Cova Eni di Viggiano: aumento del rischio di mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie

Studio conferma eccessi di mortalità e ospedalizzazione in aree più esposte a inquinanti

[8 marzo 2018]

E&P – Epidemiologia & Prevenzione pubblica lo “Studio di coorte residenziale su mortalità e ricoveri nei Comuni di Viggiano e Grumento Nova nell’ambito della VIS in Val d’Agri, BasilicataResidential cohort study on mortality and hospitalization in Viggiano and Grumento Nova municipalities in the framework of HIA in Val d’Agri (Basilicata Region, Southern Italy)realizzato da Fabrizio Minichilli, Fabrizio Bianchi, Michele Santoro ed Elisa Bustaffa (Istituto di fisiologia clinica, Unità di epidemiologia ambientale e registri di patologia, Consiglio nazionale delle ricerche);  Carla Ancona (Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, ASL Roma 1); Marco Cervino e Cristina Mangia (stituto di scienze dell’atmosfera e del clima, Consiglio nazionale delle ricerche); Gianlugi De Gennaro (Dipartimento di biologia, Università degli Studi di Bari) e da un gruppo di lavoro del Cnr,

Si tratta di un lavoro che, «avvalendosi di una ricostruzione modellistica della diffusione di inquinanti traccianti delle emissioni industriali, ha messo in luce associazioni tra livelli di esposizione e patologie cardiorespiratorie nella popolazione residente, soprattutto tra le donne», nell’area del contestatissimo cento olio Val d’Agri, il Cova Eni di Viggiano, in Basilicata, che occupa 180.000 m2 e ha una capacità nominale di trattamento di 104.000 barili di petrolio al giorno e 4.660.000 m3 standard di gas al giorno. dove si sono verificati numerosi incidenti e continue fiammate.

I ricercatori ricordano che quel che si sapeva già è che «Dal 2001, anno di avvio del Cova (ampliamento del Centro olio “Monte Alpi”, in funzione dal 1996), al 2014 non erano stati effettuati studi epidemiologici nei due Comuni di Viggiano e Grumento Nova. Uno studio descrittivo della mortalità 2000-2013, condotto nell’ambito della VIS di Viggiano e Grumento Nova, mostrava eccessi di mortalità per tutte le cause, per malattie del sistema circolatorio, per tumori del polmone e dello stomaco».

Lo studio puntava a valutare l’associazione tra le emissioni del Cova e la mortalità e le ospedalizzazioni dei residenti nei Comuni di Viggiano e Grumento Nova e i ricercatori spiegano che sono stati utilizzati «modelli di dispersione lagrangiani per stimare all’indirizzo di residenza le concentrazioni di NOx, come tracciante delle emissioni del Cova. In base ai terzili della distribuzione di NOX, è stata classificata l’esposizione individuale ed è stata effettuata un’analisi con modello di Cox (hazard ratio, HR, del trend e intervalli di confidenza al 95%, IC95%). L’associazione tra esposizione a NOX e mortalità/ospedalizzazione della coorte è stata valutata considerando età, livello socioeconomico e distanza da strada ad alto traffico. La coorte ha incluso 6.795 soggetti (73.270 anni-persona) nel periodo 2000-2014».

Quele che si volevano determinare erano «Le cause di mortalità e ospedalizzazione dovute a patologie del sistema cardio-respiratorio, a priori riconosciute associabili a inquinamento atmosferico, con induzione-latenza medio-breve, compatibili con il funzionamento del Cova».

I risultati non sono per niente incoraggianti e sembrano confermare i timori di associazioni ambientaliste e comitati cittadini: «All’aumento della classe di esposizione è stato stimato un aumento del rischio di mortalità per malattie del sistema circolatorio (HR trend: 1,19; IC95% 1,02-1,39), più forte considerando le donne (HR trend: 1,29; IC95% 1,03-1,60) – si legge nello studio – Dai risultati delle ospedalizzazioni emerge tra i residenti un aumentato rischio per malattie respiratorie (HR trend: 1,12; IC95% 1,01-1,25) e tra le donne per malattie del sistema circolatorio (HR trend: 1,19; IC95% 1,03-1,38), ischemiche del cuore (HR trend: 1,33; IC95% 1,02-1,74) e patologie respiratorie (HR trend: 1,22; IC95% 1,03-1,46)».

La conclusione è che «Lo studio di coorte residenziale effettuato nell’ambito delle attività di VIS Val d’Agri ha permesso di valutare l’impatto sulla salute associato a emissioni in aria dell’unico impianto industriale rilevante presente nell’area di Viggiano e Grumento Nova e di fornire informazioni di supporto a decisioni di sanità pubblica. Le associazioni emerse tra esposizione a inquinamento atmosferico di origine industriale e mortalità e/o ricoveri per malattie cardiovascolari e respiratorie, per le quali la letteratura scientifica è persuasiva di un’evidenza sufficiente a favore del ruolo causale degli stessi inquinanti atmosferici, e la concentrazione degli eccessi soprattutto nelle donne depongono a favore di un ruolo eziologico di esposizioni ambientali. I risultati ottenuti da questo studio di coorte, dove l’esposizione è stata generata dalla dispersione di ossidi di azoto utilizzata come proxy della miscela complessa di sostanze originate dall’impianto, suggeriscono interventi di riduzione delle emissioni che non riguardano ovviamente i soli ossidi di azoto, che non possono essere ritenuti unica causa dell’associazione fra esposizione ed esiti sanitari negativi. Gli autori ravvisano l’utilità di ulteriori studi inerenti a fenomeni di emissione acuta e non controllata (torce, emissioni fuggitive) e all’azione combinata della miscela di più sostanze (anche di formazione secondaria). Sul piano strumentale, considerata l’altezza raggiunta dai vari pennacchi, è raccomandata l’installazione di una torre meteorologica, anche per la gestione dell’emergenza in caso di incidente industriale. Alla fine del percorso di VIS in Val d’Agri è stato raccomandato di sviluppare attività permanenti di informazione, comunicazione e formazione su ambiente e salute, coinvolgendo i portatori di interesse».