Carbone, Trump non mantiene le promesse: non c’è nessun “rinascimento”

Nel primo anno di Trump, in diversi Stati chiave persi più posti di lavoro di quanti ne siano stati creati

[22 gennaio 2018]

Secondo la Reuters, a un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump non sta rispettando le sue ripetute promesse elettorali di rinacita del carbone e di ridare lavoro ai minatori. Infatti, nonostante la rottamazione di molte norme ambientali approvate dal suo predecessore Barack Obama, che avrebbero dovuto far ripartire l’industria del carbone “vessata” dagli ambientalisti, nel primo anno di presidenza Trump l’industria del carbone ha assunto solo 711 oersone in più e in Stati chiavi per la produzione carbonifera, come Ohio, Kentucky, Montana e Wyoming, nel 2017 nelle miniere sono stati persi più posti di lavoro che nel 2016 quando c’era Obama, «segno che  l’agenda di deregolamentazione di Trump farà ben poco per arginare la perdita di posti di lavoro del carbone causata dall’automazione e dal gas a basso costo», chiosa ThinkProgress,

Vwengono quindi al pettine le false promesse di Trump che in campagna elettorale aveva accusato le regolamentazioni ambientali approvate dall’amministrazione Obama – soprattutto il Clean Power Plan, che avrebbe posto i primi limiti di emissioni di gas serra delle centrali elettriche – di essere la causa del costante calo di posti di lavoro degli ultimi anni nell’industria del carbone. Ma tutti gli esperti di energia avevano avvisato  che il carbone era ormai fuori mercato non per colpa dell’ampiente ma a causa dei bassi prezzi del gas dopo il boom del fracking – contestatissimo dagli odiati ambientalisti – dall’aumento dell’automazione nelle miniere di carbone e dal calo dei costi delle energie rinnovabili.

L’industria carbonifera statunitense tra il 2008 e il 2016 ha perso circa 30.000 posti di lavoro e i minatori si sono buttati tra le braccia populiste di The Donald che ha fatto promesse non mantenibili, invece di ascoltare le sagge proposte di riconversione economica dei democratici e degli ambientalisti,

Insomma, nonostante la modesta crescita di posti di lavorio nel settore del carbone di quest’anno – una crescita che secondo alcuni esperti sarà probabilmente di breve durata, mentre le dinamiche del mercato globale continuano a giocare a favore di gas e rinnovabili  – molte comunità carbonifere – spesso bianche e povere –  continauano a credere che la rottamazione delle norme obamiane di protezione dell’ambiente porteranno a un’impossibile rinascimento del carbone. Ad esempio, durante un’audizione pubblica del novembre 2017 dell’Environmental Protection Agency sull’abrogazione del  Clean Power Plan dell’Amministrazione obama, amministratore delegato della Murray Energy, Robert Murray, ha affermato   che le azioni intraprese da Trump avevano «salvato 25.000 posti di lavoro nel settore minerario», una cifra irrealistica e ampiamente smentita dagli stessi dati del governo e delle associazioni di consumatori e ambientaliste.

Secondo Sierra Club, la più numerosa ed influente associazione ambientalista Usa, da quando Trump è stato eletto presidente nel novembre 2016, è stata annunciata la chiusura di 24 centrali elettriche a carbone e,  mentre nel 2017la produzione di carbone ha segnato un lieve aumento, l’US Energy Information Administration prevede che la produzione scenderà probabilmente del 2% nel 2018, a causa di un previsto calo delle esportazioni di carbone.