In testa Marche, Emilia Romagna e Umbria, ultime Val d’Aosta, Sardegna e Friuli Venezia Giulia

Carburanti alternativi: in Italia li usano 3,4 milioni di auto, il 7,9%

Lotta allo smog, l’Emilia Romagna propone un patto alle Regioni del Nord al G7 Ambiente

[4 maggio 2017]

Secondo dati Aci riferiti alla composizione del parco autoveicoli in circolazione al 1° gennaio 2017 ed  elaborati da Osservatorio Autopromotec e Osservatorio Federmetano,  «Su un totale di 43,2 milioni di autoveicoli circolanti nel nostro Paese, quelli alimentati a carburante alternativo (e cioè ibridi, elettrici, a metano e a gpl) sono 3,4 milioni, che corrispondono al 7,9% del parco circolante. Gli autoveicoli alimentati con carburante tradizionale, ovvero a benzina e a gasolio, sono invece 39,8 milioni, e cioè il 92,1% del parco circolante».

Autopromotec e Federmetano  sottolineano che «Se si prendono in considerazione i dati regionali, emerge che sono le Marche la regione in cui vi è la percentuale maggiore di autoveicoli ad alimentazione alternativa (16,6%), seguite da Emilia Romagna (16,5%) e Umbria (11,6%)».

In coda alla graduatoria si trovano – probabilmente non a caso – tre Regioni autonome: «La Valle d’Aosta (dove solo il 2,2% degli autoveicoli circolanti è ad alimentazione alternativa), la Sardegna (2,4%) e il Friuli Venezia Giulia (3%)».

Per quanto riguarda il tipo di alimentazione alternativa, Autopromotec e Federmetano evidnziano che «Gli autoveicoli alimentati a gpl in Italia sono 2.259.773 (il 5,2% del parco circolante), quelli a metano 1.004.982 (il 2,3%) e quelli ibridi ed elettrici 131.732 (lo 0,3%). Si tratta, come è evidente, di quote marginali del parco circolante, che risulta ancora prevalentemente composto da autoveicoli alimentati in maniera tradizionale. Vi è anche da dire, però, che negli ultimi anni la quota di autoveicoli ad alimentazione alternativa è cresciuta rapidamente. Come infatti dimostrano i dati di settore, in Italia il parco di autoveicoli “verdi” è passato dalle 2,5 milioni di unità del 2010 alle 3,4 milioni di unità del 2016 (con un aumento percentuale del 35,1%). Gli autoveicoli a metano, in particolare, sono quelli che hanno fatto registrare la crescita maggiore (+38,9% dal 2010)».

Intanto dalla seconda Regione in classifica per auto a carburanti alternativi, l’Emilia Romagna, ricordano che c’è ancora un mese di tempo per richiedere gli eco-bonus regionali destinati alle imprese per la sostituzione di veicoli commerciali inquinanti con nuovi mezzi per il trasporto merci.

In particolare, i fondi della Regione sono destinati all’acquisto di nuovi veicoli commerciali leggeri per il trasporto merci fino a 3,5 tonnellate da parte di micro, piccole e medie imprese con sede legale o operativa in uno dei 30 Comuni regionali soggetti allelimitazioni della circolazione previste dal Pair 2020 o, in alternativa, con sede in Emilia-Romagna e pass di accesso alla zona a traffico limitato in uno dei 30 Comuni.

La Regione ricorda che «Gli incentivi, con obbligo di rottamazione, possono riguardare la sostituzione di veicoli commerciali inquinanti “di categoria N1” ad alimentazione diesel fino all’euro 3 con mezzi a minore impatto ambientale euro 6 ad alimentazione mista benzina-gpl, benzina-metano, benzina-elettrico ed elettrici».

«Finora  – sottolineano in Regione – sono 59 le domande che saranno finanziate con quasi 150 mila euro di contributi grazie al bando appena chiuso che la Regione ha però già deciso di riaprire, con l’obiettivo di raggiungere altre aziende e sostenere il più ampio rinnovo del parco veicolare per il miglioramento della qualità dell’aria. I fondi a disposizione, previsti dal Piano regionale per la qualità dell’aria Pair 2020, ammontano complessivamente a 2 milioni di euro».

Intervenendo agli “stati generali della green economy” in corso a Bologna, il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini,  si è mostrato molto preoccupato per la situazione dell’inquinamento atmosferico in Val Padana e ha affermato: «Un contributo alla riduzione dell’inquinamento dobbiamo metterlo in campo. Siccome l’inquinamento non ha confini e non ha colore politico, abbiamo iniziato da qualche settimana un lavoro, su cui dobbiamo insistere, con Piemonte, Lombardia e Veneto. Un lavoro che ci porti a prendere azioni comuni, anche abbastanza pesanti. Quando ci sarà il G7 Ambiente a Bologna a giugno, insieme con Maroni, Chiamparino e Zaia possiamo firmare alcune azioni comuni. Tutti siamo d’accordo a ridurre l’inquinamento, poi quando chiedono a te di fare la prima mossa tendi a pensare che sarebbe meglio toccasse a quello che hai di fianco…».

Secondo Bonaccini, «Il punto è che se assumiamo da soli, senza le altre regioni dell’area padana, misure anche un po’ coercitive nei confronti della popolazione, ad esempio per impattare sui gas di scarico, queste servono a poco. Servono a poco per via della stessa posizione geomorfologica della pianura padana, che rappresenta “una complicazione in se'” al ricambio dell’aria così come la forte antropizzazione di abitazioni e imprese».

Per questo, Bonaccini auspica «accordi e magari firme a tema proprio al G7 Ambiente di giugno a Bologna, per adottare davvero politiche comuni d’intesa col ministero dell’Ambiente».