Biometano agricolo, il CIB ai senatori: «Rimuovere gli ostacoli che frenano il decollo del settore»

Una strada rivoluzionaria che conduce a un’agricoltura a emissioni negative e al “carbon farming”

[31 ottobre 2018]

Piero Gattoni e Angelo Baronchelli, rispettivamente presidente e vicepresidente del Consorzio italiano biogas (Cib), sono intervenuti in audizione alla IX Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato dove hanno illustrato «Il ruolo fondamentale che la digestione anaerobica riveste nella promozione di un modello di agricoltura circolare e innovativa, che permetta alle nostre aziende di essere più competitive e sostenibili».

Gattoni ha sottolineato che «La produzione di gas rinnovabile non è una bioenergia come le altre, perché consente al settore primario di diventare da parte del problema del cambiamento climatico a parte imprescindibile della sua soluzione. Vanno però superati alcuni ostacoli per permettere a un settore vitale e particolarmente promettente di dispiegare appieno le proprie potenzialità. Dopo i recenti progressi sul fronte del quadro normativo, infatti, la filiera del biogas agricolo attende dei chiarimenti su alcune procedure per la riconversione di parte della produzione di energia elettrica in biometano, primo passo per permettere un efficientamento delle infrastrutture esistenti che potranno essere collegate a due reti, quella elettrica e quella del gas naturale».

Gli esponenti del Cib hanno evidenziato che «La situazione è doppiamente critica perché, oltre alle difficoltà che accompagnano lo sviluppo del biometano in ambito agricolo, il precedente Governo ha ritardato l’approvazione del decreto FER2, che potrebbe permettere di ripensare in modo più efficiente anche il supporto alla produzione di energia elettrica rinnovabile. In mancanza di un’azione tempestiva del legislatore, l’Italia rischia di perdere 1400 MW e 10 TWh di energia verde rinnovabile e di un’infrastruttura che potrebbe essere utilizzata per il bilanciamento di solare ed eolico. È urgente, dunque, dare continuità al sistema di supporto alle aziende agricole e all’industria, promuovendo l’efficientamento degli impianti e la creazione di nuovi impianti di piccola taglia, che possano servire le aziende zootecniche rendendole più sostenibili. Parliamo di un comparto che negli ultimi dieci anni ha investito in Italia 4 miliardi di euro, con reinvestimenti per altri 2,5 miliardi, e che impiega oltre 12.000 addetti ma potrebbe crescere molto di più».

Secondo Gattoni, «Il biogas/biometano agricolo rappresenta un tassello chiave nel mosaico della strategia energetica nazionale e del Piano Clima-Energia in fase di redazione: gli impianti da matrici agricole producono energia rinnovabile programmabile e sono in grado di fare da cerniera tra la rete del gas e la rete elettrica, compensando i notevoli picchi produttivi del sistema energetico italiano. In ballo, inoltre, c’è la partita del biometano agricolo, un biocarburante avanzato che può contribuire a decarbonizzare il sistema energetico e i trasporti, in particolare quelli pesanti e navali. I quantitativi potenziali di biometano si attestano sugli 8 miliardi di metri cubi al 2030, pari a circa il 12% degli attuali consumi di gas naturale».

Il Cib dice che nell’ultimo decennio ha ampiamente dimostrato, anche grazie all’attività delle aziende associate, che «E’ possibile produrre biometano con un’agricoltura sostenibile e che, anzi, il digestore è un acceleratore d’innovazione e permette l’attivazione di nuove filiere produttive. Innovazione anche tecnologica in agricoltura a e pratiche colturali avanzate vanno di pari passo con riduzione delle emissioni e produzione di energia rinnovabile, perciò penso sia importante prevedere un allargamento dei benefici di Industria 4.0 anche alle aziende agricole».

Gattoni ha concluso: «L’agricoltura proposta dal modello Biogasfattobene® permette di rilanciare l’occupazione nelle nostre campagne e di adottare pratiche diffuse di sequestro del carbonio nel terreno, con la conseguenza di abbattere le emissioni nette delle aziende agricole e di arricchire e proteggere il suolo coltivato grazie all’uso della fertilizzazione con il digestato e alla conseguente riduzione della dipendenza dai fertilizzanti chimici. Ritengo che il digestato, ossia il residuo organico rimanente in seguito al processo di digestione anaerobica, vada riconosciuto ufficialmente come fertilizzante, per permetterne un uso esteso e per favorirne la completa valorizzazione anche su culture di pregio. La strada indicata dalle aziende socie di Cib è rivoluzionaria e conduce a un’agricoltura a emissioni negative e al “carbon farming”, auspico perciò che il nostro Paese sia in grado di proporre questa visione nel dibattito in Europa sulla nuova Politica agricola comunitaria».