Coltivare geotermia e spirulina insieme, una scommessa toscana da cento posti di lavoro

Questa microalga è un formidabile alleato nella lotta ai cambiamenti climatici, e in un mondo dove le bocche da sfamare continuano ad aumentare

[9 ottobre 2018]

Tra i numerosi esempi offerti nel corso del convegno Prospettive e ricadute della green economy, organizzato a Pisa all’interno del Festival Internazionale della Robotica, quello più efficace nel sottolineare le potenzialità di un approccio trasversale allo sviluppo delle energie rinnovabili e della geotermia in particolare arriva ancora una volta dal territorio locale: a Chiusdino si è infatti conclusa con successo una sperimentazione in grado di dimostrare il binomio vincente tra la coltivazione geotermica e quella dell’alga spirulina, una microalga dalle molteplici potenzialità industriali e alimentari – tanto che presto rientrerà nel menù degli astronauti Nasa.

Le microalghe producono circa la metà dell’ossigeno atmosferico che respiriamo, rappresentano una fonte alimentare ricca di proteine (nella spirulina ammontano al 66%, quando in media nella carne arrivano al 43%), possono essere coltivate anche in acqua salata e non hanno bisogno di pesticidi; inoltre per ogni kg di biomassa prodotta vengono fissati 2 kg di CO2. Tutti elementi che rendono la spirulina un formidabile alleato nella lotta ai cambiamenti climatici, e in un mondo dove le bocche da sfamare continuano ad aumentare.

Il costo della CO2 necessaria per alimentare le coltivazioni e quello della loro termoregolazione rappresentano i principali costi di produzione dell’alga spirulina: ecco dunque che abbinarla alla coltivazione geotermica – in grado di fornire entrambi gli elementi in modo economico e sostenibile, attraverso la fornitura CO2 proveniente dagli impianti geotermoelettrici, di acqua calda e fredda – rappresenta un binomio vincente dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Come illustrato da Marco Paci (Head of geothermal laboratories di Enel Green Power) e Niccolò Bassi (F&M srl, azienda spin-off dell’Università di Firenze), oggi «l’idea è quella di poter realizzare una vera e propria filiera guidata da CoSviG, che abbia le potenzialità per arrivare a 100 assunti e a evitare l’immissione in atmosfera di oltre 20mila ton/anno di CO2. Sono già state individuate oltre 20 aree idonee alla produzione di spirulina vicino a centrali geotermoelettriche».