Biocarburanti, Chiaramonti (Re-Cord) su nuove regole Ue: «Criticità, ma strada giusta»

[13 settembre 2013]

Dopo che ieri il Parlamento europeo ha adottato nuove regole per stabilire un tetto all’utilizzo di biocarburanti tradizionali e per un passaggio rapido a nuovi biocarburanti ricavati da fonti alternative, in sostanza accogliendo le raccomandazioni dello studio “Impacts of the EU biofuel policy on agricultural markets and land use” presentato dal Joint Research Centre (vedi articolo di ieri su greenreport),  abbiamo chiesto a David Chiaramonti (Nella foto) del Dipartimento di Energetica e CREAR (Centro Interdip. di Ricerca sulle Energie Alternative e Rinnovabili) dell’Università di Firenze e presidente del Consorzio di Ricerca RE-CORD, un’opinione sul provvedimento adottato.

«La direzione che è stata intrapresa è sicuramente quella giusta, cioè quella che porta alla produzione di biorcarburanti avanzati sempre più sostenibili. Per esprimere giudizi più approfonditi sul documento approvato aspetto di leggere i dettagli, ad esempio capire quali colture e quali filiere sono incluse o escluse. Questo non è un aspetto secondario e la discussione su questo punto a Bruxelles si è dilungata molto».

Dal voto emerge che è stato ampio il fronte dei contrari a questi emendamenti. Ci sono studi scientifici che arrivano a conclusioni diverse rispetto a quello condotto da Jrc?

«Sì, ne esistono alcuni ed altrettanto autorevoli che forniscono conclusioni, supportate anch’esse dai fatti, talvolta diverse, ad esempio quelli condotti da André Faaij dell’Università di Utrecht, uno dei maggiori esperti in tema di bio-energia, che esprimono dubbi sull’accelerazione imposta dalla politica europea. Nel merito, ad oggi, non credo che sul mercato dei prodotti alimentari ci sia una incidenza significativa dei biofuel, e che ci siano fattori ben più importanti di incidenza sui costi. Inoltre molti studi concordano nell’evidenziare che il terreno non manca per la produzione alimentare, in rapporto alla popolazione attuale. Ma ribadisco quello che è importante è comunque il mandato per i biocombustibili avanzati cosiddetti di seconda e terza generazione».

Ci sono altri limiti nel nuovo percorso intrapreso dall’Europa in tema di biocarburanti?

«La grossa novità è aver spostato l’attenzione dalle emissioni di gas serra all’uso del suolo. Percorso che condivido ma che è stato fatto troppo repentinamente non supportato da studi adeguati fatti da colleghi agronomi che invece ancora non sono stati coinvolti. Ad esempio domando: nella nuova Pac questi aspetti  sono stati valutati?»

Quali scenari si aprono ora?

«Intanto è chiaro che si andrà ad una seconda lettura e ancora tutto può cambiare. Ci sono le elezioni europee e quindi il via definitivo alle proposte sarà dato dal nuovo Parlamento. Tra quanto non sono in grado di dirlo: tra 8 mesi, un anno, due anni. Senza certezze però si bloccano gli investimenti in tecnologie innovative e faccio presente che ci vogliono 3-4 anni per realizzare e mettere a punto un impianto. Insomma il 2020 è alle porte».