Lo sostengono Greenpeace, Legambiente e Wwf

Centrale a carbone nel Sulcis? Italia contromano

Nel decreto del fare 2 si toglie alle rinnovabili per dare al carbone ed ai fossili

[17 settembre 2013]

Secondo Greenpeace, Legambiente e Wwf, «Il sussidio per una centrale a carbone nel Sulcis prelevato dalla bolletta dei consumatori, così come previsto nelle bozze di decreto del Fare 2 che circolano con insistenza, sarebbe un vero e proprio abominio e un autogol per l’Italia».

Gli ambientalisti sono convinti che «Realizzando un impianto a carbone in quell’area si riuscirebbe, in un sol colpo, a coniugare la fonte più inquinante e maggiormente responsabile dei cambiamenti climatici, la miniera più antieconomica d’Europa, il sistema di sussidio ai fossili meno trasparente, nonché il più iniquo per i consumatori. Invece di puntare le poche risorse economiche disponibili sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica, il decreto toglierebbe parte delle risorse previste in bolletta per le tecnologie pulite per darle a quelle sporche».

Per questo le tre grandi associazioni ambientaliste chiedono al Governo di «Non approvare una tale assurdità ambientale ed economica» ed ai parlamentari «Di essere vigili»  e annunciano che «Nel caso in cui la norma circolata fosse effettivamente varata, avanzerebbero  immediato ricorso alla Commissione Europea per manifesti aiuti di Stato. Proprio la Commissione Ue in passato aveva avviato procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per aiuti di stato al progetto del Sulcis: gli incentivi che si voleva dare all’energia elettrica prodotta da carbone (equiparandola a fonti rinnovabili) avrebbe costituito una palese distorsione della concorrenza».

Gli ambientalisti ricordano che «Le voci in bolletta connesse alle fonti fossili sono già passate dal 31 al 57% del totale. Di contro, i soldi spesi per il sostegno degli impianti che producono energia rinnovabile rappresentano oggi un risparmio tra i 30 e i 76 miliardi di euro  per la mancata importazione di fonti fossili. Inoltre, l’Autorità per l’Energia ha appena approvato uno schema per il capacity payment (in pratica, le centrali in sovrannumero vengono pagate solo perché assicurano la potenziale produzione di energia elettrica necessaria, non perché la producono davvero) senza che questo sia stato inquadrato in un piano adeguato per la chiusura delle centrali non necessarie e per lo sviluppo delle fonti alternative in sostituzione della capacità fossile».

Inoltre «Il Sulcis produce un carbone particolarmente sporco (zolfo) e dallo scarso potere energetico. E’ quindi diseconomico, oltre che cinico, che gli ex minatori del Sulcis vengano impiegati per sostenere una produzione senza futuro, invece di cercare concrete e durature alternative occupazionali nel comparto dell’energia. A riscattare il progetto non basterebbe prevedere la realizzazione – a spese dei consumatori! – di un impianto di cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs), una tecnologia sperimentale, molto costosa e ancora poco affidabile». E le associazioni si chiedono: «E’ possibile che il Governo scelga di fare un investimento a perdere ipotecando i prossimi 20 anni quando in Italia siamo in presenza di una sovrapproduzione energetica e di migliaia di lavoratori delle centrali termoelettriche in cassa integrazione? Si consideri inoltre che in Sardegna sono già operative altre due centrali a carbone e che sono in discussione ulteriori due progetti di impianti alimentati con quella fonte: una vera condanna, dal punto di vista economico, ambientale e sanitario per quella terra».

Per Greenpeace, Legambiente e Wwf «L’Italia deve puntare su efficienza energetica ed energie rinnovabili, comparti nei quali esprime enormi potenzialità, e non consegnarsi mani e piedi alla dipendenza energetica dalle fonti fossili: in tal senso, è necessario che ci si doti di obiettivi concreti, a livello europeo e italiano; e che il Governo si impegni concretamente, in sede Ue, affinché vengano previsti target di crescita delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, oltre che di contenimento delle emissioni di gas serra, per il 2030. Derive come quello di una centrale a carbone nel Sulcis indicano come obiettivi cogenti su rinnovabili ed efficienza siano essenziali per “aiutare” il Paese a tenere la barra a dritta».