Ci vuole 10 volte più tecnologia verde per rispettare gli obiettivi globali sulle emissioni di gas serra

Lo sviluppo e distribuzione delle innovazioni in campo ambientale deve decuplicare la propria velocità per centrare l'Accordo di Parigi

[5 gennaio 2017]

Secondo lo studioDelay-induced Rebounds in CO2 Emissions and Critical Time-Scales to Meet Global Warming Targets“, pubblicato su Earth’s Future da un team della Duke University, «la diffusione globale delle tecnologie verdi deve accelerare in modo significativo al fine di evitare futuri rimbalzi delle emissioni di gas serra».

Il principale autore dello studio, l’italiano Gabriele Manoli, che ora lavora all’istituto di ingegneria ambientale dell’ETH Zürich, spiega che «sulla base dei nostri calcoli, non riusciremo a soddisfare gli obiettivi riscaldamento climatico stabiliti dall’accordo di Parigi, a meno di accelerare la diffusione delle tecnologie pulite». Quanto?  Circa 10 volte più velocemente rispetto al passato», spiega Manoli. Sono infatti «necessarie  nuove strategie radicali per implementare i progressi tecnologici su scala globale e a tassi senza precedenti, se devono essere raggiunti gli attuali obiettivi di emissioni».

Nello studio, al quale hanno partecipato anche Gabriel G. Katul della Nicholas school of the environment and earth sciences della Duke University, e Marco Marani, che lavora anche al Dipartimento di ingegneria civile, edile e ambientale dell’università di Padova, sono state utilizzate particolari equazioni differenziali per calcolare il ritmo con cui sono aumentate le emissioni globali pro-capite di CO2 dopo la seconda rivoluzione industriale – un periodo di rapida industrializzazione, alla fine del IXX secolo e all’inizio del XX secolo. I tre ricercatori hanno poi confrontato questo ritmo con la velocità di diffusione delle nuove innovazioni nelle tecnologie low carbon. Quindi hanno utilizzato questi trend storici insieme alle proiezioni di crescita della popolazione mondiale e sono stati in grado di stimare il probabile ritmo dei futuri incrementi delle emissioni e di determinare anche la velocità con cui devono avanzare l’innovazione tecnologica e la diffusione delle tecnologie per contenere il riscaldamento globale al di sotto dell’obiettivo massimo di +2 °C – un impegno sottoscritto anche dall’Italia – concordato a Parigi.

«Non è più sufficiente avere tecnologie per la riduzione delle emissioni – sottolinea Manoli – Le dobbiamo incrementare  e diffondere a livello globale a una velocità senza precedenti».

Lo studio italo-statunitnse dimostra che, dalla seconda rivoluzione industriale, le emissioni pro capite di CO2 sono aumentate di circa il 100% ogni 60 anni, in genere compiendo grandi salti. Questa “crescita puntiforme” si è verificata in gran parte a causa di sfasamenti temporali nella diffusione dei progressi tecnologici per il contenimento delle emissioni, che vengono aggravati dagli effetti della rapida crescita della popolazione.

«A volte questi ritardi sono di natura tecnica, ma  come dimostra ampiamente la storia recente – conclude Manoli – possono anche essere causati da ostacoli politici o economici. Qualunque sia la causa, la nostra quantificazione dei ritardi storicamente associati a tali sfide dimostra che ora è necessario accelerare di 10 volte la diffusione delle tecnologie verdi per ritardare l’orologio dell’apocalisse».