Minacciati popoli indigeni, risorse naturali e lotta al cambiamento climatico

Banca mondiale: nuovi sussidi ai combustibili fossili. Violati gli impegni su cambiamenti climatici e foreste

Prestiti per 5 miliardi di dollari a carbone e fossili In Asia, Sudamerica e Africa

[27 gennaio 2017]

Secondo il nuovo rapporto “World Bank Development Policy Finance Props Up Fossil Fuels and Exacerbates Climate Change: Findings from Peru, Indonesia, Egypt and Mozambique”, presentato da Bank Information center (Bic) insieme a Greenpeace, 11.11.11, Derechos, Ambiente y Recursos Naturales (Dar), Friends of the Earth Mozambique, Egyptian Initiative for Personal Rights, «La politica dei prestiti dalla Banca Mondiale ha creato sussidi per progetti di carbone, gas e petrolio e le iniziative di sottoquotazione per la costruzione di eolico, solare e infrastrutture geotermiche e per proteggere le foreste pluviali vulnerabili, compresa l’Amazzonia». Lo studio, che prende in esame 7 policy operations della Banca Mondiale dal 2007 al 2016 per un totale di 5 miliardi di dollari  in Indonesia, Perù, Egitto e Mozambico, rivela che «I fondi destinati a stimolare la crescita a low-carbon, invece sostengono gli incentivi agli investimenti per progetti che mettono a rischio il clima , le foreste e le persone».

Il rapporto fa luce su un angolo poco illuminato, ma molto influente della Banca Mondiale: le operazioni della Development Policy Finance (Dpf),  che rappresentano circa un terzo di tutti i finanziamenti della World Bank, pari a più di 15 miliardi di dollari nel 2016. Bic spiega che «Le operazioni Dpf forniscono finanziamenti in cambio di riforme politiche e istituzionali nazionali di comune accordo per la Banca e il governo che accetta il prestito. Come parte del suo Climate Action Plan, la Banca Mondiale identifica operazioni Dpf come lo strumento principale per l’incentivazione dei Paesi verso la transizione ad economie low.carbon. Per soddisfare gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra, sono fondamentali nuovi investimenti in infrastrutture low.carbon, in particolare nel settore energetico».

Per questo lo studio Bic  prende in esame le riforme politiche finanziate dal Dpf  che riguardano incentivi a  investimenti per i progetti infrastrutturali su larga scala.

Nezir Sinani,  dierettore Bic per l’Europa e l’Asia Centrale, ricorda che «La Banca Mondiale si è impegnata ad aiutare i paesi ad adottare uno specifico percorso di sviluppo low-carbon, per la graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e la promozione di una carbon tax. Tuttavia, la politica dei prestiti della Banca fa il contrario con l’introduzione di agevolazioni fiscali per le centrali elettriche a carbone e le infrastrutture di esportazione di carbone».

I principali risultati del rapporto sono i seguenti:

In Perù, le misure della World Bank Dpf forniscono sussidi ai partenariati pubblico-privati (Ppp) proposti dal governo che svilupperanno: una pipeline per il gas di petrolio liquefatto, una centrale elettrica a diesel/gas e, in Amazzonia, tre reti gasdotti e 26 nuovi concessioni petrolifere e di gas. Potranno anche sostenere due impianti di illuminazione pubblica ad alta efficienza energetica e lo sviluppo di energia idroelettrica. Non sono in programma progetti di energia solare o eolica.

In Indonesia, la Banca Mondiale ha stabilito sovvenzioni Dpf per i progetti di infrastrutture Ppp  che comprendono 4 centrali a carbone e tre ferrovie per il trasporto del carbone nelle isole ricche di foreste del  Kalimantan (Borneo) e di Sumatra. Tra le opere non ci sono progetti geotermici, solari o eolici.

In Egitto, gli imminenti progetti infrastrutturali che riceveranno sovvenzioni Dpf comprendono: più di una dozzina di progetti petroliferi e gasieri, nuove centrali a carbone per 12,5 Gigawatt e 12 accordi per l’esplorazione di giacimenti di petrolio e gas.

In Mozambico,  i finanziamenti Dpf  vanno in maggioranza a beneficio di 4 centrali a carbone, 3 terminal portuali carboniferi e a 2 ferrovie per il trasporto del carbone. Altri progetti previsti includono una centrale idroelettrica e un impianto di gas. Le sovvenzioni non riguardano geotermia, solare o eolico.

Il rapporto sottolinea che questi finanziamenti contraddicono in maniera sostanziale gli impegni presi dalla Banca Mondiale per combattere i cambiamenti climatici. Il Bic evidenzia che «Dpf ha introdotto sussidi per il carbone in tre (Indonesia, Egitto e Mozambico) dei quattro Paesi studiati. Sussidi della Banca supportano le infrastrutture carbonifere n Indonesia e hanno aiutato il Paese a diventare uno dei maggiori esportatori di carbone del mondo. Sostenendo con le sovvenzioni le infrastrutture del carbone in Mozambico, Il Dpf della Bank sta trasformando il Paese, altamente vulnerabile ai cambiamenti climatici a causa di siccità, inondazioni e cicloni, in uno dei maggiori produttori di carbone. Inoltre, con i sussidi di cui beneficiano i nuovi investimenti per le centrali elettriche a carbone in Indonesia ed Egitto la Bank  ha contribuito al significativo aumento previsto della quota di carbone del mix di produzione di energia per questi Paesi: rispettivamente  dal 35 al 66% e da 0 a 20%  entro il 2022».

