Torna l'accordo fra le istituzioni sullo smaltimento delle acque

Smaltimento acque radioattive del Cisam: ecco i primi risultati delle analisi

Paolo Battisti (Enea): «Valori ben al di sotto della formula di scarico»

[17 ottobre 2013]

Si è tenuto ieri l’incontro, convocato dal prefetto di Pisa Francesco Tagliente, per aggiornare istituzioni e media sull’andamento dello smaltimento delle acque del reattore nucleare del Cisam, a San Piero a Grado. Un incontro nato a seguito dei numerosi malumori scatenati dallo spettro dell’inquinamento nucleare, spettro che stando alle rassicurazioni fornite dalle istituzioni coinvolte, non ha particolare consistenza.

Sempre ieri i primi risultati delle analisi svolte da Enea e comunicate da Battisti al telefono: «Abbiamo i dati sui due valori più rilevanti, ossia il sul Cesio 137 e il Trizio. Il Cesio è 10 volte al di sotto del limite imposto dalla formula di scarico (4,45 E-01), in una misura praticamente non rilevabile, mentre il trizio è pari alla metà del limite imposto nella formula di scarico (1,00E+02)». Per gli altri valori occorre aspettare ancora un po’, e sia Battisti che Bucci dell’Arpat, nonché il prof. Aquaro dell’Università di Pisa hanno ribadito a più riprese anche le difficoltà di analisi per valori che appaiono estremamente bassi e perciò difficili da rilevare.

All’incontro hanno partecipato il Prefetto di Livorno Tiziana Costantino, i Presidenti delle Provincie di Pisa e  di Livorno, Andrea Pieroni e Giorgio Kutufà, il vicesindaco di Pisa Paolo Ghezzi e l’Assessore all’ambiente del Comune di Livorno Massimo Guli’, il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco Marco Frezza, il Direttore Generale della Usl 5 Massimo Dal Forno e il Direttore dell’ Azienda Ospedaliera pisana Renato Gianbastiani, il Prof. Donato Aquaro del Dipartimento Ingegneria Civile ed Industriale dell’Università di Pisa, il Questore Gianfranco Bernabei, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Andrea Brancadore e i rappresentanti di vertice delle altre Forze di Polizia; Marcello Mossa Verre e Silvia Bucci per l’ARPAT, Luciano Bologna e Carmelina Salierno per l’ISPRA e Paolo Battisti per l’ENEA (al telefono).

L’ammiraglio Domenico De Bernardo, responsabile del procedimento, conferma l’andatura di marcia nonostante qualche giorno di ritardo dovuto al rodaggio dell’impianto, costato 200.000 euro e costruito dalla Formeco di Padova; un “oggettino” cui il Cisam tiene molto perché resterà al suo interno.

Il senso di sicurezza fra gli enti pisani è diffuso, mentre le istituzioni livornesi, fino a ieri tenute un po’ ai margini della vicenda, hanno avuto le loro prime rassicurazioni. Sia l’assessore all’ambiente del Comune di Livorno Gulì, che il prefetto Costantino hanno infatti espresso un certo disappunto per la mancata comunicazione e coinvolgimento nei tavoli tecnici di preparazione. E per proseguire su questa strada di dialogo aperto i rappresentanti istituzionali si sono quindi impegnati a replicare incontri di questo tipo ogni tre mesi, per essere costantemente aggiornati.

Arpat, dopo aver ricordato la struttura del piano di monitoraggio pubblicato qualche giorno fa ribadisce l’impegno nelle analisi su più punti di campionamento – compresa la foce dei Navicelli – e il confronto fra i propri risultati e quelli di Enea; l’Ispra da parte sua ha ricordato il suo coinvolgimento “non dovuto” ma richiesto dal Ministero della Difesa e il parere favore espresso sulla non rilevanza radiologica della pratica.

La formula di scarico ha un limite dose ridotta da 10 a 2.5 microSv/anno, cioé 4 volte inferiore ai limiti di legge. Le ipotesi di calcolo sono state estreme, ossia ipotizzando una popolazione di bambini con dieta completamente basata sull’acqua dei Navicelli, che navighi sul canale per 1000 ore/anno e che nuoti nel canale per 100 ore/anno. Due elementi questi ultimi, di grande utilità per chi in effetti frequenta i Navicelli pur non arrivando a berne le acque: si pensi solo agli atleti che si allenano nel canottaggio lungo il Canale. La scelta tecnologica per la decontaminazione delle acque è stata definito dal prof. Aquaro “sparare con un cannone su una mosca”, a voler sottolineare la scarsa radioattività di queste acque e la volontà di utilizzare una procedura quasi sovradimensionata rispetto al loro effettivo pericolo, per non voler rischiare nulla.