Combustibili alternativi per trasporti: ecco i requisiti minimi per le infrastrutture in Ue

[28 ottobre 2014]

L’Ue elabora un quadro comune di misure per la realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi per ridurre al minimo la dipendenza dal petrolio e attenuare l’impatto ambientale nel settore dei trasporti. Con direttiva pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea di oggi l’Unione stabilisce i requisiti minimi per la costruzione dell’infrastruttura per i combustibili alternativi alle fonti di petrolio fossile, inclusi i punti di ricarica per veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale (Gnl e Gnc) e idrogeno. Costruzioni da attuarsi mediante i quadri strategici nazionali degli Stati membri, nonché le specifiche tecniche comuni per tali punti di ricarica e di rifornimento, e requisiti concernenti le informazioni agli utenti.

Sulla base della consultazione delle parti interessate e degli esperti nazionali e delle competenze acquisite, confluite nella comunicazione della Commissione del 24 gennaio 2013, “Energia pulita per il trasporto, una strategia europea in materia di combustibili alternativi”, l’elettricità, l’idrogeno, i biocarburanti, il gas naturale e il gas di petrolio liquefatto (Gpl) sono stati identificati, attualmente, come i principali combustibili alternativi con potenzialità di lungo termine in termini di alternativa al petrolio, anche alla luce del loro possibile utilizzo simultaneo e combinato mediante, ad esempio, sistemi che impiegano la tecnologia a doppia alimentazione.

I combustibili sintetici – che sostituiscono diesel, benzina e jet fuel – possono essere prodotti a partire da diverse materie prime, convertendo biomassa, gas, carbone o rifiuti di plastica in combustibili liquidi, metano e dimetiletere. I combustibili diesel sintetici paraffinici, quali oli vegetali idrotrattati e diesel Fischer-Tropsch, sono fungibili e possono essere miscelati con combustibili fossili diesel a un tasso di miscelazione molto alto o possono essere usati puri in tutti i veicoli diesel esistenti o futuri. Questi combustibili possono pertanto essere distribuiti, stoccati e usati con le infrastrutture esistenti. I combustibili sintetici che sostituiscono la benzina, come il metanolo e altri alcol, possono essere miscelati con la benzina e tecnicamente usati con l’attuale tecnologia dei veicoli apportando lievi adattamenti. Il metanolo. Così come il Gpl, può essere usato anche per la navigazione interna e per il trasporto marittimo a corto raggio. Inoltre il Gpl – combustibile alternativo derivato dal trattamento del gas naturale e della raffinazione del petrolio – può essere usato per il trasporto stradale (autovetture e autocarri) per tutti i tipi di distanze. L’infrastruttura Gpl è relativamente ben sviluppata ed esiste già nell’Unione un numero significativo di stazioni di rifornimento (circa 29 000). Tuttavia, la distribuzione di tali stazioni di rifornimento è disomogenea, con una scarsa penetrazione in un certo numero di paesi. In alcuni casi è addirittura assente tanto che è necessario costruire nuove reti infrastrutturali non solo per il Gpl ma ad esempio per l’elettricità, il gas naturale e gas naturale compresso e l’idrogeno.

L’assenza di uno sviluppo armonizzato dell’infrastruttura per i combustibili alternativi nell’Unione  in alcuni casi impedisce la realizzazione di economie di scala sul versante della offerta e la mobilità diffusa all’interno dell’Ue sul versante della domanda. E comunque,ostacola l’introduzione sul mercato di veicoli alimentati con combustibili alternativi e ne ritarda i benefici per l’ambiente.

Il coordinamento dei quadri strategici di tutti gli Stati membri, dunque, dovrebbe garantire la sicurezza a lungo termine necessaria per favorire gli investimenti pubblici e privati nelle tecnologie dei veicoli e dei carburanti e per la costruzione dell’infrastruttura, al fine di perseguire il duplice obiettivo di rendere minima la dipendenza dal petrolio e attenuare l’impatto ambientale dei trasporti. A tale scopo gli Stati membri dovrebbero elaborare quadri strategici nazionali dove illustrano i propri obiettivi nazionali e le relative azioni di supporto. Azioni che dovrebbero comprendere lo sviluppo della necessaria infrastruttura da realizzare, in stretta collaborazione con le autorità regionali e locali e con il settore interessato, tenendo altresì conto delle esigenze delle piccole e medie imprese. Ove necessario, gli Stati membri dovrebbero cooperare con gli altri Stati membri confinanti mediante consultazioni o quadri strategici comuni, soprattutto quando ciò sia necessario per garantire la continuità della copertura infrastrutturale sui due lati dei confini nazionali o per la costruzione di nuove infrastrutture in prossimità dei confini nazionali, comprese diverse opzioni di accesso non discriminatorio per i punti di ricarica e di rifornimento.