Confindustria: efficienza energetica leva per la crescita

Rapporto 2017: un grande potenziale di efficienza per il nostro Paese

[6 luglio 2017]

Confindustria, insieme a  Rse ed Enea e con il sostegno del suo Centro Studi, ha presentato  il “Rapporto efficienza energetica 2017”  con il quale «intende identificare le tecnologie per l’efficienza energetica di maggiore interesse per il Paese valutandone gli odierni potenziali, i possibili scenari evolutivi in relazione nuovi target ambientali e gli effetti economici, sia a livello macro che di microanalisi».  Uno studio composto da 4 sezioni fondamentali: 1) Mappatura delle tecnologie e delle filiere italiane per l’efficienza. 2) Assessment delle tecnologie, analisi del potenziale teorico e delle relative barriere. 3) Scenari energetici e proposte di policy. 4) Effetti economici e ricadute per il sistema Italia nel mercato globale.

Il Centro Studi Confindustria spiega che «L’approccio utilizzato nell’assessment tecnologico e nell’analisi del potenziale teorico valuta le soluzioni dal punto di vista dell’utente, mentre l’approccio utilizzato nella definizione degli scenari energetici e delle ricadute economico-occupazionali, analizza il tema dal punto di vista del sistema Paese, calcolando i potenziali effetti derivanti dall’attuazione delle proposte di policy dei settori industriali. Obiettivo dello studio è stato quello di valutare il potenziale manifatturiero italiano attivato dall’introduzione di incentivi per l’utilizzo di beni a più elevata efficienza e identificare gli ambiti rilevanti nei quali appare più opportuno promuovere un miglioramento dell’efficienza energetica e l’utilizzo di nuove tecnologie in larga scala. Se la “vision” è rappresentata dal contenimento del riscaldamento globale, come sancito dall’accordo internazionale di Parigi, e dall’incremento della produzione industriale, come sancito nell’industrial compact, questo studio vuole esprimere la nostra “mission”, ovvero il duro percorso di avvicinamento all’ambizioso obiettivo ambientale, garantendo al contempo una crescita economica e occupazionale per il Sistema Italia».

Dal rapporto risulta evidente «Un grande potenziale di efficienza per il nostro Paese, nonostante si sia già fatto molto negli ultimi 20 anni in termini di investimenti. In sintesi nel periodo 2020-2030 si potrebbero ottenere riduzioni cumulate della fattura energetica per 85,8 MTep e delle emissioni climalteranti per 337 Mton CO2 con un complessivo impatto positivo sul sistema economico per circa 106,8 miliardi di euro. Ciò equivale a dire che, per ogni euro di spesa pubblica investito in efficienza, si possono ottenere 1,5 euro in termini di aumento dell’occupazione, investimenti privati, energia risparmiata e benefici ambientali».

n lavoro che ha permesso di fornire una visione globale sull’efficienza energetica: «Partendo da un’analisi micro delle tecnologie fino alla valutazione del potenziale dell’intera filiera italiana, nonché ad un approfondimento sullo sviluppo di servizi energetici con una particolare attenzione alla valorizzazione della domanda e alla ricerca di soluzioni che superino le criticità che attualmente impediscono l’effettiva ripresa del mercato».

I ricercatori di Confindustria, Rse ed Enea spiegano che «La mappatura delle tecnologie e delle filiere italiane per l’efficienza è stata operata partendo dall’analisi del contesto e delle soluzioni, esistenti o previste al 2030, per individuare le potenzialità e le eccellenze, spesso nascoste, del nostro Paese. Si sono inoltre definiti assessment tecnologici, in cui si propone una valutazione comparativa fra soluzioni “baseline di mercato” e “top di gamma” per comprendere le esternalità ambientali ottenibili e la sostenibilità economica per gli utenti a livello di singolo intervento. Gli obiettivi di contenimento dei consumi energetici dovranno essere conseguiti in un’ottica di corresponsabilità tra i principali settori, soprattutto attraverso l’utilizzo di tecnologie, sempre più efficienti e sempre più smart, in grado di ridurre l’intensità energetica e di provvedere ad un utilizzo e gestione ottimizzata delle stesse, al fine di minimizzare il consumo di energia. L’identificazione delle tecnologie per l’efficienza energetica di maggiore interesse per il Paese sono state quindi suddivise per ambito. In passato si è riscontrato un grande impegno del comparto industriale (-28% dell’intensità energetica tra il 1995 e il 2014) e la scarsa  attenzione alla tematica dell’insieme composto da servizi e residenziale (+4%). Le soluzioni tecnologiche analizzate per i diversi settori potrebbero comportare elevati benefici in termini di riduzione dei consumi e delle emissioni in atmosfera».

