A Bonn nasce l’alleanza contro il carbone, c’è anche l’Italia

E gli Usa propongono un’alleanza per il carbone pulito. Il nodo irrisolto della Ccs

[17 novembre 2017]

Alla 23esima Conferenza delle parti  dell’United Nations framework convention on climate change (Cop23 Unfccc) è stata presentata    The Global Alliance to Power Past Coal, un’alleanza globale per chiudere l’era del carbone della quale per ora fanno parte Italia, Angola, Austria, Belgio, Canada, Costa Rica, Danimarca, Figi, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Isole Marshall, Messico, Nuova Zelanda, Niue, Olanda, Portogallo, Regno Unito,  le province canadesi di  Alberta, British Columbia,  Ontario, Québec,  la città di Vancouver e lo Stato Usa di Washington.

Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia, a Bonn per la Cop23, è soddisfatta per l’adesione del nostro Paese all’Alleanza: «Siamo francamente orgogliosi che il nostro Paese abbia co-promosso un’alleanza internazionale che si propone un’azione positiva per accelerare l’uscita dal carbone e imporre così una drastica riduzione delle emissioni in tempi brevi. Naturalmente, ci aspettiamo che l’Italia si assicuri di avere tutte le carte in regola, dando immediatamente il via alle politiche e alle misure necessarie per mantenere il proprio impegno di chiudere con il carbone entro il 2025. Vorremmo che il nostro Paese diventasse un buon esempio anche internazionale, ci daremo da fare per suggerire tutti gli strumenti necessari».

L’ Alleanza globale per l’elettricità oltre il carbone ha approvato una impegnativa dichiarazione  nella quale si legge che «I paesi che si stanno spostando verso economie low-carbon e resilienti ai cambiamenti climatici stanno già vedendo un impatto ambientale, economico e benefici per la salute umana. La nostra coalizione vuole aiutare ad accelerare questa transizione. Powering Past Coal riunisce una vasta gamma di governi, aziende e organizzazioni che sono uniti nell’agire per accelerare la crescita pulita e la protezione del clima attraverso  una rapida phase-out della tradizionale energia a  carbone. Ci impegniamo a raggiungere tale phase-out in modo sostenibile e in modo economicamente inclusivo, compreso un adeguato sostegno ai  lavoratori e alle comunità. Più specificamente: I governi partner  si impegnano a eliminare progressivamente dalle loro giurisdizioni l’energia a carbone tradizionale esistente e  a  una moratoria su tutte le nuove centrali tradizionali a che operano senza carbon capture and storage all’interno delle loro giurisdizioni;  Il business e gli altri partner non governativi si impegnano a fare funzionare le proprie attività senza carbone; Tutti i partner si impegnano a sostenere le energie pulite attraverso le loro politiche (sia pubbliche che aziendali, a seconda dei casi) e investimenti  e  a limitare i finanziamenti per l’energia tradizionale a carbone senza carbon capture and storage».

Non hanno aderito all’Alleanza anti.carbone  i più grandi inquinatori planetari e le più grandi potenze mondiali, a  partire da Cina, Usa, India e Germania, e il richiamo alla carbon capture and storage  (Ccs) farà storcere il naso a diverse associazioni ambientaliste, ma si tratta ancora di una tecnologia sperimentale e molto costosa, difficile da applicare. Infatti il Wwf International definisce alleanza e dichiarazione «Un passo importante per costruire un futuro senza carbone, il combustibile fossile più nocivo per clima e salute e responsabile dell’aumento delle emissioni di CO2 quest’anno (primo aumento registrato negli ultimi 4 anni) previsto dagli scienziati. Con l’adesione di oltre 20 tra Paesi e regioni, l’alleanza dimostra il tipo di ambizione collettiva che il mondo dovrebbe attivare per porre fine alla sua dipendenza dal carbone».

Ridurre l’uso globale del carbone è una sfida formidabile, visto che attualmente serve a  produrre circa il 40% dell’elettricità mondiale ma, essendo una fonte ad alta intensità di carbonio, contribuisce in modo significativo al nuovo aumento globale dei livelli di emissioni di CO2  e gli scienziati dicono che se il mondo vuole davvero frenare un catastrofico  aumento della temperatura in questo secolo, l’utilizzo del carbone deve essere drasticamente ridotto

Uno degli esempi che uscire rapidamente dal carbone è possibile è il Regno Unito: ancora nel 2012 circa il 40% dell’elettricità britannica era prodotta con il carbone ma quest’anno la Gran Bretagna ha avuto il suo primo giorno coal free negli ultimi 135 anni e a Bonn la ministro britannica per il cambiamento climatico e l’industria, Claire Perry, ha sottolineato: «Non abbiamo sacrificato la crescita, Dal 1990 la Gran Bretagna ha tagliato le sue emissioni del 42% e la nostra economia è cresciuta del 67%, questa è la migliore prestazione del G7, quindi non è una cosa in cui si guadagna, non si perde, è una situazione win-win».

