Finestre, l’Italia anticipa l’Ue e lancia l’etichetta energetica Made in Italy

Ecco come dimezzare il consumo energetico degli edifici pubblici

[25 settembre 2014]

La riqualificazione energetica degli edifici pubblici con potrebbe essere determinante per ridurre l’impronta ecologica dell’Unione europea, ma la cosa non è facile da attuare perché la gente deve poter comunque continuare a lavorare nei luoghi pubblici sottoposti ad efficientamento energetico e la cosa pone problemi come la salute e la sicurezza e l’interruzione del lavoro.  Il bollettino scientifico dell’Ue Cordis sottolinea c però che «Recenti sviluppi nell’ambito di un progetto finanziato dall’Ue hanno tuttavia mostrato che la riqualificazione energetica di ospedali, edifici scolastici e centri amministrativi non è solo possibile, ma potrebbe addirittura produrre una drastica riduzione del consumo energetico (oltre il 50 %)».

Si tratta  di Bricker (Total Renovation Strategies for Energy Reduction in Public Building Stock)  un ambizioso progetto quadriennale, al quale partecipano anche le italiane Accademia Europea per la ricerca applicata ed il perfezionamento professionale di Bolzano, la Fondazione Bruno Kessler . di Trento e Laterizi Gambettola, iniziato nel 2013 e che sta effettuando dimostrazioni di riqualificazione energetica in Spagna, Belgio e Turchia.

A Bricker spiegano che «n Spagna il progetto dimostrativo prevede il rinnovamento degli uffici governativi dell’Estremadura nella città di Mérida. La riqualificazione combinerà tecnologie che non sono mai state usate assieme prima d’ora. In particolare, il progetto comprende l’integrazione di collettori solari cilindro parabolici (PTC), una caldaia a biomassa, un’unità di cogenerazione di calore ed elettricità basata sul cosiddetto Ciclo Rankine Organico (ORC), un gruppo refrigerante ad adsorbimento e una torre di raffreddamento.
Una volta completato, si spera che il complesso di edifici funga da vetrina per il resto della regione, incoraggiando un ulteriore uso di energie rinnovabili, in particolare solare e biomassa, entrambe risorse di cui la regione dispone in abbondanza. Verrà redatto un programma di replica per valutare la capacità di altri edifici governativi di accettare la sfida».

In Belgio invece Bricker è al lavoro su gruppo di edifici dell’università di Liegi s dove si puna ad un «rinnovamento scalabile, replicabile e altamente efficiente dal punto di vista energetico di un edificio non residenziale esistente di proprietà pubblica, riducendo il consumo energetico del 50 %». Proprio a Liegi a marzo si è tenuto un meeting per valutare i progressi e per garantire che il progetto sia sulla buona strada per raggiungere i suoi obbiettivi. Il coordinatore del progetto Bricker, Juan Ramón de las Cuevas di Acciona Infraestructuras, dice che «all’interno del consorzio era evidente un buon livello di scambio e collaborazione, sono  soddisfatto di come il progetto stava procedendo. Durante questo incontro, i delegati hanno visitato l’edificio dell’università e sono stati informati sulle tecnologie impiegate durante il progetto. I visitatori hanno potuto vedere i progetti per il rinnovamento del sistema di termodistribuzione e delle caldaie a gas, e per l’installazione di finestre ventilate e sistemi elettrici efficienti dal punto di vista energetico».

In Turchia Bricker si occupa di un edificio ospedaliero universitario dell’Università Adnan Menderes, ad  Aydin, e il progetto prevede l’installazione di leggere coperture della facciata, sistemi di recupero del calore e pannelli solari parabolici.

Cordis fa notare che «A un anno dall’inizio del progetto, i proprietari dei siti dimostrativi di Bricker sono stati coinvolti in appalti pubblici, organizzando offerte per l’acquisto di attrezzature e materiali. Si prevede che i costi di investimento associati per le nuove tecnologie rappresenteranno al massimo il 20 % del costo totale necessario per la costruzione di un nuovo edificio equivalente nello stesso luogo, mentre il progetto ha stimato un ritorno sugli investimenti in circa sette anni».

Le soluzioni adottate comprendono l’installazione di facciate su misura, materiali isolanti innovativi e finestre a elevate prestazioni. E proprio per quanto riguarda le finestre, l’associazione nazionale per la tutela della Finestra Made in Italy Anfit) annuncia che una «etichetta energetica che, accompagnata da un Certificato di Origine, a breve verrà apposta sulle finestre di loro produzione dai soci di Anfit,. L’iniziativa anticipa le disposizioni della Direttiva europea 2010/30/UE che prevede l’applicazione dell’etichetta sui prodotti che consumano energia come da tempo succede per gli elettrodomestici e su quelli che aiutano a conservarla come gli infissi esterni».

Così i consumatori potranno conoscere immediatamente, per ogni Comune il livello di isolamento termico assicurato dalla finestra, fattore indispensabile per ridurre le spese di riscaldamento in inverno; le prestazioni estive, essenziali per evitare i fenomeni di surriscaldamento e per contenere le spese degli impianti di condizionamento. «Il tutto – assicurano all’Anfl – basato su un rigoroso metodo di calcolo della classificazione energetica che prende in considerazione le disposizioni di specifiche leggi italiani in materia di risparmio energetico come il DPR 412/93, il DM 28/12/2012 “Conto termico” per la determinazione dei limiti per il bilancio energetico invernale e il D.Lgs 311/2006 per i limiti di soglia del bilancio estivo. Sull’etichetta energetica i consumatori troveranno, finestra per finestra, non solo le classi energetiche del singolo infisso ma anche i suoi dati identificativi, compreso il lotto di produzione, e la rassicurante indicazione della provenienza Made in Italy».