (Marchionne a parte) l’e-car non mette il turbo nel nostro Paese

[4 ottobre 2017]

Come dimostrano le polemiche su quanto ha detto Marchionne, il tema delle auto elettriche è uno dei più caldi e maturi e la crescente consapevolezza dei danni alla salute provocati all’inquinamento e degli effetti delle emissioni sul cambiamento climatico hanno portato molti Paesi ad avviare quella che si annuncia come un veloce rivoluzione dei trasporti privati

Qual è la situazione delle auto elettriche in Italia? Andrea Moretti cerca di rispondere a questa domanda su Assicurazioneautonoleggio.it, elaborando anche l’infografica  che ripubblichiamo, per rendere più semplice e immediato il confronto con altri Paesi.

Moretti sottolinea: «Se diamo un’occhiata ai numeri notiamo subito che il nostro Paese rimane nettamente indietro per quanto riguarda i dati di vendita dell’elettrico. La percentuale di veicoli elettrici venduti in Italia sul totale è infatti lo 0,1% delle vendite auto totali, con una flessione del 5% nel 2016 rispetto all’anno precedente. In Europa, guidano la classifica l’Austria, con l’1,33%, la Francia e i Paesi Bassi dove i veicoli elettrici rappresentano circa l’1% delle vendite auto. Nel resto del mondo Cina e Stati Uniti si attestano su valori leggermente superiori all’1%. Valori molto contenuti a dimostrazione che, in generale, il motore elettrico rimane ancora un mercato di nicchia. In Italia, il numero di nuove autovetture registrate ogni 1.000 abitanti (30,1) nel 2016 è simile al dato francese con la differenza che in Francia c’è stato un aumento del 26% nella vendita dei veicoli elettrici mentre nel nostro Paese, come si è detto, una leggera flessione. Nonostante le iniziative portate avanti per promuovere un miglioramento dell’efficienza dei motori, come il recente accordo siglato al gruppo FCA in Italia per favorire attività di ricerca e sviluppo, permangono ancora alcuni ostacoli alla diffusione delle auto elettriche»

L’infografica confronta l’autonomia di due modelli di auto tra i più venduti: una Golf a diesel con una Nissan Leaf elettrica e ammette che qui c’è ancora molto da fare: «Il modello Nissan arriva ad un’autonomia di 200 km contro i circa 1.200 km della Golf – spiega Moretti – Le batterie sono ancora un punto debole e costituiscono uno delle barriere alla diffusione delle auto elettriche considerato che queste non percorrono più di 200-300 km in piena carica. Su questa strada, le grosse case produttrici, come Toyota, stanno studiando nuove tecnologie – come le batterie a stato solido – che consentano una ricarica più veloce ed un’autonomia più estesa».

L’altro grosso problema per la diffusione delle auto elettriche è il prezzo che in Italia è di circa 35.000 euro. il gruppo Assicurazione Autonoleggio sottolinea che «Le auto elettriche sono un costo difficile da affrontare considerato che nel nostro Paese il reddito medio si attesta sui 30.000 euro all’anno». L’infografica mostra che, tra i due prezzi di partenza di Golf a diesel e Nissan Leaf elettrica, l’auto elettrica parte da un valore più alto offrendo prestazioni inferiori soprattutto per quanto riguarda l’autonomia. Moretti  fa notare che «Oltretutto la batteria è una parte importante del costo complessivo – se, ad esempio, si opta per una Leaf da 30 KWh il prezzo base parte da 31.885 € – e in questo senso una riduzione dei prezzi in futuro potrà rendere più competitivi i veicoli elettrici. In Italia inoltre sono presenti incentivi all’uso e alla circolazione ma non ci sono incentivi diretti all’acquisto: in Germania, chi acquista un’auto elettrica può ricevere un incentivo di 4.000 € e i Francia fino a 10.000 € se rottama la vecchia auto a diesel».

Se è vero che le batterie per ora permettono autonomie limitate alle auto elettriche, è altrettanto vero che proprio per questo servirebbero molte più colonnine di ricarica, ma l’Italia è ancora una volta uno dei fanalini di coda in Europa: «I 2.228 punti di ricarica, concentrati soprattutto al nord, dovranno essere incrementati se si vuole favorire il motore elettrico – dice Moretti –  Qualcosa si sta facendo in questo senso: il D.Lgs. 257/2016 che recepisce la direttiva comunitaria 2014/94/UE prevede che entro la fine del 2020 sia realizzato un numero adeguato di punti di ricarica accessibili al pubblico in risposta alla crescente domanda di auto elettriche. Entro la fine di quest’anno, inoltre, i comuni devono prevedere che gli edifici nuovi (o ristrutturati) non residenziali (aventi superficie superiore a 500 m2) e residenziali (nuove strutture con almeno 10 unità abitative) predispongano l’allaccio per l’installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli (in modo da consentire la ricarica di una vettura per ciascuno spazio o box di parcheggio)».

