Congo: il misterioso attacco a Brazzaville. Strategia della tensione del petro-regime?

«Eni e il Congo, un’amicizia di lunga data» con il Paese del dittatore Sassou Nguesso

[5 aprile 2016]

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Nel sud di Brazzaville, la capital della Repubblica del Congo, nella note d tra il 3 e 4 aprile le forze dell’ordine si sono scontrate con dei misteriosi assalitori che però hanno avuto il tempo per incendiare tre commissariati, un municipio e di scorrazzare armati nei quartieri Mayanga e Makélékélé della capitale, tanto che l’attacco iniziato in piena notte è stato dichiarato terminato alle 9,00 ora locale di lunedi.

June Afrique sottolinea che la situazione rimane difficile da valutare, molte persone sono fuggite dai quartieri attaccati  e diversi testimoni parlano di scambi di colpi di armi da fuoco automatiche e detonazioni di armi pesanti, iniziati  tra le 2 e le 3 del mattino e che sono durati praticamente ininterrottamente fino alle 6,00. Ma fino alle 8,15 si sentiva ancora sparare sporadicamente e alcune esplosioni sono state sentite da Kinshasa, la capitale della Repubblica democratica del Congo (RDC) sull’altra sponda del fiume  Congo, che qui è largo più di 4 Km e mezzo.

Il regime petrolifero del presidente  Denis Sassou Nguesso, un ex dittatore marxista-leninista convertitosi al liberismo e al potere da 32 anni (con una breve pausa per far dimenticare il suo golpe “comunista”), ha subito individuato i colpevoli dell’attacco nei miliziani “Ninja”. Il portavoce della polizia congolese, il colonnello Jules Monkala Tchoumou, ha detto a Jeune Afrique: «I miliziani Ninja hanno prima tentato di attaccare una posizione militare a Mayanga. In seguito si sono dispersi in diversi arrondissements del sud della città, bruciando il commissariato centrale di Makélékélé e due commissariati di quartiere a  à Lemina e Kinssoudi. Anche il Municipio dell’arrondissement di Makélékélé è stato incendiato». Ma Monkala Tchoumou si rifiutato di fare un bilancio delle vittime negli scontri anche se ci sarebbero almeno tre poliziotti morti. Ieri pomeriggio il sud di Brazzaville era ancora sorvolato da due elicotteri .

Il governo dice che i responsabili dell’attacco sono i miliziani “Ninja”, vicini all’ex primo ministro Bernard Kolélas, il cui figlio Guy Brice Parfait è arrivato secondo alle elezioni del 20 marzo, vinte da Sassou-Nguesso con il 60% dei voti e subito contestate per brogli. Ma attualmente i “Ninja” dovrebbero essere sotto il controllo di  Frédéric Bintsamou, più conosciuto come pasteur Ntumi, che è stato nominato da Sassou-Nguesso  alto commissario alla riparazione dei danni di guerra.

Il misterioso attacco è avvenuto proprio mentre la Corte costituzionale del Congo sta valutando se convalidare definitivamente i risultati delle elezioni presidenziali del 20 marzo  che i 5 candidati dell’opposizione hanno definito una truffa, chiamando la popolazione a protestare pacificamente nelle piazze contro l’eterno presidente, prima compagno  in tuta mimetica dell’Unione Sovietica e poi trasformatosi in amico in abiti firmati di gran classe delle multinazionali petrolifere, minerarie e del legname e dei governi occidentali.

Su Facebook e Twitter, anche negli altri Paesi Africani, in molti credono che gli scontri e gli incendi del 3 e 4 aprile siano in realtà un falso attacco a Brazzaville, organizzato dallo stesso Sassou Nguesso per creare un diversivo “terrorista” e restare al potere. Secondo queste fonti l’eterno uomo forte del Congo avrebbe montato una falsa ribellione per poter accusare Guy Brice Parfait  Kolélas di aver inviato i Ninjas di Ntoumi  all’attacco della capitale congolese e magari arrestarlo. In realtà, come dicono anche diverse istituzioni internazionali, Sassou Nguesso non avrebbe vinto le elezioni al primo turno, il vero vincitore sarebbe proprio Kolélas e ora l’uomo forte di Brazzaville vorrebbe far credere che Kolélas stia tentando prendere il potere con la forza.