Va anche detto che  molti dei Paesi che hanno aderito all’alleanza, come Figi, Costa Rica e Niue, praticamente non consumano carbone, mentre i Paesi più ricchi che hanno aderito e l’intera Alleanza rappresentano  solo il 2,5% circa del consumo globale di carbone. Ma la Global Alliance to Power Past Coal punta ad arrivare ad almeno a 50 Paesi aderenti alla Cop24 24 Unfccc che si terrà in Polonia, una della patrie del carbone.

Comunque, per Jens Mattias Clausen di Greenpeace  «Questo è un altro segnale positivo del momentum globale per allontanarsi dal carbone, a beneficio della salute di clima, persone ed economia. Ma mette anche in evidenza i governi che sono in ritardo nel porre fine al carbone e indica a coloro che lo promuovono che il combustibile fossile più sporco del mondo non ha futuro».

Manuel Pulgar Vidal, leader del programma globale su clima ed energia del Wwf, ricorda che «La scienza è chiara: non c’è posto per il carbone in un mondo in cui è necessario contenere l’aumento delle temperature entro 1,5° C. Le nostre società e le nostre economie devono essere alimentate da fonti di energia pulita e rinnovabile. Accogliamo con favore i primi passi che paesi e regioni hanno intrapreso oggi per trasformare questa visione in realtà attraverso l’alleanza, ma è solo l’inizio. Una transizione verso economie a basse emissioni di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici deve essere accompagnata dalla condivisione transnazionale delle migliori pratiche per sostenere l’abbandono del carbone – anche attraverso meccanismi finanziari – e l’adozione di piani energetici che puntino all’energia del futuro sempre con un occhio attento a minimizzare gli impatti sociali della transizione. La ricerca mostra che oltre ai ritorni ambientali ed economici, l’eliminazione graduale del carbone comporta anche benefici per la salute umana: oltre 800.000 persone muoiono ogni anno a livello mondiale a causa dell’inquinamento generato dalla combustione del carbone. Vediamo ogni giorno segnali incoraggianti che ci avvicinano ad un futuro rinnovabile, ma dobbiamo spingere di più sull’acceleratore perché il tempo stringe e le conseguenze dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, Porre fine al carbone è indispensabile, è il primo passo per alimentare un futuro sostenibile per tutti».

Comunque l’industria del carbone non molla e spera che l’Alleanza si impegni maggiormente nello sviluppo di tecnologie come la Ccs che consentano di continuare ad estrarre e bruciare  carbone. Benjamin Sporton, amministratore delegato della World Coal Association ha detto alla BBC che  «Con il mondo destinato ad utilizzare i combustibili fossili, compreso il carbone, nel prossimo futuro, Canada e Regno Unito dovrebbero indirizzare gli sforzi a far avanzare la carbon capture and storage , perché è molto più probabile raggiungere così gli obiettivi climatici globali che non con inviti irrealistici a eliminare il carbone nelle principali economie emergenti».

Il problema è che a guidare la nuova alleanza anti-carbone fanno parte  Canada e Regno Unito, due dei più stretti alleati Usa di Trump che invece nel carbone vuole rimanerci fino al collo. Non a caso al meeting della Global Alliance to Power Past Coal  c’era anche come osservatore il consigliere speciale di Trump sul cambiamento climatico, George David Banks, che poi ha detto  ai giornalisti che «Il carbone e altri combustibili fossili sono una parte importante della soluzione ai cambiamenti climatic» e che Trump vedrebbe con favore una “alleanza per il carbone pulito” che coinvolga gli Usa il Giappone e gli altri Paesi, «Direi che l’amministrazione è interessata all’idea, Immagino che ciò significherebbe una clean coal alliance  che si concentrerebbe su centrali a carbone a basse emissioni altamente efficienti e sull’utilizzo della carbon capture and storage . Penso che sarebbe interessante esplorarlo».

Ma gli ambientalisti non hanno mai credi uto alla favola del carbone pulito e ripulito con la Ccs e dicono che si tratta solamente di costosi e inutili tentativi per prolungare il dominio dell’industria dei combustibili fossili.

Mohamed Adow, di Christian Aid, ha detto a BBC News: «La gente era preoccupata che questo summit avrebbe visto Trump aggredire l’accordo di Parigi con i suoi lobbisti del carbone. Ma le sue azioni hanno in realtà galvanizzato le altre nazioni, con una nuova alleanza che chiarisce che la minaccia del cambiamento climatico del carbone deve essere presa sul serio. La linea di fondo è che il carbone è un combustibile sporco, inutile e inquinante che merita di rimanere legato a un’era più ignorante e arretrata: questi Paesi stanno dimostrando di averlo capito».