Preoccupano gli sversamenti di idrocarburi dalla raffineria Eni, Arpat monitora

I danni da alluvione a Livorno superano già gli investimenti realizzati per la prevenzione

La stima per quanto riguarda il solo patrimonio comunale arriva già a 3,78 milioni di euro

[13 settembre 2017]

Guardando al solo patrimonio comunale di Livorno, le primissime stime suggeriscono che – tra strade, ponti, scuole, giardini, fognature, semafori e impianti danneggiati – l’alluvione abbia portato in città danni per 3,78 milioni di euro. Il dato è stato annunciato nella serata di ieri dal sindaco Filippo Nogarin, per poi essere inviato alla Regione Toscana e infine posto all’esame del Consiglio dei ministri. Inutile sottolineare che si tratta di numeri al ribasso e a dir poco parziali: il calcolo si riferisce al momento al patrimonio comunale, escludendo così gli innumerevoli danni subiti dai privati cittadini e dalle imprese attive sul territorio, che nell’arco di poche ore hanno visto le proprie case e i propri beni affondare in una marea di fango. Senza darsi per vinti.

«I livornesi sono straordinari, così come straordinario è il loro spirito di reazione, a partire dalla gioventù, che rappresenta l’ossatura portante di questo impegno, che mi appare commovente – dichiara il presidente della Regione, Enrico Rossi – Dobbiamo continuare l’opera di mitigazione dei rischi. Perché la lezione che dobbiamo trarre da ciò che è accaduto qui nell’area livornese è che nessun intervento è purtroppo in grado di metterci completamente al riparo dai danni. E noi dobbiamo riflettere molto di più sugli interventi da fare, ad esempio, per evitare le morti. Dobbiamo investire su questo, e noi lo stiamo facendo, ma purtroppo non è mai abbastanza».

Si tratta di scelte che – non contando l’inestimabile perdita di vite umane – si pagano caro, come mostrano i dati diffusi ieri dalla Regione in merito alle opere programmate per la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico a Livorno e nel livornese: scomputando gli interventi conclusi sul territorio dei vicini comuni di Collesalvetti, Cascina e Pontedera (per 3,45 milioni di euro complessivi), per quelli più propriamente realizzati a Livorno (sull’Ugione e Rio Ardenza, più la manutenzione ordinaria) sono stati investiti 3,35 milioni di euro. Meno dei danni stimati per il solo patrimonio comunale, appunto.

E all’insufficienza dei fondi si affianca l’incapacità di spendere quelli già stanziati; per le superare complessità burocratiche e contenziosi che sono all’origine dei ritardi il presidente Rossi ha chiesto «poteri straordinari», citando ad esempio la burocrazia che ha bloccato i cantieri per la cassa di espansione del torrente Ugione e il consolidamento degli argini, opere finanziate con 4 milioni di euro di fondi statali.

Fondi che, forse, se ben spesi avrebbero potuto evitare o ridurre non solo i danni diretti portati dall’esondazione, ma anche il drammatico inquinamento ambientale dovuto all’allagamento della raffineria Eni di Stagno (nella foto), che sorge vicina all’Ugione. Lunedì la Capitaneria, in collaborazione con l’Autorità portuale, ha attivato le squadre di bonifica della Labromare che ha provveduto a posizionare delle panne assorbenti per limitare gli sversamenti di reflui industriali, che hanno ormai raggiunto il mare.

Ieri l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) è entrata nel perimetro della raffineria per effettuare un’ispezione degli impianti, ormai fermi da giorni a causa del nubifragio, constatando lo sversamento nelle acque superficiali di acque contaminate da idrocarburi.  La direzione dello stabilimento Eni ha dichiarato che non vi erano sorgenti attive di contaminazione (sversamenti da serbatoi e tubazioni), ma che le acque contaminate da idrocarburi fuoriuscite dalla raffineria provenivano dalla rete delle acque fognarie dello stabilimento portate in superficie dalle abbondanti precipitazioni: entro oggi la Prefettura si attende un piano di dettaglio delle azioni necessarie per la gestione delle acque contaminate, la  quantificazione dei volumi in gioco, della capacità di aspirazione e stoccaggio, dei tempi di trattamento e di attuazione degli interventi, fino al ripristino della funzionalità degli impianti.

«Mi risulta che la situazione dell’impianto Eni di Stagno sia ben monitorata da Arpat, alla quale ho chiesto di garantire un livello di controlli intenso e costante, insieme al massimo di informazione verso la cittadinanza – sottolinea il presidente Rossi –  Tre sono i punti da tenere sotto controllo: serve che Eni presenti un piano di gestione del rischio corredato da precisi tempi di attuazione. Occorre avere i risultati del monitoraggio atmosferico che è in corso così da informare i cittadini che sono giustamente preoccupati. Serve infine intervenire in tempi rapidi con i pompaggi, per evitare lo sversamento in mare degli idrocarburi che le acque hanno fatto emergere, posto che le barriere posizionate, hanno fin qui evitato sversamenti più consistenti».

L. A.