Oggi la denuncia (italiana) all’Europarlamento per la centrale termoelettrica di Ivankov

Chernobyl, in Ucraina si brucia legname radioattivo per ottenere elettricità e concime?

Bonfatti (Mondo in cammino): «L’area è stata fortemente contaminata dal fallout dell’incidente nucleare e continua ad essere ricontaminata dai fallout dei vari incendi che si presentano ogni estate»

[26 aprile 2017]

Non è uno sterile ricordare quello che ogni 26 aprile, da quel tragico 1986, riporta sulle cronache di tutto il mondo il nome di Chernobyl. Trentuno anni fa si consumò la più grande tragedia di sempre nella storia del nucleare civile – che pure con la sua memoria non è riuscita a impedirne altre, da ultimo il disastro di Fukushima –, in quella che allora era una città della Repubblica socialista sovietica dell’Ucraina.

Una tremenda esplosione coinvolse il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, un dramma la cui conclusione rimane ancora oggi lontana. Nelle aree dove è ancora alta la contaminazione radioattiva, in Bielorussia, Russia e Ucraina, risiedono milioni di cittadini. Quanti? Secondo stime prudenti (fornite da Legambiente, attiva in loco con il progetto Rugiada) per la sola Bielorussa si parla di 1,141 milioni di persone di cui 216mila bambini, cifre che arrivano complessivamente a superare gli 8,2 milioni di persone secondo Sortir du nucléaire.

Una crisi infinita, che riguarda da vicino tutta l’Europa. Come ha rilevato due anni fa la Criiad francese, sulle Alpi – versanti italiani compresi – sono ancora presenti suoli fortemente contaminati dal fallout radioattivo che seguì l’esplosione di Chernobyl. Materiale radioattivo scagliato in atmosfera fino a migliaia di chilometri di distanza in tutta Europa che ha contaminato non solo il suolo ma anche ciò che vi cresce, col rischio che possa finire anche sulle nostre tavole. Un rischio che, secondo quanto denunciato oggi al Parlamento europeo e italiano dai volontari di Mondo in cammino – organizzazione che da anni si prende cura dei bambini di Chernobyl risiedenti nelle aree contaminate –, sembra si stia incoscientemente perpetuando sotto i nostri occhi.

Nella denuncia inviata oggi all’Europarlamento, il presidente di Mondo in cammino Massimo Bonfatti ripercorre la storia della centrale termoelettrica a biomasse “EkoTES” nella città di Ivankov, in Ucraina. In funzione dal 2014 – anche grazie a un finanziamento «di 15,6 milioni di euro» della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Ebrd) –, la centrale termoelettrica «brucia fino a 641,76 tonnellate al giorno e  il legname è prelevato nelle zone contaminate di Ivankov».

«La provincia di Ivankov, ai confini della zona di esclusione di Chernobyl – si legge nei documenti inviati al Parlamento Ue – è stata fortemente contaminata dal fallout dell’incidente nucleare e continua ad essere ricontaminata dai fallout dei vari incendi che si presentano ogni estate nella zona di esclusione». In particolare, statisticamente «dal 2 all’8% dei radionuclidi presenti nelle emissioni aeree, causate dalla centrale, ricadono in Europa in conseguenza degli eventi meteorologici», mentre «la cenere radioattiva prodotta dalla centrale, oltre a essere usata per le civili abitazioni come amalgama al calcestruzzo, viene distribuita in tutta l’Ucraina e viene usata come fertilizzante per i terreni per aumentare la resa quantitativa della produzione agricola». Produzione che «raggiunge anche il mercato europeo».

«Risulta illogico bruciare legna contaminata “a norma” – argomenta Bonfatti – soprattutto per province come quella di Ivankov e quella confinante di Polesie, a causa dell’effetto di potenziamento della preesistente e forte contaminazione». Che fare dunque? Innanzitutto chiarezza.

Al Parlamento europeo si chiede di promuovere «un’azione urgente e congiunta da parte della Comunità europea con l’Ucraina per la verifica dello stato radioecologico della provincia di Ivankov, incluse le foreste e ponendo una particolare attenzione a tutti i radionuclidi coinvolti, non solo al Cesio137 e allo Stronzio90, ma anche a isotopi come l’Americio241», di indagare insieme alle autorità locali su come è avvenuto sinora «l’approvvigionamento di legname e come e a chi è stata distribuita la cenere prodotta dalla centrale», e di indagare cosa ha portato Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo a sostenere il progetto della centrale. Tutto questo insieme alla volontà di spiegare direttamente al Parlamento europeo «i danni alla salute riscontrati nella seconda generazione dei cosiddetti “bambini di Chernobyl” della provincia di Ivankov sottoposti, dal 2014, a un doppio fallout radioattivo». Perché dalla memoria si passi all’azione.