Riceviamo e pubblichiamo

Dal Trentino per l’Africa: una stufa a risparmio energetico che cova le uova e ricarica i cellulari

Chiunque può costruirsela, e migliorarla: in migliaia l’hanno già fatto, in molti paesi della Rift Valley

[2 maggio 2016]

Stufa

La stufa che favorisce il risparmio energetico e cova le uova ora è anche in grado di ricaricare i cellulari. È questa la nuova “sfida” promossa dall’Istituto pace sviluppo e innovazione (Ipsia) delle Acli trentine in partenariato con Fondazione Fontana e l’associazione Tree is Life in Kenya. Ad accettare la sfida è stato l’artigiano Gianni Gecele in collaborazione con altri volontari, che ha apportato alla già famosa “stufa che cova le uova”, divenuta un successo internazionale.

Presentata a Papa Francesco in Vaticano e all’Expo di Milano, fu premiata nell’ottobre 2014 a Nairobi con il Green Innovation Award e riconosciuta dalle Nazioni Unite (agenzia Unwomens) per il contributo che dà nel migliorare le condizioni di vita delle donne (sono loro che macinano chilometri per recuperare la legna per riscaldarsi e cucinare).

La “cucina” è una tecnologia sociale aperta, free, come un software a codice aperto per un computer. Chiunque può costruirsela. E migliorarla. Ecco perché con il passaparola è arrivata anche in altri paesi della Rift Valley come Uganda, Tanzania e Malawi. Semplice nel suo funzionamento, fa risparmiare legna rispetto alla stufa tradizionale africana; riscalda l’ambiente nelle notti degli altipiani e fa da incubatrice prima alle uova e poi ai neonati pulcini. Fabbricata con “malta-in-paglia” su una semplice struttura in legno, possiede un paio di vasi di materiale refrattario, in cui viene bruciata la legna. Alla sua base ha anche uno spazio che, come nelle stufe trentine, doveva servire per asciugare la legna e che poi s’è rilevato importante incubatore dove nascono i pulcini.

In un paio d’anni migliaia di stufe sono state auto-costruite e certificate dall’organizzazione kenyota “Tree is Life” nelle comunità di Laikipia e Nyandarua, dove viene realizzato il progetto “Promuovere l’uso di cucine a risparmio energetico e di altre tecnologie domestiche e agricole eco sostenibili per la riduzione della povertà e la tutela dell’ambiente in Kenya”, un progetto sostenuto dalla Provincia autonoma di Trento e Fondazione San Zeno.

Volontario di Ipsia del Trentino e Fondazione Fontana, Gianni Gecele ha presentato i primi passi per l’innovazione della stufa – che dà la possibilità di ricaricare il cellulare – al recente Festival dell’Etnografia del Trentino realizzato al Museo degli usi e costumi di San Michele all’Adige. «Abbiamo saputo che in Malawi hanno realizzato un sistema per generare energia elettrica a partire dalla stufa, e questo mi ha dato un input per questa sfida”, afferma Gecele. Dopo mesi di studio, in collaborazione con volontari, e tentativi si è arrivati ad implementare la stufa con un prodotto venduto in internet completo di uscita Usb, già usato in Africa, che produce un’energia utile a ricaricare il cellulare. Applicandolo alla stufa e accendendo il fuoco per cucinare è possibile ricaricare gli apparecchi elettronici tramite un uscita Usba 5 volt».

«Fatto il primo passo, ci aspetta ancora un lungo cammino di collaborazione, ricerca, di semplificazione. Si è voluto cogliere l’occasione di questo evento per lanciare il messaggio che è possibile soddisfare questo bisogno utilizzando tecnologie e prodotti noti. Personalmente non sono ancora soddisfatto e per me la sfida non è ancora vinta. Ci stiamo ancora lavorando. Quello che ci piacerebbe è arrivare allo stesso risultato ma realizzando un sistema in grado di generare energia elettrica dalla stufa alla portata di tutti. Che possa essere auto-costruito a basso costo e sfruttando materiali e risorse presenti in loco», continua Gecele.

In Africa c’è un miliardo di persone. Negli altipiani della Rift Valley è freddo di notte e caldo di giorno. Se guardiamo il continente dall’alto – dall’aereo o con Google Earth – possiamo constatare quanto l’energia elettrica sia presente solo attorno alle città principali e in genere “c’è campo” per i cellulari solo in prossimità delle strade asfaltate grazie ai ripetitori ivi installati.

«Eppure sia il contadino africano che il pastore hanno un cellulare di proprietà per rimanere in contatto con i propri cari o per i propri business. Il suo problema è ricaricare il telefonino ogni volta che raggiunge un centro urbano o un pannello solare comunitario. A volte si parla di decine di chilometri se non centinaia prima d’incontrare un punto luce. Se questa innovazione riuscirà a ridurre ancora i suoi costi d’installazione, come accaduto con l’invenzione, frutto della collaborazione tra Trento e Nyahururu, della prima incubatrice a legna con la stufa che cova le uova, potremmo migliorare non poco la qualità della vita di molti che abitano in zone rurali. Utilizzando semplicemente il fuoco; l’energia che è presente in tutte le case o baracche africane», ribadisce il presidente di Ipsia del Trentino, Fabio Pipinato.

Accanto e in integrazione, il progetto prevede l’organizzazione di momenti di formazione (corsi residenziali o giornalieri, visite sul campo, ecc.) e informazione (competizioni scolastiche, trasmissioni radio, openday, ecc.) rivolte ai gruppi comunitari, alle scuole e alla comunità in generale dell’area target per sensibilizzare sul tema della tutela ambientale, del cambiamento climatico e delle tecnologiche per ridurre la povertà tutelando l’ambiente e le risorse naturali circostanti in una strategia di sviluppo sostenibile integrato per le regione di Laikipia e Nyandarua.

Chi fosse interessato a supportare il progetto può fare una donazione a Ipsia del Trentino: IBAN IT29 G083 0401 8070 0000 7335 132

da Ipsia del Trentino