Costruire il futuro, «qualità e innovazione nell’edilizia per uscire dalla crisi»

Il rapporto Innovazione e sostenibilità 2014 di Legambiente, Cgil, Cisl e Uil

[25 novembre 2014]

Nell’edilizia è finita un’epoca: 700.000 posti di lavoro in meno in 8 anni, centinaia di imprese costrette a chiudere. Il settore delle costruzioni è uno di quelli più colpiti dalla crisi, ma secondo la “strana” alleanza tra Legambiente e sindacati delle costruzioni «Potrebbe essere anche uno dei settori protagonisti della svolta. Formazione professionale, riqualificazione e manutenzione dell’enorme patrimonio edilizio italiano sono le parole d’ordine per vincere la sfida dell’occupazione e dello sviluppo: 700mila nuovi posti di lavoro a regime che possono arrivare a 1 milione considerando tutto l’indotto della filiera delle costruzioni, investendo in qualità, trasparenza, formazione e innovazione».

E’ quello che emerge dell’indagine Costruire il futuro 2014, terzo rapporto a cura dell’Osservatorio Innovazione e Sostenibilità nel settore edilizio (Oise) di Legambiente, Fillea Cgil, Feneal Uil, Filca Cisl, presentata oggi a Roma. «Le opportunità non mancano – dicono ambientalisti e sindacalisti – ma serve la capacità di coglierle e sfruttarle al meglio. Ben 7 miliardi di euro possono arrivare dai fondi strutturali per l’efficienza energetica; le stesse direttive europee sulle prestazioni energetiche per la nuova edilizia e la riqualificazione poi, indicano quella dell’innovazione e della sostenibilità come unica strada percorribile per il futuro: dal 2021 tutta la nuova edilizia dovrà infatti permettere bollette nearly zero energy con concreti vantaggi per l’ambiente ma anche e soprattutto per la qualità della vita e le tasche dei consumatori. Tutto questo processo inoltre potrebbe tranquillamente avviarsi sin d’ora grazie alle tecnologie già pronte e sperimentate e con costi assolutamente sostenibili».

Secondo il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ed i segretari generali Feneal Filca Fillea Vito Panzarella, Domenico Pesenti, Walter Schiavella, «Quel che manca realmente è una spinta innovativa in grado di incrociare e tenere insieme le esigenze di miglior vivibilità e risparmio col tema della sostenibilità ambientale e diffusione delle fonti energetiche, col problema dell’accessibilità alla casa per le famiglie in difficoltà  e la domanda di nuovi e più adeguati spazi col tema della sicurezza sismica e idrogeologica. Occorre una cabina di regia unica in grado di guidare il settore verso i nuovi obiettivi sfruttando tutte le opportunità offerte dall’Europa e dalle nuove tecnologie, per non rischiare di perdere, come già avvenuto precedentemente, anche i fondi strutturali 2014 – 2020. Occorre soprattutto fare chiarezza e semplificare le procedure per l’accesso alle detrazioni fiscali per i condomini, per esempio, e rivedere i meccanismi dell’ecobonus per gli interventi di efficienza energetica, che pur avendo garantito risultati positivi in termini di cantieri aperti, occupazione e diminuzione dei costi in bolletta, possono essere modificati in meglio».

Il Rapporto Oise ha il dichiarato obiettivo di «aiutare la prospettiva di sviluppo e crescita del settore indicando strade concretamente percorribili attraverso l’innovazione e la formazione professionale, la scelta dei materiali e delle tecnologie, l’adeguamento normativo con l’adesione alle direttive europee. Muovere l’innovazione del settore edilizio, integrando fonti rinnovabili e efficienza energetica, è una prospettiva di grandi opportunità per rilanciare il lavoro in edilizia ma deve essere accompagnata con forza da Governo e Regioni».

Cigno Verde e sindacati evidenziano che «L’unico comparto in crescita è infatti quello della riqualificazione (+20% dal 2008 al 2014 secondo Ance), e la riqualificazione edilizia ha raggiunto quota + 65% del mercato delle costruzioni, ma lo sviluppo e l’innovazione richiedono un mercato trasparente e regolare, con livelli standard qualitativi elevati sia nei materiali che nelle tecnologie, nelle procedure e nella scelta dei fornitori, nell’attenzione alla sostenibilità ambientale. Occorre spingere per una riqualificazione complessiva del settore che escluda le imprese irregolari, il lavoro nero, il ribasso estremo dei costi a favore di una maggior innovazione, investimenti mirati, personale più qualificato, maggior specializzazione professionale. La priorità, va ribadito con forza, è creare finalmente una cabina di regia nazionale per l’efficienza energetica in edilizia (una struttura, oltretutto, già prevista dal Decreto Legislativo 102/2014) che consenta di coordinare gli interventi necessari a mettere mano all’articolato patrimonio edilizio e di superare i problemi di accesso agli incentivi e al credito, di semplificare gli interventi, di valorizzare le opportunità legate alla programmazione europea 2014-2020».

