«Il futuro energetico italiano: generazione distribuita da fonti rinnovabili e riqualificazione del patrimonio edilizio»

Carbone, blitz di Legambiente a Vado Ligure: «Fermiamo le centrali più inquinanti d’Italia»

[11 settembre 2013]

Oggi Legambiente ha organizzato una giornata di protesta contro il carbone davanti alla centrale da 660 MW di Vado Ligure, alla quale si vorrebbe aggiungere un altro gruppo, sempre a carbone, da 460 MW. La giornata degli ambientalisti del Cignio Verde contro quella che definiscono «La fonte fossile più impattante per il clima» è cominciata con uno striscione per dire Stop alle centrali più inquinanti ed è proseguita con una conferenza stampa, un convegno e una festa a Savona con la Goletta Verde. 

Durante a conferenza stampa, che si è svolta sul lungomare della cittadina ligure, Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente, ha ribadito che «Non esiste  alcuna ragione economica o ambientale per continuare a utilizzare il carbone in Italia. La crescita continua della produzione da fonti rinnovabili, infatti, permette oggi di poter finalmente chiudere o riconvertire le centrali elettriche più vecchie e inquinanti. Per questo chiediamo al Governo e alle Regioni un impegno chiaro in questa direzione, per continuare a investire nella generazione distribuita da fonti rinnovabili e nella riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Ossia, chiediamo un vero segnale di cambiamento nell’interesse dei cittadini e delle imprese».

Il blitz e le iniziative sono servite a Legambiente  a mettere in evidenza le nuove condizioni della produzione elettrica in Italia: «Il contributo delle fonti rinnovabili nei primi 8 mesi del 2013 è stato pari al 40,5% della produzione netta e al 35,7% della domanda nazionale. Ma non solo. Proprio la produzione da energia pulita ha permesso di ridurre, come non accadeva da anni, il prezzo di acquisto dell’energia elettrica nella borsa italiana (Pun)» e Zanchini ha sottolineato: «Invece di capire la portata di questo cambiamento, per aiutarne la prospettiva e generare vantaggi per le famiglie, il governo italiano concentra tutta la sua attenzione sui tagli agli incentivi alle rinnovabili e nell’introdurre nuovi sussidi per le fonti fossili».

Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria ha fatto notare che «La nostra regione paga un contributo salatissimo all’economia del carbone con una industria tra le più grandi in Europa per la produzione di coke siderurgico a Cairo Montenotte e le tre centrali termoelettriche di La Spezia, Genova e Vado Ligure. Il grande successo del Festival Contro il Carbone che si è svolto nel mese di agosto a Vado Ligure, con la mobilitazione di numerosi volontari e il coinvolgimento di migliaia di persone, ha dimostrato chiaramente qual è il punto di vista e la preoccupazione dei cittadini liguri. Una preoccupazione che dovrebbe essere fatta propria dalla Regione, ché sollecitiamo perché indirizzi il nuovo Piano Energetico Ambientale verso l’azzeramento delle politiche di promozione del carbone e la riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili, permettendo il raggiungimento degli obiettivi europei  del il 2020».

Il Cigno Verde, per cambiare lo scenario energetico in Italia, chiede «Una moratoria, con lo stop di tutti i progetti di costruzione e ampliamento di centrali a carbone, e l’introduzione di una carbon tax sulle centrali sulla produzione termoelettrica, sulla base delle emissioni di CO2 prodotte dagli impianti, che permetterebbe di premiare le pro­duzioni più efficienti (come le centrali a gas a discapito di quelle a carbone o a olio combustibile) generando nuove risorse». E l’associazione ambientalista non sfugge nemmeno alle accuse agli incentivi alle rinnovabili fatti ieri dai 9 colossi europei dell’energia, Eni ed Enel comprese, «In parallelo, si può intervenire subito sulle bollette tagliando la spesa di oltre 5 miliardi di Euro – tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica – e spingere sia la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente che tutte le forme di au­toproduzione di energia elettrica e termica, sviluppando così le rinnovabili senza incentivi e concretizzando i risparmi in bolletta per imprese e famiglie».