Dalla Ue nuovi metodo di calcolo per il peso di Aee e Raee

Nel frattempo in Italia si incentiva l’acquisto di nuovi elettrodomestici, ma non il loro riciclo: un cortocircuito

[19 aprile 2017]

Con regolamento di esecuzione pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea di oggi, l’Ue istituisce due metodologie comuni per calcolare il peso delle Aee (apparecchiature elettriche ed elettroniche) e dei Raee (rifiuti da Aee) prodotti in uno Stato membro.

Il regolamento individua una metodologia comune per il calcolo del peso delle Aee immesse sul mercato di uno Stato membro e una metodologia comune per il calcolo della quantità totale in peso dei Raee prodotti in uno Stato membro, che gli Stati utilizzano per calcolare i tassi di raccolta di tali rifiuti. A tal fine, prevede anche la messa a disposizione di uno strumento specifico per ogni Stato per il calcolo dei Raee, messo a punto e reso disponibile dalla Commissione Ue.

I dati dovrebbero essere ottenuti a partire dalla base dati di Eurostat (Eurobase) all’interno della quale, in particolare, la produzione interna di Aee è registrata sulla base dei codici del sistema PRODuzione COMunitaria (ossia i codici Prodcom). Questi codici sono anche connessi ai codici sulle statistiche del commercio (codici della nomenclatura combinata). Le statistiche sugli scambi di merci misurano il volume di beni scambiati tra gli Stati membri (commercio intra-UE) e di beni scambiati tra gli Stati membri e i paesi terzi (commercio extra-UE).

Dunque, dettando parametri e definizioni comuni, l’Ue cerca di garantire condizioni uniformi per tali calcoli conformemente alla direttiva del 2012. La direttiva, infatti, stabilisce misure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, riducendo gli impatti negativi dell’uso delle risorse e migliorandone l’efficacia.

Prevede, fra l’altro, i tassi minimi di raccolta Raee. Dal 2016 il tasso previsto è pari al 45% calcolato sulla base del peso totale di Raee raccolti in un dato anno dallo Stato membro interessato ed espresso come percentuale del peso medio delle Aee immesse sul mercato in detto Stato membro nei tre anni precedenti. Gli Stati membri provvedono a che il volume di Raee raccolti aumenti gradualmente nel periodo dal 2016 al 2019, fino al raggiungimento del tasso del 65% o, in alternativa, all’85 % del peso dei Raee prodotti nel territorio di tale Stato membro.

Naturalmente gli Stati membri possono stabilire tassi di raccolta più ambiziosi per la raccolta separata di Raee e ne danno in tal caso comunicazione alla Commissione.

Con la continua espansione del mercato e l’accorciarsi dei cicli di innovazione, le apparecchiature – il cui acquisto è tra l’altro incentivato, in Italia, come confermato anche nell’ultima legge di Stabilità – vengono sostituite sempre più rapidamente contribuendo ad accrescere sempre di più il flusso dei rifiuti (il cui riciclo invece non è incentivato, sempre in Italia). Inoltre la presenza di componenti pericolose nelle Aee solleva seri problemi nella fase di gestione dei rifiuti nonostante gli interventi mirati dell’Ue volti a ridurre la presenza di sostanze pericolose contenute nelle nuove Aee, (mercurio, cadmio, piombo, cromo esavalente, difenili policlorurati (Pcb) e sostanze che riducono lo strato di ozono), perché tali sostanze rimangono presenti nei Raee ancora per molti anni.

A ciò si aggiunge il fatto che i Raee non sono sufficientemente riciclati, con la conseguente perdita di risorse preziose.

Per questo il legislatore Ue cerca di favorire una produzione e un consumo “sostenibile” tramite prevenzione della produzione di Raee, il loro riutilizzo, il riciclaggio e altre forme di recupero, ma finché le risorse economiche andranno a senso unico – incentivando l’acquisto di nuovi prodotti, anche se energeticamente più efficienti, ma senza incentivarne anche il riciclo – le relative normative rimarranno parte di una strategia monca.

di Eleonora Santucci e Luca Aterini