Secondo il Fifth Assessment Report (2014) dell’ Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), per raggiungere l’obiettivo concordato a livello internazionale di limitare l’aumento della temperatura media globale a 2 gradi Celsius, bisogna che almeno i due terzi delle riserve di combustibili fossili esistenti resti sotto terra. Lo studio di BIC dimostra che «Le politiche della Banca Mondiale a sostegno delle sovvenzioni al petrolio e al gas contraddicono direttamente l’obiettivo dei 2 gradi. In particolare, in Mozambico, la Bank sostiene un tasso accelerato di ammortamento per l’esplorazione di petrolio e gas, che riduce significativamente le aliquote fiscali complessive, e, quindi, le entrate del governo, associate a questi investimenti sui combustibili fossili. Non solo questo è un significativo contributo ai combustibili fossili, ma la perdita per le casse governative mette a rischio di un’ulteriore crisi la sostenibilità del debito del Mozambico». Una questione che riguarda anche l’Italia, visti i colossali investimenti Eni in Mozambico.

Ma quel che emerge dal rapporto è soprattutto l’inadeguato supporto della Banca Mondiale alle energie rinnovabili in Paesi che ne hanno in abbondanza: «Ogni paese esaminato nello studio ha il potenziale per sviluppare le energie rinnovabili, tra cui vaste risorse solari ed eoliche in Egitto e risorse geotermiche  – tra le  più grandi del mondo – in Indonesia. L’indagine ha rilevato che in Indonesia, Egitto e Mozambico, il Dpf  conteneva azioni per nuove leggi per le energie rinnovabili con tariffe feed-in per una o più forme di energia rinnovabile».  Ma il rapporto rileva che, «Se utilizzato in modo efficace, il Dpf della Banca Mondiale, avrebbe potuto rimuovere ulteriori ostacoli agli  investimenti nelle energie rinnovabili. Queste barriere comprendono, tra l’altro, quadri giuridici inadeguati, mancanza di studi di fattibilità e mancanza di incentivi per l’esplorazione geotermica».

In Indonesia, Perù e Mozambico, le operazioni del Dpf hanno dato il via a procedure di autorizzazione e di acquisizione di terreni accelerate per gli investimenti infrastrutturali. «Questi cambiamenti aggravano debole governance ambientale, gli inefficaci diritti di proprietà fondiaria già esistenti e le pressioni sulle foreste – dice il Bic – Indonesia e Perù hanno rispettivamente la terza e la quarta più grande estensione di foresta pluviale del mondo. Le loro foreste sono di fondamentale importanza non solo per le molte popolazioni indigene che dipendono da loro per i mezzi di sussistenza, ma anche per il clima. L’Indonesia è il sesto più grande emettitore mondiale di gas serra dovuti alla deforestazione; le foreste del Perù stoccano più carbonio rispetto a quanto gli Stati Uniti ne emettono ogni anno».

Eppure, molti dei prossimi progetti Ppp infrastrutturali  in Indonesia e Perù esaminati nello studio, comprendono iniziative che potrebbero danneggiare le foreste, come trivellazione di petrolio e gas, miniere di carbone, grandi centrali idroelettriche e strade. Intanto, l’84% dell’Amazzonia peruviana è interessata da concessioni petrolifere e di gas. Lo studio dimostra che «Le riforme delle licenza e per l’acquisizione di terreni sostenute dal Dpf minano gli sforzi per migliorare le strutture di governo assolutamente necessarie in Indonesia e Perù e favoriscono l’abbattimento e la perdita della foresta e il cambiamento climatico».

Per esempio, in Indonesia le politiche chieste dal Dpf  hanno accelerato le procedure di acquisizione dei terreni, minando la capacità delle comunità locali di proteggere le loro terre dalle attività estrattive e dalla deforestazione. Il rapporto cita in particolare il progetto della centrale elettrica a carbone di Central Java, che era stato bloccato per oltre 4 anni a causa grazie al rifiuto proprietari terrieri locali di abbandonare la loro terra. Una legge sostenuta dalla  Banca Mondiale ha dato al governo il potere di sfrattarli definitivamente.

Kate Geary, direttore della campagna foreste del Bic, che ha partecipato alla realizzazione dl rapporto, è abbastanza incredulo per quel che è stato scoperto: «Invece di utilizzare i suoi muscolosi prestiti per la politica per lo sviluppo per proteggere le foreste e combattere il cambiamento climatico, la Bank sta contribuendo a indebolire leggi ambientali vitali e la governance e a minare i diritti delle comunità locali sulle risorse dalle quali dipendono per il loro sostentamento».

Il rapporto sollecita la Banca Mondiale a rispettare gli impegni presi – e i pareri espressi . per la lotta contro il cambiamento climatico, «fornendo i giusti incentivi per un chiaro percorso verso lo sviluppo low-carbon».  Secondo il Bic e i suoi partner, «La Bank deve andare oltre il sostegno agli incentivi per le energie rinnovabili e  orientare i Paesi in via di sviluppo verso una transizione low-carbon».

Il rapporto è stato invito alla Banca Mondiale per chiedere che sostenga maggiormente gli incentivi per l’energia da fonti rinnovabili attraverso il Dpf e  che sia più trasparente riguardo alle misure e agli incentivi legati al Dpf, così come sui progetti che il Dpf  prevede di sostenere.

Sinani conclude: «La crisi climatica e il dover rimanere sotto i 2 gradi Celsius di riscaldamento non richiedono solo un aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, ma anche di diminuire drasticamente gli investimenti nei  combustibili fossili. Vogliamo anche un  più rigorosa valutazione climatica – e forestale . da parte del Dpf prima della sua approvazione. Questo richiamo è in assonanza con diversi direttori esecutivi della Banca mondiale che credono che l’approccio della Bank alla tutela ambientale e sociale dovrebbe essere applicato a tutti i tipi di suoi prestiti. Allo stato attuale, il Dpf della Bank è al di fuori delle garanzie sociali e ambientali applicate al prestito diretto a un progetto».