Energia eolica, boom negli Usa nonostante Trump (tradito dai governatori repubblicani)

Tre nuovi rapporti governativi spiegano come si sta espandendo l'industria eolica offshore e onshore

[24 agosto 2018]

Nell’ultimo decennio negli Usa la produzione di energia eolica è triplicata e, grazie al calo dei prezzi e al miglioramento tecnologico è diventata più solida. A dirlo sono tre nuovi rapporti sullo stato dell’energia eolica degli Stati Uniti pubblicati ieri e che dimostrano come questa industria si stia espandendo onshore con turbine più grandi e potenti che rendono possibile la produzione di energia eolica anche in aree con una bassa velocità del vento. Per quanto riguarda l’offshore, i rapporti descrivono un’industria pronta per una svolta nel mercato.

Mark Bolinger, del Lawrence Berkeley National Laboratory e co-autore del rapporto “The industry is really going all out” ha detto che l’eolico Usa è davvero in pieno boom:  alla fine del 2017 aveva raggiunto ha raggiunto gli 88.973 Megawatt e aveva fornito il 6,3% dell’energia Usa, con un prezzo medio di circa 2 centesimi di dollaro per kilowattora (nel 2009 erano 9 cent) abbastanza basso da essere competitivo con il gas in alcune aree. Se prima la maggioranza dei parchi eolici Usa venivano realizzati grazie agli incentivi, nel 2017 ne hanno usufruito solo il 23% dei nuovi progetti, grazie all’aumento della richiesta di energia pulita da parte di grossi clienti come Google e General Motors.

L’eolico offshore, che negli Usa era inesistente, con solo 5 pale e 30 Megawatt al largo del Rhode Island, ora ha progetti per 1.906 Megawatt da realizzare entro il 2023.

Michael Webber, vice direttore dell’Energy institute dell’università del Texas – Austin, che non ha partecipato agli studi, riassume su Inside Climate News:«La storia è presto detta:  l’eolico sta andando bene sui mercati, sta andando forte e sembra che continuerà a far bene, E nonostante i molti cambiamenti politici avvenuti sotto l’amministrazione Trump. È come se ii mercati parlassero e dicessero che hanno scelto l’eolico».

E proprio il repubblicanissimo Texas, patria dei negazionisti climatici, ha tradito Donald Trump e le sue politiche anti-rinnovabili: lo Stato della stella solitaria è da molto tempo  il leader nel settore dell’energia eolica negli Usa con 22.599 Megawatt, inclusi 2.035 Megawatt installati nel 2017.

E anche l’Oklahoma repubblicano, che ha votato in massa per Trump, non è da meno: è il secondo Stato Usa per eolico installato (7.495 Megawatt) e nel 2017  ha installato altri 851 Megawatt. Ma la governatrice repubblicana Mary Fallin ad aprile ha firmato la fine degli incentivi per l’eolico approvati solo 3 anni prima.

A livello federale, un driver importante per il boom dell’energia eolica onshore è stato il Production Tax Credit, che Trump ha deciso di rottamare. Ma proprio la prospettiva della fine degli incentivi ha portato a un’impennata di progetti eolici da realizzare entro il 2020, l’ultimo anno in cui le imprese potranno ottenere il Production Tax Credit per intero.

Secondo il rapporto del Lawrence Berkeley Labs, le turbine e i parchi eolici onshore stanno diventando più grandi e più efficienti e in media una pala eolica installata nel 2017 era da 2,32 Megawatt, l’8% in più rispetto che nel 2016  e più del 200% rispetto alla fine degli anni ’90. «I rotori stanno diventando più grandi, le pale si allungano e le turbine diventano più alte – spiega Inside Climate News – con più progetti che superano i 500 piedi, il livello al quale i controllori federali dell’aviazione devono rilasciare un permesso speciale. L’aumento delle dimensioni e altri miglioramenti del design consentono alle turbine di funzionare a livelli più vicini alla loro piena capacità. Le turbine prodotte tra il 2014 e il 2016 avevano un “fattore di capacità” medio del 42%, rispetto a un fattore di capacità medio del 31,5% per i progetti costruiti dal 2004 al 2011. (Per un fattore di capacità del 100%, una centrale elettrica funzionerebbe a pieno regime tutto il giorno)».

Il rapporto 2017 Offshore Wind Technologies Market Update” del National Renewable Energy Laboratory. Dice che anche il mercato eolico offshore degli Usa si sta preparando per una crescita importante: 13 Stati Usa  – California, Connecticut, Delaware, Hawaii, Maine, Maryland, Massachusetts, New Jersey, New York, North Carolina, Ohio, Rhode Island e Virginia – hanno in fase di sviluppo progetti offshore o hanno individuato aree che potrebbero essere destinate a realizzare impianti eolici in mare. Il Massachusetts è pronto con il progetto Vineyard Wind  che dovrebbe essere  completato nel 2021, diventando il più grande parco eolico offshore Usa con 800 Megawatt. Il Massachusetts è uno dei numerosi stati democratici (ma non solo) del nord-est Usa che hanno approvato leggi per incoraggiare l’eolico offshore, scatenando una competizione tra gli Stati che  cercano di attirare le compagnie eoliche.

Inside Climate News conclude: «L’eolico offshore è un’opzione allettante, in parte perché sarebbe vicino ai principali centri abitati in un modo che sarebbe difficile fare per l’energia eolica o i progetti solari in aree densamente popolate. Ma anche con i progetti pianificati, gli Stati Uniti sono molto indietro rispetto ai leader dell’eolico offshore. Regno Unito e Germania hanno rispettivamente 5.824 e 4.667 Megawatt, seguiti dalla Cina, con 1.823 megawatt». L’Italia ventosa e circondata dal mare non è pervenuta.