Il biogas del Süd Tirol a Fukushima. Un’impresa italiana realizzerà due impianti in Giappone

Una soluzione agro-energetica per bonificare le aree contaminate dal disastro nucleare

[20 dicembre 2016]

Un’azienda di Brunico (Bz), la BTS, specializzata in biogas, realizzerà due impianti in Giappone, uno dei quali, che verrà realizzato a Fukuoka, avrà una potenza installata di 370 kW elettrici: «Un tipico impianto di medie dimensioni particolarmente adatto alla realtà agricola giapponese», spiegano gli imprenditori altoatesini.

L’impianto maggiore, con una potenza installata di 1 MW elettrico, sorgerà a Rikuzentakata, un’area nel nord del Giappone distrutta dal terremoto/tsunami del 2011 che ha contribuito a provocare il disastro nucleare di Fukushima Daiichi.  E proprio a Fukushima la  BTS Biogas ha proposto per le aree contaminate «una soluzione agro-energetica che potrebbe portare grandi vantaggi in termini di decontaminazione e sostegno delle popolazioni colpite».

A Fukushima BTS Biogas ha proposto per le aree contaminate «una soluzione agro-energetica che potrebbe portare grandi vantaggi in termini di decontaminazione e sostegno delle popolazioni colpite» e spiega che «Questo sarebbe possibile attraverso un ciclo chiuso che prevede: 1. la produzione di biomasse che durante la loro crescita assorbirebbero le sostanze radioattive, 2. la generazione e valorizzazione di biogas e syngas tramite le biomasse prodotte, 3. la gasificazione di tutti i residui per arrivare a raccogliere nelle ceneri gli isotopi radioattivi. Questo processo porterebbe a un’accelerazione significativa nella bonifica del territorio e un importante vantaggio economico e strutturale per il rilancio di tutta l’area colpita».

Insomma, ad appena due anni dal suo sbarco in Giappone, l’azienda di Brunico ha firmato i primi due importanti contratti per la realizzazione di impianti di biogas. E sottolinea che «Oltre al valore commerciale entrambe hanno per l’azienda italiana e per l’intero Paese un grande significato simbolico. Infatti l’impianto più grande, della potenza installata di un 1 MW elettrico ha già ottenuto l’autorizzazione per essere costruito e sorgerà dove l’11 marzo 2011 uno tsunami distrusse l’area di Rikuzentakata: nel disastro morirono circa 3.000 persone e 20.000 persero tutto».

Il progetto è finanziato direttamente da un fondo dell’imperatore giapponese che ha sottolineato che «Il progetto è il primo di una serie».

Il secondo contratto prevede «la realizzazione di un impianto nei pressi di Fukuoka con una potenza installata di 370 kW elettrici. L’alimentazione prevalente è composta da deiezioni suinicole e insilato di sorgo».

Contratti che confermano quello di cui in Italia pochi sono consapevoli: l’industria italiana del biogas è all’avanguardia  internazionale della tecnologia e del know how nel settore del biogas, che, dicono alla BTS, «Si conferma sempre più spesso come la soluzione più efficiente da un punto di vista economico ed ambientale per rispondere ad esigenze energetiche, ecologiche e strutturali anche in aree colpite da disastri come lo tsunami di Rikuzentakata»