Visto che in Italia benzina e diesel, gravati da accise come il finanziamento per la guerra di Etiopia,  sono tra i più cari d’Europa, il risparmio dovrebbe essere una delle ragioni per incentivare le uto elettriche. «A parte alcuni provider che offrono tariffe flat di ricarica, prendendo in considerazione le tariffe al consumo i prezzi vanno da 0,36 €/kWh di Alperia ai 0,40 €/Kwh delle colonnine Enel Drive Free – spiega ancora Moretti –  Considerando la Nissan Leaf, con un’autonomia dichiarata di 30 KWh per 200 km, si calcolano 0,15 KWh per percorrere un chilometro. Tenuto conto del prezzo di Enel si arriva ad un prezzo stimato di 0,06 €/km. Ovviamente occorre tenere in considerazione altre variabili, come la reale autonomia, ma si può intuire la convenienza rispetto, ad esempio, ad un’auto a benzina che è mediamente tra 0,08 e 0,1 €/km. Il risparmio viene soprattutto da voci di costo come il bollo auto, da cui le elettriche sono esenti per 5 anni con riduzione del 75% gli anni successivi. Inoltre, le elettriche, possono circolare nelle zone con traffico limitato oltre alla possibilità di usufruire di sconti sull’assicurazione».

Ma quello che dovrebbe convincerci  passare alle auto elettriche (nonostante i calcoli di Marchionne sbagliati per interesse) è l’inquinamento: «In Italia le emissioni di CO2 derivanti da trasporto su strada sono l’82,6% del totale – evidenzia il gruppo Assicurazione AutonoleggioQuesto significa che una riduzione delle emissioni derivanti dai veicoli su gomma potrebbe apportare un significativo contributo a ridurre l’inquinamento. I dati presentati dal Ministero per lo Sviluppo Economico sulle emissioni di CO2 parlano chiaro: le auto a benzina vanno da 84 a 98 g/km, mentre per il gasolio si va da 79 a 93 g/km. Per il metano abbiamo in media 79 g/km di CO2. Le miste benzina-elettrico hanno un range dai 70 a 199 g/km e le gasolio-elettrico da 90 a 164 g/km. Questi sono dati ovviamente riferiti alle emissioni “migliori” ovvero i range più bassi nelle varie categorie. Le auto elettriche non hanno emissione di CO2 se ci si riferisce alla sola vettura».

Marchionne dice che  «Prima di pensare che i veicoli elettrici siano la soluzione, dobbiamo considerare tutto il ciclo di vita di queste vetture, infatti le emissioni di un’auto elettrica, quando l’energia è prodotta da combustibili fossili, sono equivalenti a quelli di un altro tipo di auto», ma Marchetti spiega che  «Prendendo a riferimento la fase produttiva, un recente studio dell’Istituto di Ricerca Ambientale Svedese ha messo in luce che ci sono emissioni di 150-200 kg CO2 per kWh. Questi emissioni, generate soprattutto nella fase di produzione delle batterie, compensano in parte l’assenza di emissioni del motore elettrico. Tuttavia migliorando la fase di produzione di energia e riducendo l’impiego di fonti fossili si può abbattere l’inquinamento generato a monte nella produzione di auto elettriche nonché quello causato dalla produzione di energia elettrica per alimentare le batterie. Altra considerazione da fare è che l’inquinamento derivante dai trasporti va ad impattare soprattutto sui luoghi dove viviamo, mentre le centrali elettriche, posizionate fuori dai centri abitati, avrebbero meno impatto diretto, in termini di inquinamento, sulla salute umana. Anche per quanto riguarda il PM10, micro particelle con diametro inferiore o uguale a 10 millesimi di millimetro, le auto elettriche possono dare il loro contributo. Come si vede dalla mappa elaborata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’Italia eccede spesso, specialmente nel Nord Italia, il limite potenzialmente rischioso per la salute. Sappiamo che il particolato deriva anche dal settore industriale, dal riscaldamento domestico e dall’usura di freni e ruote; i gas di scarico restano comunque una quota importante di tali emissioni e il passaggio a motori elettrici migliorerebbe il bilancio ecologico dei trasporti. Lo stesso discorso vale per gli ossidi di azoto che sono emessi a seguito del processo di combustione e che oltre ad inquinare sono pericolosi per la salute umana. In questo senso la diffusione dei veicoli elettrici, fatta salva una maggiore efficienza anche alla fase di produzione nelle centrali termoelettriche, contribuirebbe a ridurre l’esternalità negativa derivante dai trasporti».