Verso un incontro tra i presidenti delle Coree del nord e del sud?

Le due Coree nel cappio dei test nucleari

Gli Usa: «Non rinunceremo alle esercitazioni militari». La Cina: «Sbagliano»

[12 gennaio 2015]

Le autorità di Pyongyang hanno proposto di sospendere temporaneamente i test nucleari se gli Stati Uniti e la Corea del Sud rinunceranno a condurre esercitazioni militari comuni quest’anno, ha riferito l’agenzia di stampa nordcoreane Kcna.

Ogni anno le forze armate di Stati Uniti e Corea del Sud effettuano delle manovre militari su larga scala nella penisola coreana di natura puramente difensiva. Finora la Corea del Nord ha condotto 3 test nucleari: nel 2006, 2009 e 2013.

Il 120 gennaio la Kcna, l’agenzia ufficiale del regime della Corea del nord, ha scritto che «La Repubblica popolare democratica di Corea (Rpdc) si è dichiarata pronta a «sospendere temporaneamente i test nucleari», se gli Usa si impegnano a sospendere temporaneamente le esercitazioni militari congiunte con la Corea del sud nel 2015.

Secondo la dittatura nazional-stalinista di Pyongyang si tratta di una proposta «cruciale» fatta alla controparte statunitense che «Contribuisce all’abbassamento della tensione nella penisola coreana» e la Kcna ha aggiunto che questa proposta sforzo del governo della Rpdc «Punta ad eliminare il pericolo di guerra, abbassare la tensione e creare un clima pacifico nella penisola coreana». La Kcna ha rilanciato l’appello fatto dal leader supremo della Rpdc, Kim Jong Un, nel suo discorso per il nuovo anno pronunciato il primo gennaio. Il  rampollo della monarchia dinastica comunista nordcoreana manda a dire a Washington che  Pyongyang «E’ pronta a sedersi al tavolo con gli Usa in ogni momento  si Washington vuole tenere dei colloqui con  Pyongyang su questo tema».

Il 7 gennaio la Corea del nord aveva chiesto agli Usa di togliere «Tutte le sanzioni irragionevoli e di prendere una decisione audace astenendosi senza condizioni dal condurre ogni azione ostile ed imprudente», come considera le esercitazioni congiunte annuali delle forze armate statunitensi e sudcoreane come “Foal Eagle” ed “Ulchi Freedom Guardian”.

Gli stati Uniti hanno immediatamente respinto le richieste nordcoreane: la  portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, ha detto che «Stabiliscono un legame inappropriato tra le esercitazioni di routine Usa-Corea del sud e la possibilità  di condurre test nucleari. La proposta è una minaccia implicita».

Ma la presidente sudcoreana, Park Geun-hye, sembra volersi smarcare dagli alleati americani ed oggi ha detto che potrebbe organizzare un summit con  Kim Jong Un . «Se necessario, posso incontrare tutti. Posso organizzare un summit tra le due Coree se questo può aiutare – ha detto la Park – Non è richiesta nessuna condizione preliminare per questo dialogo intercoreano, ma è indispensabile che la Rpdc adotti un atteggiamento aperto e sincero per risolvere le questioni attraverso il dialogo. Senza un accordo di denuclearizzazione della penisola coreana, e due Coree non potranno parlare di unificazione pacifica. La questione dovrebbe essere risolta attraverso il dialogo inter-coreano o multilaterale».

Kim Jong Un nel suo discorso di inizio anno aveva detto che «Non c’è alcuna ragione di non tenere colloqui ad alto livello con la Corea del sud in presenza di un atmosfera e di un ambiente favorevole».

Così potremmo vedere l’impensabile: Kim Jong Un, l’erede del dittatore comunista nordcoreano Kim il Sung, allo stesso tavolo con Park Geun-hye ,  figlia di un ex dittatore fascista sudcoreano.   Ma la Park a chiesto alla Rpdc di rispondere «Senza esitare» alla proposta di dialogo, perché «Le due Coree dovranno aprire la porta dell’unificazione insieme discutendo di diversi temi, soprattutto la “risoluzione fondamentale” della questione delle famiglie coreane separate dalla Guerra di Corea (1950-1953). E, data l’età di queste famiglie separate, questo problema non può essere procrastinato. Chiedo alla Rpdc di riflettere sull’idea di organizzare una riunione delle famiglie separate intorno al nuovo anno lunare, a metà febbraio di quest’anno».

La Cina, che negli ultimi tempi sembrava abbastanza fredda con Pyongyang – anche perché il giovane Kim ha fatto fuori tutta la vecchia guardia filocinese –  questa volta se la prende con il rifiuto Usa di sospendere le esercitazioni militari in cambio di una sospensione dei test nucleari perché «Non favorisce la costruzione della fiducia e la realizzazione della pace nella penisola divisa».

In un editoriale pubblicato con grande evidenza sulla pagina internet dell’agenzia ufficiale cinese Xinhua, si legge: «Infatti, l’offerta, che gli Usa considerano come una  “minaccia implicita”, è in qualche modo un atto di buona volontà pubblicato dalla Rpdc per una soluzione pacifica della crisi che perdura da più di 10 anni nella penisola coreana».

Secondo i cinesi gli americani stanno perdendo un occasione ed ingigantendo il pericolo che un piccolo Paese isolato come la Rpdc rappresenta per la loro sicurezza nazionale: «Contrariamente a quanto dice la Signora Psaki, la possibilità di test nucleari di Pyongyang e le esercitazioni militai amreicano-sudcoreane non sono dei dossier distinti. Da un lato, le esercitazioni militari che hanno luogo da circa 40 anni, che lo Zio Sam utilizza come una spada di Damocle, non hanno fino a qui permesso dei ripristinare la pace e la riconciliazione nella penisola. Dall’altro lato, le esercitazioni militari annuali sui grande scala in Corea del sud e in “sua prossimità” incoraggiano le acrobazie politiche nella penisola  e costituiscono la causa principale – se non la causa fondamentale – dell’ansietà e della sensibilità della Rpdc. Che ci si creda o no, la regione ed il mondo in generale non beneficeranno di una Rpdc con le spalle al muro è temerario. L’arroganza cieca e la costante negligenza rispetto ai ramoscelli di olivo tese da quel Paese potrebbero rivelarsi il colpo di grazia per la nazione isolata».

La Cina invita gli Usa ad accettare il dialogo ed a riprendere i colloqui a 6 sulla denuclearizzazione della penisola coreana, come chiede la comunità internazionale ed è per questo che Washington «Deve cogliere l’opportunità e rispondere con positività all’ultima offerta. Dopo di tutto, la pace nella penisola ed il riavvicinamento tra nemici di lunga data necessitano di azioni reciproche. La palla è ora nel campo di Washington».