Prevista una crescita del nucleare nel mondo, ma i rischi sono altissimi

La Cina non ha più paura di Fukushima: 88 GW di nucleare entro il 2020

[22 aprile 2014]

Zhang Huazhu, il capo dell’Associazione dell’energia nucleare della Cina, ha detto che «La capacità entro il nucleare installata della Cina, compresa quella operativa ed in costruzione, dovrà raggiungere gli 88 GW entro il 2020. L’elettricità nucleare svolgerà un ruolo più importante nel miglioramento della struttura energetica della Cina, mentre il paese si confronta con il cambiamento climatico e l’inquinamento dell’aria»

Lo smog venefico che ha avvolto le città cinesi sembra aver fatto scomparire anche il disastro nucleare di Fukushima Daiichi nel vicino Giappone che aveva consigliato al regime comunista cinese una saggia frenata riguardo ai suoi mega progetti nucleari anche in aree a forte rischio terremoto/tsunami.

Zhang ora dice che il destino della Cina dipenderà sempre più dal nucleare e rivela che «La Cina ha prodotto circa 51,3 miliardi di kWh di elettricità nucleare nel 2013, il che rappresenta una riduzione delle emissioni di biossido di carbonio di 56 milioni di tonnellate». Peccato che le metropoli cinesi soffocate dallo smog non se ne siano accorte.

I cinesi citano un recente rapporto di Roland Berger Strategy Consultants secondo il quale entro il 2030 la produzione di energia nucleare nel mondo potrebbe crescere del 26%  «Malgrado la decisione di alcuni Paesui di rinunciare a breve o lungo termine al nucleare e questo in particolare in seguito alla catastrofe di Fukushima avvenuta tre anni fa in Giappone».

Da quell’11 marzo 2011 le centrali nucleari sono diminuite di 9 unità: mentre sono state terminate 13 nuove centrali, 2 sono state ripristinate, 24 fermate (16 delle quali per l’uscita dal nucleare) e 8 chiuse definitivamente perché giunte a fine vita. Nel mondo sono in costruzione una settantina di reattori, la metà dei quali in Cina e Russia.

Lo studio di Roland Berger evidenzia che entro 15 anni il parco nucleare del mondo aumenterà da 435 unità a 489 unità, cioè da 372 GW a 470 GW. Si tratta di un numero di nuovi progetti nucleari che va da 123 a 224 (si dovranno sostituire molte centrali obsolete), 56 dei quali in Cina, 16 in Russia e 14 in India, ma al club si uniranno anche nuovi Paesi come gli Emirati arabi uniti, l’Arabia Saudita e il Vietnam. Che non nascondono ambizioni nucleari che, a quanto pare, ormai sembrano precluse solo all’Iran ed alla Corea del Nord.

I Paesi più tecnologicamente avanzati sostituiranno soprattutto le vecchie centrali a fine vita, come Gran Bretagna, Repubblica Ceca, la disastrata Ucraina di Chernobyl e la nuclearissima Corea del Sud  e, forse, gli Usa. Ma la cosa più probabile è che la vita di molte centrali venga prorogata fino ad 80 anni.

Il rapporto Roland Berger evidenzia che il mercato nucleare mondiale è ad una svolta: «Nel 2030, il 70% delle centrali nucleari nel mondo avranno tra i 40 ed i 60 anni ed i governi dovranno decidere se rimpiazzarle o avviare una transizione. Tenuto conto della durata del ciclo del nucleare (decisione, costruzione, messa in servizio), il periodo 2015 – 2030 è critico per il mercato del rimpiazzo».

Dopo il 2030 i due più grandi mercati di sostituzione delle centrali nucleari saranno Francia e Russia, ma anche gli Usa non saranno messi bene e tutto dipenderà dal fatto se il boom del gas da scisto non si rivelerà effimero come sembra.

Tutto questo sforzo praticamente per nulla, visto che secondo il rapporto «Nel 2050, la quota del nucleare nella capacità produttiva mondiale potrebbe retrocedere leggermente in rapporto al 2030 (- 1% circa)», mentre aumenterà di circa 35 GW.  E nonostante l’arrivo sul mercato delle centrali di Paesi instabili politicamente e tecnologicamente impreparati, la tenuta del nucleare continuerà a dipendere dalla ricostruzione delle centrali a fine vita di tre grandi Paesi: Francia, Russia ed Usa,  mentre il suo sviluppo post-Fukushima sarà in nuovi Paesi a corto di energia ma anche di risorse per i loro popoli.