Chernobyl, energia solare accanto al cadavere radioattivo del nucleare. Un progetto cinese

Ucraina e Cina per un grande impianto solare e una nuova comunità nella zona di esclusione

[16 gennaio 2017]

Due imprese cinesi, Golden Concord Holding (Glc) e China State Construction Engineering Corporation (Cscec), vogliono costruire un gigantesco impianto di energia solare – intanto da da un gigawatt, ma si potrebbe arrivare a 4 GW –  su 2.500 ettari di terreno nella zona di esclusione, 10 Km a sud della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, praticamente nell’epicentro del più grande disastro nucleare del mondo, che, a partire dal 1986, ha fatto migliaia di vittime, ha contaminato centinaia di migliaia di “liquidatori” e continua a seminare malattie e cancro tra Ucraina, Bielorussia e Russia.

Come ricorda Climate News Network, già nell’ottobre 2016 il ministro ucraino dell’ecologia e delle risorse naturali, Ostap Semerak, aveva annunciato che Glc e Cscec erano pronte a spendere 1 miliardo di dollari per realizzare il progetto tra il 2017 e il 2018. La Gcl System Integration Technology (Gcl.Si), una consociata della Glc, una delle più grandi imprese di energia rinnovabile della Cina, fornirà e installerà i pannelli solari a Chernobyl, mentre la China National Complete Engineering Corporation (Ccec), una consociata dell’impresa statale China National Machinery Corporation (Sinomach), costruirà e gestirà l’impianto.

Secondo Semerak, «Ci saranno notevoli benefici sociali ed economici, intanto cerchiamo di rinnovare l’area che è stata  danneggiata con l’energia verde e rinnovabile.  Si tratta di terreni a buon mercato e l’abbondante luce solare costituisce una solida base per il progetto. Inoltre, i servizi di trasmissione elettrica rimasti [quelli che trasportavano l’energia nucleare di Chernobyl, ndr] sono pronti per il riutilizzo».

I cinesi dicono che i lavori per realizzare la centrale solare di Chernobyl cominceranno quest’anno e Shu Hua, presidente della Glc-Si, è convinto che «Ci saranno notevoli benefici sociali ed economici come cerchiamo di rinnovare con energia verde e rinnovabile l’area una volta danneggiata. Siamo lieti degli sforzi congiunti che stiamo facendo con l’Ucraina per ricostruire una comunità per la popolazione locale».

Evidentemente per il governo ucraino e le multinazionali cinesi ricostruire una comunità all’interno di una zona di esclusione nucleare non è molto rischioso. Anzi, Shu aveva già detto che il progetto di Chernobyl è uno di quelli più importanti per estendere la penetrazione all’estero dell’offerta di servizi solari made in China.

Il solare nella zona di esclusione di Chernobyl può essere visto in due modi: come vittoria dell’energia rinnovabile sul nucleare che ha causato uno dei più grandi disastri del pianeta, spargendo radioattività in tutta Europa e ricoprendo con in suo fall-out  un vasto territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, oppure come un gigantesco tentativo di greenwashing, per poter dichiarata finita l’era post-Chernobyl, realizzando una centrale fotovoltaica nell’are più colpita dal disastro nucleare, dimostrando così che dopo una trentina d’anni si più mettere una pietra – o meglio un pannello solare – sopra disastri nucleari come Chernobyl o Fukushima Daiichi. Entrambe le ipotesi piacciono ai cinesi, impegnati sia ad incrementare (ed esportare) le energie rinnovabili che a costruire centrali nucleari, anche perché annoverano l’energia atomica tra quelle “pulite”.

Fino ad ora la zona di esclusione, che comprende la città di Pripyat, era vietata agli esseri umani, anche se gruppi di anziani e di disperati sono rimasti e continuano a coltivare terreni contaminati, a bere acqua radioattiva ed ad allevare e cacciare animali che, come loro, si cibano di quel che cresce e vive nella zona di esclusione di Chernobyl.ùTra chi viveva a Chernobyl prima del disastro, ai più è consentito di rientrare una volta o dyue all’anno per rivedere le loro vecchie case o per portare un fiore sulle tombe dei loro parenti. Ma negli ultimi anni a Chernobyl è anche cresciuto il “turismo della catastrofe nucleare” che probabilmente si sentirà ancora più “sicuro” dopo che sul cadavere radioattivo della centrale nucleare è stato eretto – con enormi riardi e sovracosti stratosferici – un nuovo sarcofago rivestito di acciaio  (la più grande struttura mobile terrestre mai costruita), che dovrebbe impedire che le emissioni radioattive continuino a fuoriuscire dal vecchio sarcofago di cemento, gettato nel 1986 sul disastro nucleare dagli eroici “liquidatori” suicidi di Chernobyl, che si sta sgretolando a causa delle radiazioni.

Nonostante tutto questo, finora, né gli ucraini, né i cinesi hanno comunicato quali misure di sicurezza intendano adottare per consentire la costruzione dell’impianto solare, la sua gestione e manutenzione e addirittura la costituzione di una nuova comunità locale nell’area di esclusione.

Probabilmente a Kiev e Pechino si pensa che gli esseri umani potranno sopravvivere in un ambiente radioattivo come stanno facendo alci, cervi, cinghiali e lupi che hanno ricolonizzato la zona di esclusione di Chernobyl dopo che è stata abbandonata dagli uomini. Ma Climate News Network sottolinea che numerose ricerche dimostrano che la contaminazione nucleare è ancora elevata e che molti piccoli uccelli stanno subendo mutazioni, i piccoli mammiferi presentano numerose malattie e gli insetti  e le comunità microbiche del suolo sono diminuiti in modo preoccupante.