Certificazione energetica, ecco come stimare la classe dell’edificio

Il calcolo in base al fabbisogno di energia primaria che occorre per riscaldarlo

[15 maggio 2014]

Quando abbiamo intenzione di acquistare una casa il primo passo da compiere è capire se l’investimento ne vale la pena. Soprattutto per chi necessita di rivolgersi agli istituti di credito per l’erogazione di un mutuo, poiché restituire il capitale richiesto può esser impegnativo. Usare un comparatore gratuito online premette di confrontare tra loro i prodotti dei diversi operatori sul mercato, come Cariparma, Barklays e così via, e aiuta a trovare una soluzione vantaggiosa.

Però, decidere quale immobile acquistare prevede un confronto tra fattori più complessi del paragone tra i tassi di interesse. Possono essere messi in gioco numerosi fattori, dalla posizione dell’edificio, all’ampiezza e disposizione degli spazi, eccetera: qualunque sia la scelta degli acquirenti, una grande attenzione va obbligatoriamente posta alla certificazione energetica. Anche l’Italia infatti negli ultimi anni si è adeguata alla Direttiva Europea sulla prestazione energetica nell’edilizia che prevede l’obbligo di attribuire ad ogni immobile una classe energetica.

Questa classe viene attribuita in base al fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento dell’edificio, ovvero in base al rapporto kWh per metro quadro di superficie o anche kWh per metro cubo di volume. È molto complesso stabilire la classe energetica di un edificio, poiché i fattori che la determinano sono in realtà numerosi e pretendono una grande ricerca sulle qualità tecniche degli impianti, dei materiali utilizzati, e così via.

È possibile, però, farsi un’idea della classe energetica della propria abitazione (A+, A, B, C, D, E, F e G) e chi è un passo dall’acquisto di una casa nuova saprà che gli edifici di nuova costruzione hanno l’obbligo di rientrare nella classe C. Il Decreto di recepimento della Direttiva europea infatti prevede che entro il 2021 tutti gli edifici da costruire siano ad energia quasi zero, ovvero ad altissime prestazioni energetiche. Per stimare la classe energetica occorrerà, quindi, fare un paio di calcoli confrontando i risultati con la scala delle classi facilmente reperibile online in base alle regioni.

Calcolare la classe energetica del proprio appartamento con riscaldamento autonomo un metodo molto immediato è quello di far riferimento alle bollette del gas. Da queste è infatti possibile contare il consumo annuo in metri cubi di gas metano impiegati per riscaldare l’appartamento durante l’inverno. Il numero individuato va poi moltiplicato per 8,3 (i kWh/metro cubo prodotti da una caldaia a gas tradizionale) e l’importo ottenuto diviso a sua volta per il numero di metri quadri di superficie utile.

In questo modo avremo un assaggio di certificazione energetica, ma non dobbiamo dimenticare che la classe – e quindi il consumo energetico durante l’inverno – varia a seconda di numerosi fattori, tra cui la zona climatica in cui abitiamo.  Per un calcolo accurato dell’Indice di Prestazione Energetica (EPI), il consumo globale dell’appartamento sarà calcolato dal fabbisogno di energia termica dell’edificio, il quale a sua volta dipende strettamente dalla fascia climatica in cui sorge l’edificio.

Banalmente, infatti, si può considerare che più abitiamo in un posto freddo, più energia consumeremo per il riscaldamento, per cui è importante conoscere il Grado Giorno (GG) del nostro comune con il quale calcolare il nostro fabbisogno: questo valore di riferimento indica infatti la somma delle differenze giornaliere tra la temperatura media ambiente di 20° e la temperatura esterna durante il periodo invernale.

di Cecilia Parola