L’esempio (in vita dal 2009) della Comunità del cibo a energie rinnovabili

Dalla Toscana l’idea di un’etichetta nazionale per il cibo di qualità, 100% rinnovabile

Legambiente: «Progetto che punta a creare una rete territoriale di produttori che hanno fatto della sostenibilità il caposaldo del loro lavoro»

[12 marzo 2018]

Il Treno verde di Legambiente ha lasciato Grosseto, l’unica sua tappa toscana, con la consapevolezza che «il Distretto agroalimentare della Toscana Sud – con il coordinamento della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno e la collaborazione fattiva della Regione Toscana e degli enti locali, come spiega il responsabile Nazionale Agricoltura di Legambiente Angelo Gentili – abbia tutte le carte in regola per divenire un vero e proprio laboratorio di sperimentazione che coniughi innovazione e ricerca all’interno di un modello di sostenibilità dal punto di vista agricolo che tuteli il territorio e garantisca le filiere alimentari tradizionali».

Oggi infatti l’agricoltura richiama immagini bucoliche, ma non è certo – come ogni pratica umana – un’attività a impatto zero. Come ricorda Legambiente citando dati Cnr, a causa dei cambiamenti climatici il 2017 è stato per l’Italia l’anno con meno pioggia degli ultimi 200 anni. Questo ha provocato danni economico e ambientali ingenti per il comparto agricolo, e anche la Maremma non ne è stata esente, anzi. Ma l’agricoltura – argomentano dal Cigno verde – non è solo una vittima di tali cambiamenti, ne è anche fautrice attraverso l’utilizzo di pratiche scorrette, e ad essa sono riconducibili un quarto delle emissioni clima alteranti. È per questo motivo che l’agricoltura deve dare un contributo fondamentale nella tutela degli ecosistemi e nel contrasto ai cambiamenti climatici e alle gravi emergenze ambientali, trovando al contempo una nuova via per lo sviluppo (sostenibile), con l’agricoltura e i contadini (veri e propri presidi territoriali) a rappresentare preziosi alleati per rispondere con efficacia e determinazione alle attuali sfide ambientali.

«Occorre avviare un percorso che abbia come asse principale la sostenibilità, rispecchi le esigenze dei territori e nello stesso tempo utilizzi al meglio gli strumenti tecnologici e innovativi a disposizione. Per questo abbiamo deciso – conclude Gentili – di creare un’etichetta nazionale che certifichi il cibo di qualità, realizzato con energia autoprodotta 100% rinnovabile. Il progetto, presentato sul Treno Verde a Grosseto, punta a creare una rete territoriale di produttori che hanno fatto della sostenibilità il caposaldo del loro lavoro».

Un approccio che trova illustri compagni di viaggio proprio in Toscana, dove dal 2009 vive – grazie a un’intesa promossa da Slow Food Toscana, Fondazione Slow Food per la Biodiversità e Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (CoSviG) – la Comunità del cibo a energie rinnovabili, nata alla firma dello statuto dell’Associazione “Agricoltori Custodi della Comunità del Cibo a Energie Rinnovabili della Toscana” con 5 pionieristiche aziende (oggi quadruplicate) che avevano fatto della sostenibilità ambientale delle loro produzioni una priorità irrinunciabile:  fanno parte di questa Comunità produttori con sede in Toscana che utilizzano materie prime provenienti esclusivamente dal territorio regionale, impiegando – all’interno del proprio processo produttivo – almeno il 50% tra energia termica ed elettrica proveniente da fonte rinnovabile.

Fonti che in Toscana non mancano di certo: come ha ricordato Legambiente proprio in occasione della tappa grossetana del Treno verde, nel 100% dei Comuni toscani è installato almeno un impianto alimentato da rinnovabili. La presenza più capillare è quella del fotovoltaico, che rappresenta il 98,8% degli impianti e il 35,6% della potenza installata in Toscana, e quella più significativa in termini di energia prodotta viene dalla geotermia: è infatti dal calore della Terra che, nonostante una potenza installata inferiore a quella alimentata dal fotovoltaico, si produce il 70% dell’energia pulita toscana.