In Italia sevondo il rapporto sono aperte quattro le questioni da affrontare subito per muovere i cantieri e tornare a creare lavoro nell’edilizia italiana:

  1. Legare incentivi, prestazioni, controlli. Il primo cambio di approccio nelle politiche pubbliche, in particolare in un periodo di crisi, passa per politiche di incentivo che siano sempre legate a una riduzione certificata dei consumi energetici. Sia per gli interventi privati che per quelli pubblici di riqualificazione del patrimonio edilizio l’accesso a strumenti di incentivo deve essere sempre vincolato a un audit energetico che evidenzi i risultati che si vogliono raggiungere (in termini proprio di salto di Classe energetica) e a una successiva verifica dei risultati raggiunti.  La direzione da prendere è quella di incentivare gli interventi capaci di realizzare uno scatto di classe energetica di appartenenza con una riduzione di almeno il 50% dei consumi delle famiglie. Questo cambio di approccio deve valere anche per spingere la messa in sicurezza antisismica degli edifici, in modo da legare sempre i due interventi nella riqualificazione.
  2. Certezze per orientare il futuro.  In primo luogo per l’ecobonus, con un orizzonte temporale serio, di almeno 4-5 anni, per verificare i risultati e rimodulare gli incentivi in modo da premiare i contributi apportati dai diversi interventi e dalle tecnologie in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2. In questo modo si possono premiare gli interventi edilizi sull’involucro (creando lavoro) e le tecnologie più efficienti e meno costose e a beneficiarne sarebbero le famiglie in termini di riduzione delle bollette. Sempre in questa direzione occorre rendere subito operativo il fondo per l’efficienza energetica introdotto con il Decreto Legislativo 102/2014 e stabilire i criteri per l’accesso da parte di privati e enti pubblici. Inoltre occorre modificare l’accordo di partenariato con le Regioni, che vieta l’accesso alle risorse europee per gli interventi da parte di privati. Inoltre è strategico escludere dal patto di stabilità gli interventi che permettono di realizzare interventi certificati e verificati di riduzione dei consumi energetici degli edifici.
  3. Muovere la riqualificazione dei condomini. Negli interventi sugli edifici condominiali deve diventare semplice e vantaggioso realizzare retrofit energetici che consentano di migliorare anche la vivibilità degli spazi privati e condominiali (creazione di terrazzi con obiettivi di schermatura solare e di ridefinizione delle disposizioni interne, installazione di ascensori e corpi scala a norma di Legge, interventi di riqualificazione degli spazi liberi e di creazione di tetti verdi, consolidamento antisismico degli edifici, ecc.). Serve per questo un intervento normativo che semplifichi gli interventi di retrofit energetico, legando il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici – almeno il 50% di riduzione dei consumi o il raggiungimento della Classe B di certificazione – inoltre occorre introdurre un incentivo per la riqualificazione dei condomini che permetta di superare le barriere di accesso per le famiglie a basso reddito.
  4. Controlli e sanzioni per garantire i cittadini sulle prestazioni energetiche e la sicurezza degli edifici. Ancora in molte Regioni non vi sono né controlli né sanzioni sulle certificazioni, mentre introdurre regole omogenee per le prestazioni in edilizia e controlli indipendenti su tutti gli edifici con sanzioni vere per chi non rispetta le regole per la progettazione, costruzione e certificazione è una scelta nell’interesse dei cittadini, delle imprese e dei progettisti onesti. Prestazioni energetiche e di sicurezza devono viaggiare assieme, attraverso lo strumento del libretto antisismico per tutti gli edifici esistenti, che deve rappresentare la carta di identità delle strutture, permettendo così di conoscere il grado effettivo di affidabilità e sicurezza degli edifici in termini di vulnerabilità sismica e rispetto ai rischi idrogeologici dell’area.

L’impegno comune di Fillea, Filca, Feneal e Legambiente è  quello di «Lavorare perché questa prospettiva prenda piede, per invertire la curva dell’occupazione e arrivare a 700mila posti di lavoro a regime nella alla riqualificazione e manutenzione dell’enorme patrimonio edilizio italiano, che possono arrivare a 1 milione considerando tutto l’indotto della filiera delle costruzioni. Non possiamo permetterci di perdere questa sfida».