Bello scherzo di Obama a Trump: vietate le trivellazioni petrolifere offshore nell’Artico e nell’Atlantico

Esultano gli ambientalisti. Il nuovo piano quinquennale protegge gran parte degli oceani Usa fino al 2022

[18 novembre 2016]

Oggi l’amministrazione Obama ha perfezionato i suoi piani per la perforazione offshore e ha deciso di proteggere definitivamente gran parte del Mar Glaciale Artico e tutta la costa atlantica Usa. Nel final draft plan restano invece le trivellazioni offshore nel  Golfo del Messico.

Gli ambientalisti hanno applaudito il nuovo piano quinquennale dal Bureau of ocean energy management (Boem), che riguarda le concessioni offshore 2017 – 2022 che rafforza le anticipazioni. Le compagnie petrolifere non potranno più trivellare i mari di Chukchi e di Beaufort, al largo dell’Alaska, mentre resta solo una piccola parcella trivellabile nel  Cook Inlet, vicino all’Alaska meridionale.

Jacqueline Savitz, vice presidente senior di Oceana, ha detto: «Siamo fiduciosi che questo annuncio contribuirà a tracciare un nuovo corso per il  Mar Glaciale Artico. Alle compagnie sono state date tutte le possibilità di trovare il petrolio e non ci sono riuscite ogni violta,  a causa delle condizioni estreme e alla finestra limitata per le operazioni».

Sierra club parla di  Azione storica e il suo direttoe esecutivo, Michael Brune, ha detto che «Per anni, l’Oceano Artico è rimasto  vulnerabile alle trivellazioni petrolifere che avrebbe devastato le sue acque incontaminate, i villaggi indigeni e le comunità costiere dell’Alaska  e la vita marina dalla quale queste comunità dipendono. Ma grazie alla leadership dell’amministrazione Obama, l’Oceano Artico, come l’Oceano Atlantico all’inizio di quest’anno, rimarranno protetti dallo sviluppo dei combustibili fossili. I leader dei nativi dell’Alaska, gli attivisti in tutta l’Alaska e dei Lower 48  e il popolo americano hanno fatto sentire la loro voce  e il presidente Obama li ha  ascoltati. Ci complimentiamo con il presidente e la sua amministrazione per aver ascoltato questi appelli, salvaguardando gli oceani Artico e  Atlantico e aiutando  garantire che le comunità costiere artiche possono continuare il loro stile di vita. Dopo aver  forgiato l’accordo sul clima di Parigi,  dopo il Clean Power Plan, con la  notizia di oggi che protegge gli oceani Artico e Atlantico, il presidente Obama continua a realizzare un’eredità climatica senza pari  e Sierra Club si mobiliterà con più forza che mai per assicurarsi che rimanga  intatta. L’esclusione delle nostre acque dai piani di trivellazione offshore è fondamentale per proteggere le comunità costiere in Alaska e in tutti i  litorali orientali e occidentali. L’azione intrapresa oggi dall’Amministrazione Obama riconosce questo  e dobbiamo e continueremo a costruire su questi sforzi per garantire che tutte le nostre comunità costiere – compreso il Golfo del Messico – siano protette  dalla minaccia rappresentata dalle trivellazioni offshore».

Esulta anche Greenpeace Usa: «Oggi l’amministrazione Obama ha dimostrato di aver sentito i richiami urgenti delle comunità artiche dell’Alaska e dei milioni di americani di ogni regione del paese – ha detto Annie Leonard, direttrice esecutiva di Greenpeace Usa – L’estrazione del petrolio nelle acque artiche non deve mai avvenire. Ci uniamo le comunità dell’Alaska nel lodare questa decisione. E Greenpeace è solidale con i nostri fratelli e sorelle del Gulf South, che da troppo tempo vedono le loro terre, case, acque e la salute sacrificate all’l’industria petrolifera e del gas. Chiediamo al Presidente Obama di agire prima lasciare il suo incarico per far finire la trivellazione al largo delle nostre coste. Esortiamo il Presidente a fare tutto il possibile per proteggere in modo permanente le acque degli Stati Uniti acque dal disastro delle trivellazione offshore e di indirizzarsi verso nessuna nuova concessione in nessuna parte, non nell’Artico, non nell’Atlantico o nel Pacifico e non nel Golfo del Messico»

