Crisi nucleare in Francia? Il governo vuole prolungare di 10 anni la vita dei vecchi reattori

Verdi pronti a uscire dal governo. Sortir du Nucléaire: «Hollande, vuole essere il presidente dell’incidente?»

[14 ottobre 2013]

Secondo Le Journal du Dimanche il governo della Francia avrebbe già deciso di prorogare di 10 anni la durata di vita dei suoi 58 reattori nucleari nelle sue 19 centrali, portandola  da 40 a 50 anni. Il giornale scrive che la decisione «Potrebbe essere ufficializzata» già domani dal conseil de politique nucléaire. Europe Ecologie – Les Verts (Eelv), che ha due ministri nel governo, è già sul piede di guerra. Le Journal du Dimanche spiega questa decisione che potrebbe mettere in crisi il governo, con la necessità di «Finanziare la transizione energetica».

Jean-Philippe Magnen ed Élise Lowy, portavoce nazionali di Eelv, e  Denis Baupin, vicepresidente dell’Assemblée Nationale, definiscono la cosa «Una provocazione politica perché una tale decisione rimetterebbe direttamente in questione l’impegno del Presidente della Repubblica, ricordato a più riprese, di ricondurre al 50% entro il  2025 la quota del nucleare nella produzione di elettricità. Una tale decisione sarebbe altrettanto una menzogna economica , perché questo riporterebbe ad iscrivere nei cionti di Edf  una durata di ammortizzamento superiore  non solo alla durata di vita degli impianti ma anche in contraddizione con le molteplici dichiarazioni dell’Autorité de Sûreté Nucleaire che indicano che Edf non poteva contare su una durata di vita dei suoi reattori superiore ai 40 anni. Una tale iscrizione nei conti di una società quotata in borsa, parte interessata del paniere del CAC 40, non potrebbe che gettare dei sospetti sulla sincerità dei suoi bilanci e sulle informazioni fornite agli attori finanziari sul reale stato della società.

Infine, una tale questione costituisce un’aberrazione energetica. Tutti concordano sul fatto, e il dibattito sulla transizione energetica lo ha dimostrato, il presidente della Repubblica lo ha confermato durante la Conférence environnementale, l’insieme dei Paesi vicini lo dimostrano quotidianamente:  la priorità oggi è la transizione energetica. Non è il mantenimento sotto assistenza respiratoria dei vecchi impianti in declino, ma nell’investimento determinato a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. Comprendiamo che la lobby nucleare  fatica ad accettare questa idea. Ma non possiamo tollerare che possa prendere in ostaggio la società francese e continuare a pesare pesantemente sull’economia francese. E’ per darne più ampiamente dimostrazione che Eelv sostiene la proposta di una commissione di inchiesta richiesta dai gruppi ecologisti all’Assemblée Nationale, per fare definitivamente luce sui costi del nucleare e sull’impatto della durata di vita dei reattori su questi costi».

Per l’ala del Partito socialista, che si è evidentemente prestata ai giochini di Edf, si mette male.

Réseau Sortir du nucléaire definisce il progetto irresponsabile  perché si basa sullo sfruttamento di centrali obsolete e rischiose e «Costituisce un calcolo economico s dei più stupidi. Non si potrebbe avere una transizione degna di questo nome senza uscire dal nucleare!»

I No-Nuke francesi  accusano: «Il governo cede di fronte alla richiesta di Edf, dimostrando un’assenza clamorosa di visione e di ambizione per la transizione energetica. Attraverso quale numero da equilibrista pretenderà adesso di realizzare la della parte nucleare” tanto promessa?»

Gli ambientalisti si chiedono se «Il progetto è quello di ridurre meccanicamente la parte del nucleare  facendo gonfiare la produzione di elettricità totale, abbandonando tutti gli obiettivi di riduzione dei consumi? Accettare questo prolungamento significa negare I limiti fisici delle centrali nucleari, tra le quali una buona ventina hanno già raggiunto I 30 anni, durata di funzionamento che era stata loro assegnata all’origine».

Alcune parti dei reattori, come  le coperture, gli stoccaggi ed i cavi inaccessibili, invecchiano e non possono essere sostituiti, sono state già osservate fessurazioni nelle coperture delle centrali più vecchie e l’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire  ha messo in guardia sulla loro possibile ritura  dopi i 35 – 40 anni di funzionamento. Anche le operazioni di manutenzione diventeranno sempre più costose e pericolose, esponendo i lavoratori a dosi sempre più altre di radioattività e comunque non impediranno l’invecchiamento di strutture obsolete.

Sortir du Nucléaire  chiede ironicamente: «Hollande, che passa oltre questa realtà, vuole quindi essere il presidente dell’incidente?»

I NO-Nuke fanno i conti in tasca al presidente francese ed al suo governo: «Questa estensione, definita per finanziare la transizione energetica, costerà al minimo 55 miliardi di euro. Il conto non torna!  A che valgono i costi dei dividendi attesi dallo Stato riguardo ai costi di un incidente nucleare, la cui eventualità non può più essere esclusa secondo l’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire, che costerebbe alla Francia l’equivalente di due anni di Pil? Quel che propone il governo più che una “transizione” energetica è proprio una pericolosa ed irresponsabile regressione. La sola transizione degna di questo nome è la chiusura del nucleare, cominciando dalle centrali più vecchie, ed un sostegno massiccio al risparmio energetico ed alle energie rinnovabili».