Carburanti tossici: 4 Paesi africani non vogliono più il “Dirty Diesel”

Le multinazionali europee vendono in Africa carburanti sporchi vietati nell’Ue

[5 dicembre 2016]

Nigeria, Benin, Costa d’avorio e Togo, riuniti nella capitale nigeriana Abuja sotto l’egida dell’United Nations environnement programme (Unep) hanno annunciato che, a partire dal luglio 2017, limiteranno drasticamente i  livelli di zolfo autorizzati nel diesel.  Si tratta di impegni volontari che arrivano tre mesi dopo la pubblicazione del rapporto “Dirty Diesel”  di Public Eye. Gli impegni politici presi ad Abuja  impongono un limite di 50 parti per milione (ppm), ben meno dei limiti attualmente in vigore.

Al meeting hanno partecipato anche l’International council on clean transportation, l’organizzazione Usa all’origine dello scandalo delle emissioni truccate delle auto Volkswagen, la compagnie petrolifera statale Nigeria national petroleum corporation (Nnpc), l’African refiners association (Ara) e rappresentanti della Communauté économique des États de l’Afrique de l’ouest (Cedeao). Era presente anche il Ghana e Gian-Valentino Viredaz, un ricercatore di Public Eye che si occupa di materie prime, ha sottolineato che questo Paese «ha deciso recentemente di abbassare a 50 ppm, contro i 3.000 ppm attuali, il limite della concentrazione di zolfo incluso nei carburanti distribuiti sul suo suolo. E, prima del Ghana, la Communauté d’Afrique de l’Est aveva fatto lo stesso dal 2015. I Paesi riuniti ad Abuja hanno volute prendere degli impegni simili».

Il rapporto “Dirty Diesel”, pubblicato il 16 settembre, è il frutto di un’inchiesta di tre anni in 8 Paesi africani che ha concluso che l’inquinamento osservato nelle megalopoli del continente nero è in gran parte legato alla forte concentrazione di zolfo nel gasolio e nella benzina venduti da traders come Vitol, Trafigura, Addax & Oryx Group (Aog) e Lynx Energy, che dominano il mercato africano attraverso le loro filiali di distribuzione di carburante.

Public Eye  ha recuperato alla pompa i diversi carburanti venduti negli 8 paesi dove operano I traders svizzeri e  li ha fatti analizzare a un laboratorio  indipendente, ne è venuto fuori che «Nei due terzi dei  gasoli africani testati c’è un tenore di zolfo almeno 150 volte più elevato (1.500 parti per milione [ppm]) del limite autorizzato in Europa (10 ppm), concentrazioni molto dannose per la qualità dell’aria e per la salute degli abitanti». Le cose non vanno molto meglio per la benzina: la metà dei campioni africani presentano un tenore di zolfo da 15 a 72 volte il limite europeo. Public Eye non ha però testato I carburanti di altri grandi distributor non svizzeri, in particolare quelli della Total, che è la compagnie leader in Africa con il 20% del mercato.

Gli attuali limiti delle concentrazioni di zolfo nei carburanti sono di 3.000 ppm in Nigeria e in Benin, di 3.500 ppm in Costa d’Avorio e 10.000 ppm in Togo. Quindi, se entrasse in vigore, la riduzione della concentrazione sarebbe drastica:  «Il problema – dice Viredaz –  è sapere se verrà applicata. Gli esperti dell’Unep erano soddisfatti dei risultati, forti della loro esperienza in Africa orientale, dove l’evoluzione delle legislazioni è passata per impegni volontari».

Il 29 settembre la Ligue sénégalaise des droits humains (Lsdh) aveva presentato una denuncia sui carburanti tossici forniti ai Paesi africani, quello che nei Paesi africani francofoni viene chiamato lo scandalo “sale diesel”. La Lsdh chiede che la giustizia senegalese «persegua i responsabili di questo commercio pericoloso per la salute dei consumatori, ma anche i complici, attivi o passivi, che avrebbero lasciato sviluppare questo traffico senza denunciare niente». Tra questi c’erano anche i governi che finalmente ad Abuja hanno dichiarato guerra al “Dirty Diesel”

Géraldine Viret, di Public Eye, spiega che «Questa diagnosi del carattere nocivo del forte tenore di zolfo dei carburanti è condivisa da numerosi scienziati, tra i quali gli esperti dell’Unep. Dakar e Lagos hanno già una qualità dell’aria più cattiva di Pechino».

Nei carburanti “svizzeri” venduti in Africa Public Eye ha anche trovato quantità importanti di poli-aromatici e aromatici, benzene in quantità vietate nell’Ue e negli Usa. Secondo  il rapporto più della metà di questi carburanti tossici vengono spediti in Africa dai porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa, nell’Unione europea. L’Ong denuncia che «La preparazione di carburanti ad alto tenore di zolfo  – pericoloso per la salute dei subsahariani a causa di normative obbligatorie in materia  – è talmente radicato nelle abitudini degli intermediari svizzeri che hanno preso l’abitudine di chiamare questo tipo di carburante “African quality fuel”» Il dossier e le decisioni dei governi africani rappresentano un brutto colpo per traders come Trafigura, la multinazionale svizzera che stava cercando di rifarsi un’immagine sociale e ambientale dopo  il disastroso scandalo della Probo Koala, la nave dei veleni i cui traffici tossici vennero scoperti ad Abidjan nel 2006.

Lo scandalo “Dirty Diesel” ha provocato reazioni politiche anche in Europa: il 30 novembre, il Consiglio municipale di ’Amsterdam ha adottato a larga maggioranza una mozione che esige che la giunta della città, proprietaria del porto di Amsterdam, negozi il divieto di produrre ed esportare carburanti che presentano livelli di sostanze tossiche più elevate di quelle autorizzate dalle normative Ue.  Oggi la ministro del commercio e dello sviluppo olandese, Lilianne Ploumen, la ministro nigeriana dell’ambiente, Amina Mohammed, hanno organizzato una conferenza all’Aia alla quale partecipano rappresentanti di governi europei e africani, organizzazioni internazionali e industrie – sono stati invitati gestori di porti, raffinerie, compagnie petrolifere e traders di materie prime- ma anche organizzazioni della società civile come Public Eye e i sui partner. L’obiettivo è quello di discutere misure concrete per migliorare la qualità dei carburanti in Africa Occidentale.

Public Eye  denuncia: «Nonostante il ruolo svolto dagli intermediari svizzeri nel commercio dei carburanti sporchi in Africa, la Svizzera non ha ritenuto giusto inviare un alto funzionario all’Aia. Questa scelta è sintomatica dell’immobilismo del quale le autorità elvetiche si compiacciono».

Nella sua risposta a un’interpellanza parlamentare della Consigliera nazionale verde Lisa Mazzone, il Consiglio federale svizzero ha affermato che «Le imprese devono ridurre nella misura del possibile gli effetti negativi delle loro attività economiche sulla salute della popolazione». Ma il governo svizzero non è disposto ad approvare misure obbligatorie in questo senso.

Per quanto riguarda la Svizzera, Public Eye, sottolinea che «L’iniziativa per le multinazionali responsabili darà presto al popolo svizzero l’opportunità d’includere il dovere di diligenza nella Costituzione» , rivolta proprio a quelle multinazionali, l’Ong conclude sperando che «La pressione pubblica e mediatica li spingerà a migliorare la qualità del loro carburante anche prima che si evolvano i regolamenti».