Il caso-scuola di Coodo, edificio ad energia quasi zero (ma dai costi elevati)

Dal nomadic design la casa errante che sfiora il suolo e vive nel paesaggio

Mini architetture modulari, prefabbricate, eco-friendly, capaci di rispondere alla crescente domanda di dislocazione e cambiamento

[24 maggio 2017]

Nella società liquida di matrice baumaniana vive un individuo ubiquitario, appartenente alla nomadic generation e per il quale la transitorietà rappresenta un nuovo paradigma rispetto al quale sagomare la propria vita nei vai aspetti: lavoro, relazioni, abitazione.

Cosicché l’abitare di questo nomade metropolitano richiede soluzioni provvisorie e mobili che il nomadic design riscrive in un inedito progetto domestico incarnato da mini architetture modulari, prefabbricate, eco-friendly, capaci di rispondere alla crescente domanda di dislocazione e cambiamento.

La mobilità dell’architettura residenziale è un tema che ha appassionato progettisti da quasi un secolo e lo sradicamento dal “senso dei luoghi”  resta oggi un diffuso argomento progettuale e costruttivo col quale è chiamata a misurarsi anche l’industria (non solo quella del mattone) per fornire risposte esaustive al nuovo Ulisse contemporaneo, che sceglie di abitare i contesti secondo il nuovo paradigma della sosta, della permanenza provvisoria.

Nel panorama internazionale della sperimentazione tipologica delle architetture erranti la amburghese Co. KG in collaborazione con lo studio tedesco LTG Lofts to go GmbH propone sul mercato Coodo: una soluzione residenziale prefabbricata e modulare, creata da remoto e garantita nella qualità dei componenti dalle ferree regole del controllo proprie  manifattura tedesca.

L’idea che offre Coodo è quella di vivere e lavorare in libertà entro uno spazio trasportabile e replicabile ovunque senza rinunciare al confort tecnologico. Pertanto Coodo è ospite sulla terra e non mette radici, sfiora il suolo perché non ha fondazioni e si caratterizza sul piano semantico attraverso una rigorosa eleganza ed un design seducente che ne fanno non solo una tiny house  ma un vero e proprio oggetto di “arredo” del giardino di casa o del terrazzo sul grattacielo di New York, o della Caldera di Santorini.

Concepito e realizzato secondo il concetto del cradle to cradle, è generosa verso una visione del riciclo delle risorse impiegate e di protezione dell’ambiente durante l’intero ciclo del prodotto. Con una  resistenza termica dell’involucro superiore a 4,5 m 2 K/W  la sua ecological footprint  dal punto di vista energetico è soddisfacente e la sostenibilità ambientale del prodotto (e dei materiali utilizzati), è ampiamente certificata secondo gli attuali standards di rating internazionali. Pannelli fotovoltaici, solare termico e turbine eoliche di piccole dimensioni saranno presto disponibili su ordinazione nei nuovi modelli rendendo così di fatto Coodo assimilabile ad un “edificio ad energia quasi zero”.

La semplicità progettuale e la perizia costruttiva rappresentano i punti di forza di Coodo  che nella sezione verticale esalta il carisma del guscio perimetrale spesso 25 cm; una “cornice”  con gli angoli arrotondati, costituita da costole strutturali in acciaio e al contempo materiale isolante che cinge lateralmente e orizzontalmente uno spazio all’occorrenza passibile di ripartizione  secondo le esigenze funzionali di un single, di una coppia, di una famiglia ovvero di un ufficio. Ampie  vetrate stratificate offrono la chiusura verticale delle restanti geometrie, contribuendo da una parte a costruire il rapporto di dialogo col paesaggio circostante secondo una dialettica esterno-interno e dall’altra richiamano quel concetto barocco della “camera di luce” (e di calore, con l’effetto serra)  mediante la quale illuminare e riscaldare l’ambiente interno in maniera naturale.

L’unità modulare di base è  pari a 27 mc mentre i tagli, prevalentemente residenziali, vanno dai 15 mq ai 36 mq di superficie, sviluppati al solo piano terra e secondo una pianta rettangolare. Pezzature maggiori di 64mq o di 96mq offrono possibilità di sviluppo in verticale con i moduli sovrapposti creando così tipologie duplex arricchite di porticati, spazi esterni pergolati e collegamenti verticali interni ed esterni.

Utile come abitazione principale o anche seconda casa al mare,  in montagna o al lago, Coodo rivela la sua maturità progettuale anche come meeting room, negozio, ufficio: un esempio in quest’ultima direzione lo si può ammirare a Milano, in via Montecatini, dove l’Impresa Rusconi ha installato il suo info point commerciale inerente l’attuale attività cantieristica.

Se confrontata con il modello idealtipico di residenza unifamiliare delle nostre zone residenziali e turistiche, Coodo non rappresenta una valida alternativa da un punto di vista meramente economico.  Senza contare, inoltre, che andrà giuridicamente ricompresa nell’alveo delle nuove costruzioni e pertanto sottoposto al pagamento degli oneri di urbanizzazione, della ex Bucalossi, dei diritti amministrativi  e quindi delle spese per le nuove utenze. L’ulteriore acquisto del sito e il costo del trasporto potrebbero smorzare gli appetiti di quanti fossero ammaliati dall’idea di delegare Coodo a costruttore della libertà individuale.