Ma, come scrive Samantha Page su Think Progress, «Le trivellazione petrolifera al largo delle coste degli Stati Uniti continuerà certamente. Il Dipartimento degli Interni stima che il 70% per cento delle “risorse economicamente recuperabili” sulla piattaforma continentale esterna sono disponibili in questo piano». In un comunicato la Segretario  agli interni,  Sally Jewell, spiega che «Il piano si concentra concessioni di licenze nei posti migliori – quelli con il più alto potenziale di risorse, conflitto più basso e infrastruttura consolidata – e rimuove le regioni che non hanno semplicemente diritto di concessione. Dato che l’ambiente artico è unico e presenta molte sfide e calo di interesse dell’industria nell’area, rinunciare alle concessioni di licenze nella regione artica è la strada giusta da seguire».

Anche se lo staff di Trump si presenta come terribile per l’ambiente e come ottimo amico dei petrolieri, la mossa di Obama rende molto difficile – anche se non impossibile – per la prossima amministrazione repubblicana di Donald Trump offrire nuove licenze o riavviare il processo di trivellazione nell’Atlantico. In campagna elettorale Trump aveva più volte promesso che avrebbe riaperto l’Artico e l’Atlantico Usa alle trivellazioni offshore.

La Page spiega che «Ci vogliono due o tre anni per sviluppare un programma quinquennale, che è legalmente richiesto per le concessioni di licenze. Inoltre, un nuovo piano dovrebbe utilizzare dati scientifici aggiornati e sarebbe probabilmente vulnerabile alle sfide legali dei gruppi pubblici e ambientali, se l’amministrazione cercasse di accelerare o di prendere scorciatoie nel processo di pianificazione che è richiesto dalla legge».

Inoltre ci sono molti dubbi che le trivellazioni nell’Artico Usa siano fattibili, soprattutto in un prossimo futuro. La Shell, che aveva licenze estrattive  nel mare di Chukchi, ha abbandonato i suoi piani offshre sia per le proteste dell’opinione pubblica che per i 7 miliardi di dollari di investimenti andati in fumo. La trivellazione offshore nell’Artico è tecnicamente difficile, oltre che pericoloso, quindi è più costosa e con gli attuali bassi prezzi del petrolio l’Artico è completamento fuori mercato.

Matt Lee-Ashley, del Center for American Progress, evidenzia che «Oltre al caso ambientale contro la trivellazione nell’Artico, è il  business case che è a pezzi. Le companies si sono ritirate dai loro interessi nell’’Artico semplicemente perché quello che hanno trovato è troppo costoso e pericoloso e sarebbe uno spreco proseguire».

Gli ambientalisti, ritardando con le loro azioni l’esplorazione e la trivellazione di petrolio e gas nell’Artico, hanno reso molto impopolare  la prospettiva di un aumento delle operazioni offshore alla ricerca di idrocarburi.

Quando l’amministrazione Obama ha esplorato la possibilità di aprire la costa atlantica alle trivelle, l’opposizione ha  coalizzato gli stati Usa del sud-est: una regione che non è certo nota per il suo attivismo ambientale e che all’ultime elezioni ha votato massicciamente per Trump.  Le comunità di South Carolina, Virginia, North Carolina, e Georgia hanno irmato in massa contro le trivellazioni offshore dicendo che avrebbero messo a rischio la pesca e il turismo, smentendo diversi governatori e parlamentari statali e federali che appoggiavano le trivellazioni.

Secondo Think Progress «Ora, resta solo da vedere se il Boem, i permessi pendenti per i  test sismici nella regione. Il test sismico è un precursore della trivellazione,. La tecnica, contro la quale si è espresso anche il suo inventore, utilizza forti suoni forti che rimbalzano sul fondo dell’oceano. Purtroppo, i rumori sono estremamente dannoso per la fauna selvatica e della pesca».

La Savitz conclude: «Mentre celebriamo questa importante vittoria, non dobbiamo dimenticare che l’Oceano Atlantico non è ancora al sicuro da attività distruttive come l’airgun».