Bolivia, dalla Costituzione ecologista al nucleare: che giravolta per Morales

[30 ottobre 2013]

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha detto che si stanno realizzando studi «Per l’implementazione nel Paese dell’Energia nucleare con fini pacifici, che potrebbe prodursi nei prossimi anni». Aprendo il meeting di due giorni “Encuentro por la Soberanía Hidrocarburífera aL 2025”  che si conclude oggi a Tarija, nel sud della Bolivia, Morales ha invitato a dibattere il problema «Specificatamente energetico della Bolivia» e, secondo quanto scrive La Razón,  ha chiesto di  inserire nell’ordine del giorno del dibattito anche l’utilizzo delle risorse di gas ed ha rivelato che sono in corso colloqui «In maniera riservata» con Francia ed Argentina per sviluppare l’energia atomica. Ci ha inoltre tenuto ad avvertire che però ci sono «Alcuni fondamentalisti ecologici» contrari. Una cosa abbastanza singolare per chi, come Morales, ha fatto della retorica della “Madre Terra” una sua cifra e dell’impatto del capitalismo sull’ambiente un continuo richiamo, fino a non firmare gli accordi Unfccc perché non prendevano davvero in considerazione la crisi ecologica planetaria.

Il vecchio socialista-indigenista fedele a Pachamama  sembra essersi invece convertito ed ha anche annunciato la costruzione di un impianto petrolchimico che richiederà un investimento di 5 miliardi di dollari, resta solo da capire dove: Tarija, Cochabamba o Chuquisaca.

Morales ha lanciato la sua nuova sfida a Tarija, davanti ai capi delle aziende pubbliche (Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (Ypfb), Agencia Nacional de Hidrocarburos), imprese petrolifere private, ambasciatori stranieri, organismi finanziatori, organizzazioni sociali,  che avrebbero dovuto discutere del contributo degli idrocarburi all’Agenda Patriótica 2025, un’iniziativa che propone obiettivi economici, produttivi e sociali in vista delle celebrazioni del bicentenario dell’indipendenza della Bolivia, ed ha chiesto al responsabile dell’Agenda Patriótica, César Navarro, di includere nel dibattito il tema di tutta l’energia: «Questo evento dovrebbe chiamarsi sovranità energetica e non solo idrocarburifera, perché quando parliamo di idrocarburi facciamo un dibattito permanente sul tema energetico».

Una delle più importanti fonti di reddito della ancora poverissima Bolivia è la produzione e la vendita di idrocarburi, in particolare gas, a Paesi come l’Argentina ed il Brasile, «La questione del gas,  per decidere cosa accadrà da qui a 50 anni, è: di quale energia vuole vivere la Bolivia? – ha chiesto e si è chiesto Morales – Credo sia questo quel che dobbiamo pianificare in questo dibattito , sono convinto e mi pare molto importante che questa risorsa economica che viene dal gas debba essere investita in altri settori energetici».

Tra le fonti alternative agli idrocarburi che Morales vuole sviluppare ci sono l’idroelettrico, l’eolico, la geotermia e il nucleare ed uno degli obiettivi che ha posto per il 2025 è quello  di produrre 6.000 megawatt per il consumo interno e l’esportazione. «Comunque la ricerca di alternative  non comporta l’abbandono del rafforzamento della politica de esplorazione, sfruttamento ed industrializzazione degli idrocarburi», ha assicurato Morales.

A Tarija Morales ha detto che  con i nuovi impianti idroelettrici e la geotermia più l’energia atomica con fini pacifici «La Bolivia cambierà la vita del mondo e delle generazioni future. Sento che non siamo lontani da questa che è la nostra responsabilità, quando potremo implementare gli investimenti, a farlo saranno i soci, sarà il debito interno, sarà quello esterno, però quando iniziamo a dar valore  aggiunto alle nostre risorse naturali  recuperiamo questi investimenti e dobbiamo lanciare un grande investimento sui temi energetici. La Bolivia dipende del gas, dagli idrocarburi e con i benefici che ricava dallo sfruttamento di queste risorse naturali si dovrebbe  investire nel settore energetico, non solo nel termoelettrico ma anche negli impianti idroelettrici. La Bolivia sta cominciando con il primo sistema eolico e deve pensare ad investire per produrre questa energia e prevedere che gli idrocarburi siano finiti entro 50 anni. Credo che sia questo quel che dobbiamo pianificare in questo dibattito. Come investire per creare energia, come, quando, dove e quanto possiamo arrivare fino al 2025 con impianti idroelettrici, geotermici ed anche eolici , questo deve essere uno dei dibattiti che teniamo qui».

Poi il presidente Bolivisano ha rivelato: «In questi giorni ci riuniremo con i nostri esperti , ci sono Paesi che hanno molto interesse ad apportare le loro conoscenze, come la Francia, come l’Argentina. Perché nn avere l’energia atomica a fini pacifici? Abbiamo tutte le condizioni, ci sono gli studi, come metterli insieme, come attuarli». Morales, a capo di uno dei Paesi più sismici e fragili del pianeta, sembra essersi dimenticato quel che aveva detto nell’aprile 2011, quando chiese un necessario ripensamento sul nucleare di fronte al terremoto/tsunami che l’11 marzo aveva colpito la centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi, innescando una catastrofe nucleare che non è mai finita.

Anche lo sviluppo dell’idroelettrico deve fare i conti  con l’opposizione delle associazioni ambientaliste e di diverse organizzazioni indigene (uno dei bacini elettorali di Morales) ed è qui che il presidente Boliviano ha fatto una vera e propria giravolta politica rispetto alla Costituzione “ecologista” dell’Estado Plurinacional de Bolivia che ha fatto approvare con un referendum: «Abbiamo un problema: che facciamo con alcuni fondamentalisti ecologisti, ai quali invece non interessa produrre più energia?», sostenendo poi che «I progetti hanno come caratteristica la cura della Madre Tierra».

Morales non ha però spiegato perché una mega-diga contro la quale si battono gli indios brasiliani dovrebbe piacere agli indios boliviani…

Tornando al nucleare, Morales ha criticato la posizione di alcune grandi potenze che si oppongono all’utilizzo dell’energia nucleare da parte dei Paesi poveri, con un evidente riferimento al dossier nucleare iraniano. Per Morales, «Questo succede per ragioni politiche. Questo passa per un problema politico. Alcuni Paesi hanno l’energia nucleare però non la danno ad altri. Noi non siamo lontani dall’averla». Il presidente boliviano si riferisce probabilmente all’accordo firmato con l’Argentina nel maggio scorso e che riguarda l’intera filiera energetica, il nucleare e le comunicazioni.