Ecco una sintesi di mappatura e assessment delle tecnologie:

Nel settore residenziale, le sostituzioni dirette consentono all’utente finale di ottenere dei risparmi energetici, ma il conseguente beneficio economico non è tale da rendere l’acquisto di una tecnologia “efficiente” più profittevole rispetto a quella di “baseline”. Gli interventi sull’illuminazione, invece, consentono di ottenere dei tempi di ritorno interessanti per un utente residenziale, mentre per le altre tecnologie analizzate il costo delle tecnologie “efficienti” rimane ancora troppo elevato rispetto alle tecnologie “baseline”, per cui assumono una grande importanza le varie azioni di supporto alla loro diffusione in ambito residenziale, in modo che vengano rese più profittevoli per l’utente finale. Si stima che quasi nel 60% del parco residenziale sia possibile mettere in atto misure di efficienza energetica che abbiano tempi di ritorno degli investimenti pari o inferiori a 15 anni. il conseguente potenziale risparmio energetico ammonta a 8,0 Mtep con una potenziale riduzione delle emissioni di CO2 pari a 19 milioni di tonnellate. In termini relativi, vuol dire che è possibile ridurre del 33% gli attuali consumi per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria e del 24% i consumi dell’intero settore residenziale con interventi efficaci in termini di costi e con tempi di ritorno compresi in 15 anni. Gli investimenti necessari per raggiungere tali obbiettivi ammontano a circa 140 Mld €.

Nel settore industria, la ricerca dell’efficienza energetica rappresenta il percorso di naturale evoluzione del sistema manifatturiero, nella logica di una riduzione dei costi e dello sviluppo di nuovi prodotti. Per circa l’80% dei casi presi in esame, il costo di investimento è inferiore a 150.000 € e il costo per ogni tep risparmiato varia da un minimo di 180 €/tep sino a 3.500 €/tep. Secondo le analisi dell’RSE, le condizioni di ritorno degli investimenti sono, per il 60% degli interventi, compatibili con le aspettative del mondo industriale. Per 20 interventi su 26, i flussi di cassa derivanti dal risparmio energetico conseguito sono sufficienti a garantire il rientro dell’investimento in cinque anni. Per ridurre i valori dei tempi di ritorno e quindi aumentare ulteriormente la profittabilità degli investimenti, è fondamentale la presenza di forme di incentivazione, accelerando così l’incremento dell’efficienza energetica a livello di sistema paese. Sulla base di considerazioni di opportunità di costo e di ragionevoli criteri di realizzabilità, è stata ipotizzata una replicabilità di questi interventi all’intero settore industriale in esame, individuando quindi le potenzialità di efficienza energetica realisticamente raggiungibili. In questa prima fase del lavoro sono stati presi in esame due settori: il siderurgico e l’alimentare, considerando un potenziale economico di risparmio rispetto ai consumi annuali italiani dell’11% per il primo settore e dell’8% per il secondo settore.

Nel settore dei trasporti si evidenzia che una politica capace di incorporare obiettivi impegnativi e consistenti, come quelli di riduzione di consumi energetici, pone l’esigenza di proiettarsi su orizzonti di medio o lungo termine per impostare azioni e interventi. Per quanto riguarda specificatamente l’efficienza energetica si nota come nel corso degli anni, i consumi e le emissioni specifiche dei trasporti si siano ridotti, soprattutto in relazione ai miglioramenti tecnologici dei veicoli e al miglioramento della qualità dei combustibili. L’applicazione delle tecnologie per la mobilità che utilizzano i combustibili alternativi non è attualmente generalizzabile, richiede tempi lunghi di sostituzione tecnologica e, in diversi casi, interventi infrastrutturali di base (impianti di produzione e stoccaggio e reti di distribuzione e di alimentazione). Sembra pertanto opportuno, in attesa dei suddetti sviluppi, puntare sul ricambio del parco circolante con veicoli EURO 6, veicoli a GPL, metano, GNL e veicoli ibridi per abbattere la CO2 e gli altri inquinanti nei trasporti con effetti immediati.

Nel settore del terziario si osservano le seguenti classi di maggior diffusione: scuole, uffici, centri commerciali, alberghi, istituti bancari. Sul territorio italiano sono presenti circa 51.000 edifici ad esclusivo o prevalente uso scolastico, pari ad una superficie coperta dagli edifici scolastici di 73,2 milioni mq; circa 165 milioni mq ripartiti tra negozi e botteghe, ristoranti, pizzerie e bar e grande distribuzione organizzata; circa 25.800 edifici ad esclusivo o prevalente uso alberghiero che sviluppano una superficie complessiva di 48,6 milioni mq e, infine, 76 gruppi di banche, distribuiti su 33.727 unità operative, diffusamente dislocate nelle diverse aree del Paese. Gli investimenti da sostenere per questi interventi si stimano in 17,5 miliardi di euro l’anno, a fronte dei quali si prevede un risparmio energetico potenziale al 2020 pari a circa 17.229 GWh/anno, equivalenti a 1,48 Mtep/anno.

Inoltre, Confindustria prevede «Notevoli benefici economici, ambientali e sociali dallo sviluppo di un quadro regolatorio favorevole e di oculate politiche per il sostegno dell’efficienza energetica atte a sviluppare le tecnologie nazionali; dare maggiore attenzione alle ricadute interne (occupazione, domanda e sviluppo settoriale); contenere qualitativamente gli inquinanti locali; e superare le criticità che attualmente impediscono la diffusione di best practice e l’effettiva ripresa delle filiere».