Centrali a carbone in Italia, il M5S chiede una commissione d’inchiesta

[11 febbraio 2015]

Il Movimento 5 Stelle ha depositato una proposta di legge per istituire una Commissione d’inchiesta parlamentare sulle centrali a carbone italiane, con lo scopo di «rendere intransigente l’attuale normativa in materia ambientale e sanitaria, relativamente alle attività di monitoraggio» legata alle centrali stesse.

Secondo i parlamentari pentastellati  le 13 centrali a carbone in Italia significano 13  città soffocate dall’inquinamento, e non solo: «E’ tutta l’Italia a soffrire per un’economia energetica impostata su questi giganti dell’inquinamento».  I grillini sottolineano che «il loro impatto è enorme sia sulla salute dei cittadini che per l’ambiente. Le evidenze scientifiche in tutto il mondo testimoniano un forte impatto sulla salute da parte della produzione di energia elettrica con il carbone». La proposta di legge chiede dunque di «procedere da subito con l’acquisizione di tutta la documentazione medica e scientifica già presente per ogni sito».

Ma non si tratta “solo” di salute. L’analisi dei dati dovrà servire soprattutto a  «verificare l’effettivo costo della produzione di elettricità da carbone rispetto alla produzione di energia da fonti rinnovabili, includendo nei costi del kWh dell’elettricità da carbone anche le esternalità negative, ossia gli impatti ambientali e sanitari causati dalle emissioni climalteranti e inquinanti della combustione del carbone medesimo. Numeri che non vengono mai inclusi nei “costi di produzione”».

Tra le altre cose, la Commissione d’inchiesta proposta dal Movimento 5 Stelle «dovrebbe stabilire anche come mai si intendano utilizzare risorse provenienti dai fondi NER 300 (lo strumento finanziario gestito da Commissione Ue, Banca di investimenti europea e Stati membri, ndr) per una sperimentazione sui CSS (Carbon capture ad storage, ndr) da energia non rinnovabile, non prevista dal protocollo dello stesso NER. Dovrà poi verificare le Aia delle centrali attive, e assicurarsi che i cittadini «attraverso comuni e comitati abbiano accesso ai dati».