Pubblicato il rapporto Heal, Can, Wwf e Sandbag

«Dalle centrali a carbone Ue 62,3 miliardi di euro in costi sanitari e oltre 22.900 morti»

Oms: «Ridurre il nostro utilizzo di combustibili fossili ci offre un'opportunità unica»

[7 luglio 2016]

centrali carbone ue salute 3

Per la prima volta il rapportoLa nuvola scura sull’Europa: come i paesi a carbone fanno ammalare i loro vicini” analizza come le pericolose polveri prodotte da tutte le centrali elettriche a carbone Ue per i quali i dati sono disponibili (257 su 280) viaggino attraverso i confini nazionali degli stati europei, con tutto ciò che ne consegue: secondo il quadro tracciato da Health and environment alliance (Heal), Climate action network europe (Can), WwF e Sandbag l’impatto sanitario di questi impianti è stimato in decine di migliaia di casi di malattie – che vanno da patologie cardiache a bronchiti -, costi sanitari fino a 62,3 miliardi di euro e in più di 22.900 morti premature.

Un dato non lontano da quei 26mila decessi causati ogni anno dagli incidenti stradali (senza contare l’inquinamento, i relativi costi sanitari e gli impatti ambientali provocati dai mezzi a motore in Europa). Ma se risulta impensabile bloccare oggi su tutte le strade il traffico veicolare – come alcuni paradossi del “principio di precauzione” potrebbero suggerire – molto diversa è la situazione per le centrali a carbone. Soprattutto in Paesi come l’Italia, dove «esiste ancora una decina di impianti a carbone attivi che forniscono circa il 13% del fabbisogno elettrico nazionale ma che pesano per quasi il 40% sulle emissioni di CO2». Più di un anno fa il premier Renzi aveva dichiarato che «oggi il nostro nemico è il carbone», ma da allora in Italia la situazione non è cambiata: né per la salute, né per il clima.

Al proposito, il report delle associazioni ambientaliste mostra «quanto pesino proprio le emissioni di CO2 degli impianti a carbone in Europa e stila la lista dei peggiori 30m nella quale figurano due impianti italiani che si collocano rispettivamente all’ottavo e al dodicesimo posto. Si tratta rispettivamente della centrale Federico II di Brindisi (in Puglia) e della centrale di Torrevaldaliga Nord (nel Lazio)».

«Il rapporto dimostra che un completo abbandono del carbone è una questione europea che riguarda tutti, e come tale dovrebbe essere uno degli obiettivi d’azione dell’Ue – ha commentato la responsabile Clima ed energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla – Gli effetti devastanti del carbone sul clima e sulla salute di tutti gli europei dimostrano che tutti i paesi della Ue hanno l’interesse comune a lavorare insieme per venirne fuori il più presto possibile. Le analisi dimostrano che l’inquinamento derivante dalle centrali a carbone non riguarda solo gli abitanti delle zone limitrofe, quindi deve diventare anche priorità nazionale, non solo locale».

Secondo le stime contenute nel rapporto,  i cinque paesi dell’Ue le cui centrali a carbone arrecano il maggior danno all’estero sono «la Polonia (responsabile di 4.690 morti premature all’estero), la Germania (2.490), la Romania (1.660), la Bulgaria (1.390) e il Regno Unito (1.350)». Stilata anche la lista dei cinque paesi Ue che più di tutti soffrono gli effetti dell’inquinamento prodotto dalle centrali a carbone nei paesi limitrofi, in aggiunta a quelli dei propri impianti: sono «la Germania (3.630 morti premature in tutto), l’Italia (1.610), la Francia (1.380), la Grecia (1.050) e l’Ungheria (700)».

Che fare, dunque? Secondo Roberto Bertollini, rappresentante presso l’Unione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  l’inquinamento atmosferico «è responsabile di milioni di morti in tutto il mondo. Le temperature più elevate derivanti dal cambiamento climatico contribuiscono a esacerbare il problema. La buona notizia è che ridurre il nostro utilizzo di combustibili fossili – comprese le emissioni nocive da carbone – ci offre un’opportunità unica per migliorare la qualità dell’aria e mitigare il cambiamento climatico, in quella che rappresenta il più grande pericolo per la salute pubblica di questo secolo».