Ma secondo Radio France International (RFI) i testimoni dicono che quando gli assalitori sono entrati a Brazzaville erano presenti  poliziotti e militari, ma i poliziotti sono scappati subito. Un commerciante di Brazzavill ha detto a RFI: «Gli uomini sono entrati tranquillamente e non hanno sparato sulla popolazione. Hanno detto che volevano dirigersi verso la Presidenza e quindi, se avevamo dei parenti nei paraggi bisognava avvertirli di liberare a zona. Il loro obiettivo, secondo quel che ci hanno detto, era quello di prendere la presidenza, la televisione e l’aeroporto». In effetti dei golpisti che si fermano a parlare per la strada con la gente di quel che vogliono fare e chiedono ai cittadini di lanciare l’allarme sembrano abbastanza strani. Così come strano è l’atteggiamento dei militari del regime che, sempre secondo un testimone citato da RFI, avrebbero detto ai miliziani di andarsene da un’altra parte, solo quando quest’ultimi hanno rifiutato di farlo sono partiti i primi colpi e la gente ha cominciato a scappare. Eppure, anche se erano vestiti con abiti civili, gli assalitori erano armati fino ai denti, anche con armi pesanti.

Il puzzo di strategia della tensione è molto forte, anche perché alle 3 di notte del 2 aprile la polizia del regime aveva fatto irruzione nel frequentatissimo hotel Saphir, in pieno centro di Brazzaville, proprio accanto all’ambasciata francese,  alla ricerca di sospetti, ma in realtà per fracassare tutto quel che poteva e addirittura sfondando la porta della camera dell’ambasciatore del Gabon. La polizia smentisce il direttore dell’albergo che ha denunciato gravi danni, ma l’intento intimidatorio del regime verso la Francia e gli occidentali è più che evidente.

A 15 giorni dalle elezioni presidenziali i sospetti sulla loro regolarità aumentano e la maggioranza dei congolesi sembra pensare che le frodi sono state ancora una volta molto estese. 4 dei 5 candidati dell’opposizione hanno firmato un patto elettorale e chiesto alla gente di trasformare Brazzaville in una ville morte, organizzando riunioni e uno sciopero generale per chiedere che venga rispettato il vero risultato delle urne. L’opposizione ha sempre escluso ogni atto di violenza ma il Parti congolais du travail al potere continua ad accusarla di essere complice delle milizie armate e se la prende anche con il Partito socialista francese che ha giudicato «non credibile» la rielezione di Sassou Nguesso ed ha chiesto all’Unione europea e all’Unione africana di occuparsene, per prevenire una crisi che potrebbe coinvolgere l’intera regione.  Una posizione imbarazzante anche per il presidente francese François Hollande, che non è certo un nemico di Sassou Nguesso, e per le multinazionali petrolifere e minerarie francesi che fanno affari d’oro col regime autoritario e familistico del Congo.

Chi invece non sembra per niente imbarazzata è l’Italia, che pure ha grossi interessi in Congo: l’Eni definisce «un’amicizia di lunga data» quella con il Congo che, tradotto, vuol dire amicizia con il regime prima comunista filosovietico  e poi liberista filo-occidentale di Sassou Nguesso. Infatti, Eni è presente in Congo dal 1968 e nel 2015 produceva nel Paese africano 110.000 barili di petrolio al giorno. Sul sito Eni si legge che «La produzione è fornita principalmente dai giacimenti operati di Zatchi (Eni 56%), Loango (Eni 42,5%), Ikalou (Eni 100%), Djambala (Eni 50%), Foukanda e Mwafi (Eni 58%), Kitina (Eni 52%), Awa Paloukou (Eni 90%), M’Boundi (Eni 83%), Kouakouala (Eni 75%), Zingali e Loufika (Eni 100%), con una produzione nel 2014 di 76 mila boe/giorno in quota Eni. A fine dicembre 2014 è stata avviata in produzione la recente scoperta di Nené Marine nel Blocco Marine XII (Eni 65%, operatore)». L’ultima scoperta di gas e condensati nell’offshore del Congo, nel  pozzo di  Nkala Marine1, a circa 20 chilometri dalla costa e a 3 chilometri dal campo, già in produzione, di Nené Marine, dovrebbe consentire l’estrazione di 250-300 milioni di barili di olio equivalente. Il prospetto esplorativo Nkala Marine è situato nel Blocco Marine XII, a circa 20 Km dalla costa e a 3 Km dal campo, già in produzione, di Nené Marine.